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La crisi sfalda i rapporti sociali Sicilia: solo il 12% si fida degli altri
di Chiara Borzì

Allarmanti i dati del Rapporto Bes 2013 per il Sud a causa di una recessione dai gravi risvolti psicologici. Soltanto il 30% dei meridionali è molto soddisfatto della propria vita affettiva

Tags: Crisi, Economia



All’interno del contesto italiano il valore delle relazioni sociale ha giocato sempre un ruolo importante. La famiglia, le amicizie, le reti informali hanno mantenuto saldo il loro posto nel nostro quotidiano, rimanendo sostegni fondamentali. Tuttavia in un momento di mutamenti economico e sociali cosi complesso come quello attuale, anche il ruolo delle relazioni sociali si è lentamente modificato, assumendo tratti poco uniformi nelle diverse parti del Paese.

Tradizionalmente elevata, nel 2012 il grado di soddisfazione per le relazioni famigliari è stato pari al 36,8%. Il 54,2% si è dichiarato abbastanza soddisfatto delle stesse e nel 2009 il 76% della popolazioni ha dichiarato di aver parenti, amici o vicini su cui poter contare. Nello stesso anno il 30% della popolazione ha dichiarato d’aver fornito aiuti gratuiti a persone con cui non condivideva il nucleo familiare, tra queste il 35% erano donne. Il ruolo della donna nella positività di questa statistica è fondamentale. Pur lavorando dentro e fuori casa, la componente femminile della società è la più attiva nel garantire la possibilità di un sostegno sociale. Richiamando la scarsa soddisfazione a cui si è già accennato, dobbiamo subito far riferimento al Mezzogiorno d’Italia per tracciare il cambiamento in negativo delle relazioni sociali. Con esse, la fiducia negli altri, la possibilità di ricevere l’aiuto da parte delle reti informali è inferiore del 6% rispetto la media nazionale e il 13,4% rispetto alla maggior media del Nord.
 
Nel 2012 solo il 30% della popolazione meridionale si è dichiarata molto soddisfatta delle proprie relazioni familiari, lo è invece il 33,5% al Centro e il 43,4% al Nord. Sono molto soddisfatti delle relazioni amicali il 21,5% dei cittadini meridionali, il 10,4% in meno di quelli del Nord. E’ un altro 10% la differenza registrata tra coloro che dichiarano di avere persone su cui contare al Sud (69,8%) rispetto al Nord (79,9%). Nel Mezzogiorno l’aiuto prestato gratuitamente è una rarità goduta dal 25,5% della popolazione, contro il 31,2% del Centro e il 33,7% del settentrione. A mancare molto è la fiducia negli altri, un fattore impossibile da sottovalutare.
 
Come afferma il rapporto Bes 2013 sulle relazioni sociali, l’evidenza empirica dimostra che la fiducia negli altri ha un’importanza fondamentale nella vita economica, politica e sociale. Dove c’è fiducia c’è più cooperazione, coesione e meno comportamenti opportunistici, un insieme che da un frutto importante: meno corruzione.
In regioni come la Sicilia, la Basilicata, la Puglia e la Campania meno del 15% della popolazione ritiene che gli altri siano degni di fiducia. La Sicilia ha la più bassa percentuale d’Italia con il 12,2%, la seguono la Basilicata con 13,7% e poi Puglia, Campania e Molise intorno al 14%. Al Nord e al Centro le percentuali raggiungono tutte il 20-22% e il massimo di fiducia percepita è registrata da Trento e Bolzano con il 30,8% e il 31%. Calabria e Sardegna sono le uniche regioni del Sud a toccare quota 20%, quasi più della Toscana al centro-nord con il 20,5%.

Seppur discretamente alte, non è generalmente possibile dire che la salute delle relazioni sociali italiane sia ottima. Se è vero che più del 50% della popolazione si dice abbastanza soddisfatto almeno delle proprie relazioni familiari, e il 75,9% ammette di aver persone su cui contare, non è possibile ignorare il campanello di allarme suonato da quel solo 20% che invece afferma di fidarsi degli altri e il 37% dichiaratosi molto soddisfatto delle proprie relazioni. I dati sono troppo contrastanti.

Nella rilevazione di simili percentuali bisogna tener presente che gioca forte il desiderio di non ammettere completamente le proprie eventuali difficoltà familiari e di relazioni con gli altri. E’ bene dunque che le politiche sociali, specialmente in Sicilia, dove le difficoltà relazionali sono notoriamente molto forti, agiscano alla base del problema stimolando innanzitutto il ritorno della fiducia negli altri. Durante la crisi attuale la famiglia non può essere l’unico sistema sociale su cui contare.

Articolo pubblicato il 22 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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