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Canone Rai, Agenzia delle Entrate ignora le disdette: ecco cosa fare
di Michele Giuliano

Non sempre si riesce a disdire l’abbonamento nonostante per legge sia assolutamente lecito farlo. Ora la tv di Stato minaccia i contribuenti: verranno inviate le cartelle esattoriali

Tags: Rai, Canone, Agenzia Delle Entrate



PALERMO - L’Agenzia delle Entrate ignora le disdette di cessazione dell’abbonamento alla tv pubblica. E’ quanto denuncia l’Aduc che sta ricevendo numerose segnalazioni da parte di contribuenti oggetto di minacce di riscossione coattiva dell’imposta/canone Rai nonostante abbiano regolarmente fatto denuncia di cessazione dello stesso.

L’associazione ricorda che la legge garantisce il diritto del contribuente a disdire l’abbonamento Rai nel caso in cui ci si disfaccia dei propri apparecchi tv o se ne chieda il suggellamento. A questo fine, basta comunicare con una semplice raccomandata con ricevuta di ritorno, all’Agenzia delle Entrate, sportello abbonamenti tv di Torino, di voler cessare l’abbonamento indicando che fine ha fatto il televisore. Una volta inviata tale comunicazione, il canone non è più dovuto a partire dal periodo d’imposta successivo.
 
“Ebbene, nonostante tale comunicazione, - sottolinea in una nota l’Aduc - l’Agenzia delle Entrate continua a inviare richieste di pagamento e a preannunciare la riscossione coattiva attraverso l’emissione di una cartella esattoriale”. Ma a questo punto cosa si deve fare? L’utente che si è visto negare la disdetta deve seguire un ben preciso percorso: il primo passo è quello di inviare la lettera raccomandata, sempre con ricevuta di ritorno, di diffida allo sportello abbonamenti tv dell’Agenzia delle Entrate di Torino, spiegando di aver seguito alla lettera la normativa in merito alla cessazione dell’abbonamento e intimando l’invio di quietanza liberatoria.
 
A tal proposito si dovrà allegare copia della raccomandata inviata a suo tempo. In secondo luogo si dovrà anche inviare la stessa diffida per conoscenza al Garante del contribuente della propria Regione, chiedendo un suo intervento. Infine il consumatore potrà inoltrare anche un esposto alla Procura della Repubblica di Torino, descrivendo l’accaduto e allegando la documentazione in possesso. Insomma, una cosa è certa: nuovo anno ma problemi vecchi in tema di canone Rai.
 
L’abbonamento alla televisione rappresenta una delle poche certezze del consumatore che, a dirla tutta, ne farebbe volentieri a meno. Il tempo ha trasformato il canone nella tassa più odiata dai contribuenti, che stentano a capirne il senso, soprattutto in virtù di una qualità complessiva sempre più livellata verso il basso.

Secondo una stima delle organizzazioni di categoria ammonta al 25 per cento la quota di famiglie italiane che ogni anno decidono di non provvedere al versamento del canone. Ma gli apparati della Tv di stato hanno deciso, oggi, di intervenire come mai era stato fatto in passato mettendo a punto nuovi strumenti di controllo, più sofisticati, utili a combattere l’evasione sul canone. Si parla già di una possibile registrazione dei nuovi clienti che acquistano apparecchi televisivi e l’accesso all’archivio dei clienti Sky. Ma proprio su questa ultima ipotesi, restano ancora alcuni nodi da sciogliere: la Tv di Murdoch non ha infatti ancora autorizzato il controllo incrociato riservandosi la possibilità di non divulgare i dati.
 


Canone, un’imposta sul possesso del televisore
 
Il canone è da considerarsi un’imposta sul possesso del televisore e non sul suo utilizzo. Tanto per essere chiari, se il consumatore ha un televisore in casa ma non guarda comunque i canali Rai, e anzi si utilizza solo il decoder satellitare o del digitale terrestre, il canone va comunque pagato perché colpisce l’oggetto e non il suo uso. Specificato questo dettaglio non secondario, passiamo al costo che, per il 2013, si attesta a 113,50 euro, ovvero 1,5 euro in più rispetto all’anno scorso, un aumento magari non eccessivo ma comunque al centro delle polemiche. Le associazioni dei consumatori, a dirla tutta, da anni lottano contro il canone e i suoi ingiustificati rialzi, ma senza successo. Il canone Rai “rappresenta la principale fonte di finanziamento del servizio pubblico nella maggior parte dei Paesi europei”, ed è peraltro una tassa presente anche in altri Paesi europei. Non siamo quindi gli unici sfortunati detentori di tale imposta che, puntuale come l’influenza, arriva sempre con l’inizio dell’anno nuovo. Il pagamento del canone può essere effettuato in un’unica soluzione oppure dilazionato in più rate.

Articolo pubblicato il 20 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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