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Catania - Ex raffineria, il Comune promette. A breve bando di gara per i lavori
di Antonio Leo

Il progetto dell’associazione palermitana potrebbe dare lavoro a oltre 30 persone a tempo indeterminato. Incontro decisivo tra sindaco e Nomos, promotrice del “No mafia museum

Tags: Catania



CATANIA – Appena due settimane addietro, dalle colonne del QdS, denunciavamo lo stato di abbandono in cui versa un edificio storico della città, sito a pochi passi dalla stazione centrale. Si tratta dell’ex raffineria dello Zolfo, una struttura imponente che si affaccia sul mare, per la quale sono stati spesi invano svariati milioni di euro.
 
L’associazione palermitana “Nomos” si era proposta più di un anno fa di riqualificare l’area, attualmente preda di vandali e disperati, e di farne un Museo internazionale della “No mafia”. Dopo una lunga fase di riflessione, finalmente martedì scorso il sindaco Raffaele Stancanelli ha accolto Rosangela Arcidiacono e Pasquale Maggiore, rappresentanti dell’organizzazione non profit e promotori dell’iniziativa.

“È stato un incontro positivo – ci informa Arcidiacono -. Ci siamo incontrati con il sindaco, l’architetto Galeazzi e l’ingegnere Marra dei Lavori pubblici. Si è deciso di organizzare una gara a evidenza pubblica, alla quale parteciperemo. Il nostro è un progetto che ha una dimensione internazionale e non esiste in nessun altra parte del mondo”.

Tra le ipotesi sul tavolo c’era anche quella di una concessione diretta, ma “la pubblica amministrazione – spiega Pasquale Maggiore - quando si tratta di affidamento di beni pubblici, preferisce come è giusto che sia ricorrere al massimo della trasparenza. Si farà un bando, dove potranno partecipare tutte l’associazioni che vorranno presentare un progetto con le caratteristiche richieste”.

Se di vittoria ancora non si può parlare (lo potremo dire quando vedremo il bando campeggiare in bella mostra sul sito del Comune), è uno spiraglio concreto di luce. Almeno per Rosangela, che coltiva questo piccolo grande (grandissimo) sogno da tempo e per realizzare il quale è tornata nell’Isola: “Ci lavoro concretamente da tre anni, ma l’idea è nata sette anni fa. Io mi occupo di management dei beni culturali. Ho lavorato prima a Roma e poi in una galleria d’arte a Londra, ma ho deciso di mollare tutto per realizzare il museo”. Lei si occupa della parte artistica, Pasquale invece di quella finanziaria e gestionale: “Ho sempre creduto, essendo figlio di pittore, che la cultura sia uno dei migliori investimenti possibili”. Ma anche un riscatto per un intera comunità. “Questo è un progetto – continua Maggiore - che parla della lotta alla mafia e in quanto tale è bene comune. È bene del cittadino prima ancora della politica. E noi siamo cittadini, siamo territorio. Abbiamo sempre impostato ragionamenti con la Pubblica amministrazione in questa prospettiva: noi siamo società civile che propone una soluzione utile e auto-sostenibile per restituire alla città un immobile, abbandonato e costoso”.

Ma se è vero, come è vero, che la mafia si può battere con il lavoro, andando a sottrarre la manovalanza, i picciotti, alla criminalità, diventa doppia l’importanza di questo Museo per Catania: “Soltanto come museo – tiene a precisare il presidente di Nomos - daremo lavoro a tempo pieno e indeterminato a 30 persone già dal primo anno. Non solo. Alcuni servizi aggiuntivi come il ristorante, tipica attività collaterale degli spazi culturali, verranno appaltati in gestione in esterno. Questo in forma indotta creerà ulteriori posti di lavoro, insieme a tutte le ulteriori competenze di cui ci dovremo avvalere per le varie attività che andremo ad organizzare”. E che non costeranno un solo centesimo all’Amministrazione. In base a uno studio di fattibilità, l’associazione Nomos ha calcolato che “durante il primo anno, il Museo dovrebbe avere costi per circa un milione di euro. Le entrate previste, invece, sono di due milioni e 15 mila euro. Quasi un milione di euro deriverà dalle attività dirette: sbigliettamento e servizi aggiuntivi. L’altro milione sarà ottenuto con il ‘fundraising’”. “Si tratta comunque – specifica Maggiore - di stime molto conservative -. Abbiamo previsto dei flussi turistici estremamente prudenti e dei costi fissi bassi rispetto alla media nazionale dei circuiti culturali”.

Insomma, un’opera che se venisse realizzata potrebbe portare benefici sia all’economia che alla cultura siciliana. Ma che potrebbe rappresentare anche un simbolo di dignità e un modo per allontanarci dai soliti odiosi luoghi comuni. “Il museo della No Mafia – afferma Maggiore - non è semplicemente l’antimafia. È il momento successivo, il suo superamento. Nei tratti semantici del concetto di ‘No mafia’ c’è certamente anche il significato di ‘combattere la criminalità’, ma anche ciò che con essa non c’entra assolutamente nulla”. “Vogliamo lasciare ai fruitori, attraverso percorsi sensoriali che permettano di vivere il dramma mafioso, una sensazione di rifiuto profondo”, conclude così Arcidiacono. Si spera ora che il Comune non faccia passare un altro anno per predisporre un semplice bando di gara.

Articolo pubblicato il 21 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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