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Come bucare il muro di gomma
di Carlo Alberto Tregua

La burocrazia nasconde gli inghippi

Tags: Burocrazia, Trasparenza



Vi è una serie di leggi sulla Trasparenza a partire dalla n. 15/1968 (Autocertificazione), la n. 241/1990 e via via fino ai nostri giorni, con la Legge 133/2008, Legge 69/2009, D.lgs. 150/2009, Legge 134/2012, Legge 190/2012, Legge 221/2012.
La Trasparenza, insieme alla Competitività, sono due elementi essenziali che aiutano la democrazia a crescere e a diffondersi. Infatti, quando il sistema pubblico è opaco, chiuso in sé stesso, quando le banche non danno informazioni e spesso non consentono a Bankitalia di penetrare nelle loro stanze, i cittadini sono sommersi da gravami di cui non capiscono la ragione.
Il buco di oltre 800 milioni per derivati del Monte dei Paschi di Siena è una conseguenza dei segreti custoditi gelosamente da una dirigenza disonesta e dedita al malaffare. Naturalmente non bisogna fare di tutta l’erba un fascio perché vi sono dirigenti onesti e capaci.
È piuttosto la classe politica, che dà l’indirizzo alla burocrazia, a non essere capace di riformarsi in modo da essere essa stessa fonte di Trasparenza, come esempio, e obbligare la burocrazia ad esserlo altrettanto e anche di più.

La Trasparenza può essere una parola vuota oppure densa di contenuti. Si può riassumere in un concetto: mettere online tutto quanto la riguardi, ivi compresi stipendi, indennità, premi, situazioni patrimoniali e via elencando e, d’altro canto, inserire tutte le pratiche, cioè i procedimenti amministrativi, nel sistema online, in modo che i rapporti fra cittadini e uffici pubblici siano tracciati, controllabili.
Da questo ne discende una riduzione della corruzione, un controllo sull’efficienza dei procedimenti e la determinazione della responsabilità dei dirigenti, che sono obbligati a renderli rapidi, in modo da servire al meglio i cittadini che pagano loro gli stipendi.
Alla Trasparenza si collega il concetto di servizio pubblico. Cioè dell’interesse generale. Ma molti dei dirigenti statali, regionali e comunali, dimenticano questo principio generale, ritengono di operare nei loro uffici come fosse Cosa loro, attuando una sorta di mafiosità o prepotenza, che consiste proprio nel non essere aperti e disponibili alla richiesta d’informazioni.
 
I quotidiani hanno la funzione di riportare ai propri lettori e all’opinione pubblica le informazioni riguardanti gli atti delle burocrazie. Per questa ragione chiedono le informazioni necessarie, per chiarire fatti e comportamenti. Ma ancora oggi, a distanza di 23 anni dalla prima legge sulla Trasparenza, il muro di gomma dei burocrati è spesso.
Come fare a bucarlo? I giornalisti dalla schiena dritta, quelli senza padroni, hanno armi formidabili: la correttezza, l’onestà intellettuale, la professionalità e il servizio istituzionale che hanno il dovere di adempiere nei confronti dei cittadini. Con queste armi possono affrontare qualunque burocrate, chiedergli qualunque informazione e qualunque dato ed esigerne risposte scritte, veritiere, complete ed esaurienti.
Quando il burocrate si rifiuta di dare le informazioni richieste, nascondendosi dietro scuse risibili o dilatando irragionevolmente il tempo della risposta, bisogna dirgli a muso duro che egli nasconde la verità per un suo tornaconto personale o per proteggere altri, per tutelare privilegi o, in qualche caso, per evitare che la corruzione venga a galla.

I giornalisti con la schiena dritta, senza padroni, devono riportare nelle loro inchieste i comportamenti omissivi e poco commendevoli di tali dirigenti, intellettualmente disonesti, e, con continuità, ritornare sulle questioni non chiarite fino a quando gli stessi dirigenti non si rendano conto che il loro comportamento, senza giustificazioni, non ha alcuna speranza di sopravvivere.
Vi sono altri metodi ancora più forti e cioè: trasmettere alle Procure della Repubblica e alle Procure della Corte dei Conti i fascicoli con tutte le inchieste che elenchino puntualmente le omissioni e i comportamenti inadeguati dei dirigenti e continuare a batter su questo tasto finché la verità non emerga.
Ci può volere tempo, ma i giornalisti con la schiena dritta e senza padroni non possono demordere da questo preciso dovere. Se lo facessero verrebbero meno ai principi deontologici che devono informare totalmente la loro attività, cioè la nostra.

Articolo pubblicato il 13 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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