Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Ospedale psichiatrico giudiziario, rinviata chiusura: i diritti dei detenuti dovranno attendere ancora un anno
di Antonio Leo

Proroga necessaria a causa della totale impreparazione delle regioni, Sicilia in primis, a garantire ai reclusi percorsi di reinserimento sociale. Marino (presidente Commissione d’inchiesta del Senato): “Ben 300 milioni di euro in attesa di essere utilizzati”

Tags: Ospedale, Pschiatria, Salvo Fleres



BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME) – Doveva essere l’ultima settimana, guarda caso quella della Passione, per l’Ospedale psichiatrico giudiziario. E invece per un altro anno, o forse più, i 183 “internati” resteranno ancora lì, al loro posto, in quello che più volte abbiamo definito un “girone dell’inferno”. E non lo diciamo soltanto noi. Lo ha certificato un sopralluogo effettuato in tempi non sospetti da una Commissione d’inchiesta del Senato, nonché il Consiglio d’Europa il quale l’ha definito “un luogo di tortura”.
 
La Regione e il Governo hanno avuto un anno di tempo per trovare le strutture alternative e dare ai malati una dignitosa sistemazione. Soprattutto per condurli, nei limiti del possibile, a reinserirsi in società: opportunità che gli Opg non possono garantire, in quanto sono strutture che non possono né curare, né tanto meno riabilitare gli autori di reato con considerevoli problemi di mente. Invece, a una settimana dalla chiusura, le procedure di dismissione sono ancora alle fasi iniziali.
Per questo un decreto del Consiglio dei ministri ha prorogato la chiusura dei sei Opg presenti sul territorio italiano, in attesa della realizzazione da parte delle Regioni delle strutture sanitarie sostitutive.
 
Nel decreto si sollecitano le Regioni a prevedere interventi che comunque supportino l’adozione da parte dei magistrati di misure alternative all’internamento, potenziando i servizi di salute mentale sul territorio. Si prevede, in caso di inadempienza, un unico commissario per tutte le Regioni per le quali si rendono necessari gli interventi sostitutivi. Un provvedimento che molti si aspettavano, dagli psichiatri della Sip fino al garante per i diritti dei detenuti siciliani, Salvo Fleres, il quale al QdS denunciava il grave ritardo della Sicilia nel recepire “il decreto che permette il transito della sanità penitenziaria dall’amministrazione penitenziaria alla Regione” ed escludeva che gli Opg potessero chiudere, sic et simpliciter, senza “aver trovato una soluzione adeguata alla collocazione dei ricoverati”.

“É una vergogna – precisava, però, Fleres - che in Sicilia vi siano detenuti ammalati di serie B, rispetto al resto d’Italia, é una vera e propria violazione della Costituzione ma questo non sembra importare a nessuno”.

Una vergogna che assume proporzioni spaventose, se si pensa che la Legge 9/2012 aveva provveduto anche a stanziare ben 272 milioni di euro per consentire alle Regioni di adeguare le strutture. Peccato però che il Governo tecnico abbia firmato il decreto ministeriale sui requisiti dei nuovi centri soltanto nell’ottobre scorso, con 7 mesi di ritardo rispetto all’approvazione della legge 9 (avvenuta il 17 febbraio del 2012).
 
E come se non bastasse, solo il 7 febbraio scorso è stato dato il via libera al provvedimento di riparto dei fondi (facendo partire una nuova corsa contro il tempo, in quanto alle Regioni sono stati concessi 60 giorni per stilare un programma di utilizzo delle risorse: il che significa entro il 7 aprile). Il senatore del Pd Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale, è furioso: “Gravissimo il rinvio di un anno”. “Da presidente della Commissione – continua Marino - sono riuscito a far approvare dal parlamento una legge che oltre a prevedere la chiusura dei manicomi criminali per il 31 marzo 2013 stanziava anche 272 milioni di euro per la costruzione di nuove strutture e 55 milioni di euro ogni anno per il personale medico e tecnico. Ora quei soldi sono lì, fermi, e il governo uscente ci comunica che nulla è stato fatto per più di mille persone che a tutt’oggi continuano a essere internate in luoghi che ledono la loro dignità, luoghi definiti ‘di tortura’ dal Consiglio d’Europa”.
 
“Come lo stesso capo dello Stato Giorgio Napolitano – conclude Marino - ha detto riferendosi agli Opg, è inaccettabile e intollerabile per un paese che si definisce appena civile consentire che queste strutture restino aperte anche solo un giorno in più. Chiedo la nomina immediata di un Commissario ad hoc che prenda in carico la situazione e agisca dove Governo nazionale e Regioni hanno fallito”. Qualcuno, al contrario, tira un sospiro di sollievo. “Finalmente è arrivata la proroga, l’attendevamo con trepidazione”, afferma Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria. Quest’ultima fin dai primi dell’anno si era fatta portavoce della proroga. Per loro è chiaramente una vittoria. “È una battaglia che portavamo avanti da mesi – prosegue Mencacci – abbiamo sempre evidenziato la necessità di realizzare le dismissioni nei tempi fisiologici. Nel decreto c’è un richiamo al potenziamento dei Dsm e questo passaggio rappresenta un tassello fondamentale su cui costruire l’assistenza ai pazienti”.

Ma anche gli psichiatri non sono del tutto soddisfatti: “Il decreto garantisce l’efficacia del processo di dismissione, ma affinché l’iter vada in porto adeguatamente bisogna concentrarsi su un ulteriore punto: il potenziamento dell’assistenza psichiatrica nelle carceri. Senza questo mattone rischia di crollare l’intero edificio”. E sul futuro del “manicomio” di Barcellona, invece, si spargono tantissime ombre. “Alcune regioni – conclude Mencacci -, come la Lombardia e l’Emilia Romagna, sono più avanti nella preparazione dei progetti per le strutture alternative. Nel Centro Sud, invece, ci sono delle realtà che sono più indietro e forse per esse sarà necessaria una nuova proroga”. Nonostante il sequestro disposto il 19 dicembre scorso dalla Commissione d’inchiesta del Senato, nonostante le decine di servizi giornalistici che descrivono le condizioni pietose della struttura, nonostante le sofferenze, quelle 183 “anime dannate” dovranno restare ancora lì. Senza cure e senza dignità. Forse, a tempo indeterminato.

Articolo pubblicato il 27 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus