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Privacy: richiamo dell’Europa per gli sviluppatori delle “App”
di Gianluca Di Maita

Le autorità europee mettono in guardia gli utenti degli smartphone

Tags: App, Privacy



ROMA - Chi possiede uno smartphone ha operanti in media 40 applicazioni, le più conosciute “app”, contemporaneamente. Molte di queste sono software che accedono, senza che ce ne accorgiamo, ad un’infinità di nostri dati. Proprio per questa estrema e il più delle volte non controllata caratteristica, le autorità europee per la Protezione dei Dati hanno adottato un parere che esamina i rischi fondamentali per la protezione dei dati derivanti dalle applicazioni per i terminali mobili.
 
“Spesso tutto ciò avviene senza che l'utente dia un consenso libero ed informato, quindi in violazione della legislazione europea sulla protezione dei dati” - afferma il presidente dell'autorità italiana per la Privacy, Antonello Soro. “La nostra autorità - continua Soro - ha dato un contributo significativo all’elaborazione del parere. Le app sono sempre più diffuse e il loro uso, senza un’adeguata definizione di garanzie e misure a tutela dei dati personali, può comportare rischi per gli utenti che le scaricano. Per questo è fondamentale muoversi in tempo”.
 
La legislazione sulla privacy Ue prevede che ogni persona ha il diritto di decidere sui propri dati personali. Le applicazioni, dunque, per trattare i dati degli utenti devono prima fornire informative adeguate, in modo da ottenere un consenso che sia veramente libero e informato. 

Ad aumentare il pericolo di violazioni di dati vi sono misure di sicurezza insufficienti. Nel parere delle autorità europee vi sono indicati gli obblighi specifici ai quali sviluppatori, distributori e produttori sia delle app che degli apparecchi di telefonia mobile, devono sottostare.
 
Emblematica la raccomandazione per ciascuno degli attori coinvolti, che la protezione dei dati personali non deve essere onorata con applicazioni di regole saltuarie, ma con l’adozione di provvidenti volti a durare nel tempo. Si raccomandano inoltre alcune “buone pratiche” che devono intervenire sin dalle fasi iniziali di sviluppo delle app, quali l'impiego di identificativi non persistenti, in modo da ridurre al minimo il rischio di tracciamenti degli utenti per tempi indefiniti, la definizione di precisi tempi di conservazione dei dati raccolti, l'impiego di icone “user friendly” per segnalare che specifici trattamenti di dati sono in corso.
 
Si sottolinea inoltre, poiché il più delle volte  queste app non hanno un volto conosciuto dietro, che l’assistenza all’utente deve essere più efficace prevedendo in tal senso che negli stores vi sia un personale adeguato a risolvere eventuali controversie relative. Particolare attenzione è stata posta nel parere alle applicazioni rivolte ai minori, ribadendo che vi deve essere necessariamente il consenso e l’approvazione dei genitori.

Articolo pubblicato il 20 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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