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The Hub, la porta delle startup nel mondo
di Antonio Leo

Uno spazio di co-working, presente a Siracusa e a Catania, dove le idee vengono condivise e si trasformano in imprese. Si tratta di un network internazionale, presente anche nell’Isola grazie all’opera degli “innovatori siciliani”

Tags: Startup, The Hub



CATANIA – Una volta entrati al Centro culturale Zo per intervistare i ragazzi di “The Hub Sicilia”, in occasione della loro iniziativa “Fucina Idee”, chiedere di parlare con qualcuno sembrava quasi maleducato. Tantissimi giovani e startupper erano intenti a realizzare in un tempo prestabilito il progetto da proporre al network internazionale. Ognuno portava con sé un’idea e questa si arricchiva attraverso lo scambio con altre persone, le quali magari fino ad allora non si erano mai viste. Quattro erano le macro aree al lavoro: “Industria culturale”, “Arti visive e comunicative”, “Patrimonio” e “Industrie creative”. Ogni settore era oggetto di un brain storming, dove competenze diversissime potevano apportare un contributo alle altre proposte. Al “gong”, ciascuno si alzava e rimescolava le proprie idee con tutti gli astanti. Da un laboratorio di cucina per bambini fino alla fattoria didattica, una girandola di possibili startup innovative, ma con un occhio al sociale, veniva pian piano svelata. Tenendo sempre presente i bisogni. Qualcuno per realizzare il suo progetto chiedeva un commercialista, altri un programmatore, altri ancora un esperto in lingue. Uno spirito di condivisione, il bisogno di fare “massa critica”: sono questi gli ingradienti che contraddistinguono “The Hub”.
 
Ma che cos’è quest’ultimo? È uno spazio di co-working, con sede principale a Siracusa, per tutti gli innovatori sociali siciliani. L’obiettivo è sostenere le imprese sostenibili, professionisti e associazioni che puntano all’impatto sociale ed ambientale, oltre che alla sostenibilità economica della loro impresa. Rosario Sapienza, uno dei fondatori dell’associazione, ci ha spiegato meglio le loro attività e aspirazioni. “Noi ci poniamo in una logica di coordinamento e sviluppo di centri di impresa e sociale e di innovazione nel mediterraneo – ha spiegato Rosario -. La mia competenza, come quella di tanti altri membri di questo team, è vocata all’internazionalizzazione”. Intanto si preparano a rilanciare il Centro culturale Zo, del quale hanno ottenuto la gestione durante la fascia oraria 8,30-18,30.

Perché avete deciso di costituire The Hub Sicilia?
“La stragrande maggioranza di noi è un pentito della diaspora: tutti i membri hanno esperienze all’estero, ma per vari casi della vita abbiamo sentito il richiamo della Sicilia. Non so se è la crisi che ci ha riportato qui: guardando i nostri curriculum si vede che non siamo scappati da un futuro di disoccupazione. Eravamo tutti abbastanza ben piazzati, ma ci sembrava giusto spendere le nostre competenze qui”.

Voi fate parte di un network internazionale, giusto?
“Il modello Hub è nato nel 2005 a Londra. Al momento ce ne sono 40 in tutto il mondo. Si tratta di un modello molto semplice che mette insieme spazi, persone ed idee in un contesto che nasce dall’esigenza di ‘risparmiare sulla bolletta’ e che inventa il co-working, cioè il lavoro collettivo all’interno di luoghi ben organizzati.  Lo spazio viene organizzato per stimolare l’interazione e l’ispirazione. Al centro della community c’è la figura dell’host, il quale facilita il lavoro di gruppo senza parlare, ascoltando, e connettendo le differenze. La nostra comunità è molto eterogenea, fatta di professionisti che hanno in comune soltanto una cosa: il bisogno di fare in modo che il loro business abbia un impatto positivo sull’ecosistema. I nostri valori si basano essenzialmente su due principi, la sostenibilità ambientale e l’inclusione sociale”.

Ma quindi cosa fa The Hub? Si tratta di un servizio di consulenza per chi vuole fare impresa?
“L’Hub è un cocktail di incubatore d’impresa, club all’inglese (cioè uno spazio familiare nel quale mi trovo a mio agio) e centro sociale, in cui ciascuno collabora alla creazione dello spazio comune. Si tratta di una concezione nuova di centro d’aggregazione, in quanto serve per fare impresa. La consulenza è un pretesto per unire persone che siano in grado di apprendere in un approccio maieutico, dove ognuno riconosce nell’altro quel valore che lui stesso da un lato valorizza per se e dall’altro scambia con altri. In una logica di condivisione, il bilancio di competenze che entrano in un Hub è pari a zero, perché le competenze si fondono l’una con l’altra per produrre qualcosa di nuovo, rispetto alla quale il nostro imput è sempre minore”.

Avete già idee incubate che state “accompagnando” verso la trasformazione in impresa?
“Ne abbiamo tante, tra queste in stato molto avanzato c’è la startup ‘Iti’ (Itinerari turismo industriale): un progetto di riconversione del petrolchimico attraverso il turismo industriale.  Ancora, cito un progetto che viene dalla nostra community e cioè ‘Riscatti’, un gruppo che utilizza materiale di scarto per realizzare arredi, con i quali abbiamo abbellito i nostri laboratori a Siracusa. La cosa interessante, e che ci contraddistingue rispetto agli altri incubatori, è la connessione con il nostro network internazionale, dal quale ci arrivano continuamente nuovi imput”.

Essere “antenna” di the Hub in Sicilia vi da la possibilità di accedere a canali di finanziamento agevolati?
“Assolutamente sì. Va anzitutto detto che abbiamo una massa critica che ci rende papabili per le Università, per esempio con il VII programma quadro europeo per la ricerca e l’impresa sociale. Siamo dei laboratori viventi con oltre 6 mila membri che lavorano costantemente su questi temi. In secondo luogo, siamo un Ente che può entrare in partenariato con il pubblico o il privato. Un esempio su tutti è quello del Progetto jeremie, uno strumento che mette a disposizione 13 milioni di euro (capofila è Banca etica) per l’impresa sociale. Noi siamo partner e forniremo uno sportello territoriale. Chi vuole creare un’impresa sociale viene da noi e gli offriamo consulenza a fronte di una membership. Quest’ultima comprende tutta l’assistenza tecnica necessaria per portare questa domanda a finanziamento”.

Quindi il vostro modello di business si basa sulla membership?
“Si. In un mese e mezzo abbiamo già raccolto una quindicina di adesioni. Il nostro guadagno dipende ovviamente dal tipo di membership: offriamo sia la possibilità di usufruire degli spazi comuni per un certo numero di ore, ma si può anche scegliere di avere le chiavi dei nostri locali pagando un mensile”.

Articolo pubblicato il 15 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Gli “Hubbers” siciliani (aleo)
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