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Evasione fiscale, ce n’è per tutti i gusti. L’Italia si conferma Paese dei furbetti
di Redazione

Bilancio 2012 del Comando tutela finanza pubblica della GdF: in Sicilia ben 784 gli evasori totali. Un’nsegnante sicilina riscuoteva la pensione della madre morta nel lontano 1999

Tags: Fisco, Evasione, Guardia Di Finanza



PALERMO - Ci sono gli evasori fiscali incalliti e quelli che prendono la pensione della madre morta; ci sono le imprese e i lavoratori autonomi che incassano i contributi statali ed europei senza averne diritto e i medici specializzati che, pur usufruendo di una borsa di studio, svolgono attività professionale; ci sono i dipendenti pubblici con un secondo lavoro non dichiarato e le società immobiliari che non pagano le tasse sui beni venduti. In tema di evasione, in Italia, ce n’è davvero per tutti i gusti: il bilancio del 2012 del Comando tutela finanza pubblica della Guardia di Finanza ribadisce, ancora una volta, come l’Italia resti il paese dei furbetti, dove truffare lo Stato è l’attività principale di migliaia di cittadini.

I dati relativi all’attività dei tre nuclei che compongono il comando - il Nucleo entrate, il Nucleo spesa pubblica e repressione frodi comunitarie e il Nucleo pubblica amministrazione - sono infatti impietosi e non risparmiano nessun settore della società, dalla pubblica amministrazione all’imprenditoria dal popolo delle partite Iva fino alle aziende che commerciano via web.
La Sicilia non è da meno e, stando ai numeri (da capogiro) diffusi dal Comando regionale della GdF, nel 2012 nella nostra Isola sono stati individuati ben 784 evasori totali mentre ammontano ad 1,4 miliardi le entrate indebitamente sottratte allo Stato.

“Proseguiremo anche nel 2013 per migliorare l’efficacia e l’efficienza” dell’azione di contrasto, dice non a caso la Guardia di Finanza, “concentrando le risorse a tutela dell’economia legale e del corretto funzionamento delle regole di mercato, puntando al recupero delle risorse sottratte ai bilanci dello Stato, dell’Ue, delle Regioni e degli Enti Locali, per garantire il corretto impiego a beneficio della collettività ed a sostegno delle politiche di rilancio e sviluppo economico-sociale del paese”. “L’italiano - ammette il generale Riccardo Piccinni, alla guida del Comando tutela finanza pubblica - appena può cerca di evadere. È un costume sociale che dobbiamo combattere. Il nostro obiettivo è il contrasto alla macro evasione, ma anche quella micro non va trascurata perché vanno tutelati i contribuenti onesti e l’economia sana del paese”.

Poi ci sono i dati relativi alle frodi al bilancio, per un totale di 152 milioni truffati allo Stato e all’Ue scoperti nell’ambito di 4.642 controlli. La Finanza ha denunciato complessivamente 2.431 persone tra imprenditori e lavoratori autonomi, che hanno ottenuto contributi per 114 milioni senza averne il diritto o presentando documentazione falsa e oltre 1.500 ‘ladri di welfare’, tra cui 115 cittadini che riscuotevano la pensione di parenti morti, costati allo stato 24 milioni: c’è l’insegnante siciliana che prendeva la pensione della madre morta nel 1999 e il cittadino della provincia di Avellino che l’incassava dal 1986; c’è la moglie di un professionista in provincia di Roma e un vigile urbano in Emilia Romagna che ha truffato lo Stato dal 2007. Quasi 500 medici specializzandi invece, pur avendo una borsa di studio dello Stato per 14 milioni, esercitavano attività professionale.

Dai furbetti non è affatto esente la pubblica amministrazione: 11.713 tra collaboratori e consulenti hanno ottenuto incarichi da 16 enti pubblici nazionali e territoriali in maniera irregolare, mentre quasi 900 dipendenti pubblici avevano un secondo lavoro senza l’autorizzazione della pubblica amministrazione per la quale lavorano: hanno ottenuto compensi, ovviamente esentasse, per 6 milioni.

Articolo pubblicato il 14 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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