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Catania, Centrosinistra spaccato
di Antonio Leo

Anche il Centrodestra fatica a trovare la quadra: fumata nera al termine del vertice del Pdl. Tanta partecipazione all’assemblea per le primarie, ma il Pd ha già scelto Bianco

Tags: Catania, Elezioni, Giuseppe Berretta, Enzo Bianco, Raffaele Stancanelli, Salvo Pogliese, Maurizio Caserta



CATANIA - Una sala gremita, volti tesi e disillusi: nel mezzo qualcuno che ancora ci crede. Lunedì sera alla Sala Layola, presso la parrocchia del Santissimo Crocifisso dei miracoli, diversi attori della società civile si sono riuniti per chiedere al Pd di tornare sui suoi passi e aderire alle primarie, aperte a tutto il centrosinistra. Un’assemblea fiume di oltre due ore e mezza che rappresenta la cartina di tornasole degli umori della Sinistra. I vari interventi scivolano lungo uno spartito poco uniforme che svela le divisioni all’interno di un mondo variopinto, forse troppo.

Da più parti arriva la richiesta che la politica non sia “di esclusiva proprietà dei partiti”. Luca Spataro, dimessosi recentemente dalla segreteria provinciale del partito, si leva qualche sassolino dalle scarpe: “Partiti sordi rispetto alla voglia di partecipare della gente”.

La questione del contendere è nota, ma lo ribadiamo per chi fosse poco avvezzo a seguire le cronache cittadine: Enzo Bianco, ex sindaco della città, è stato indicato “d’ufficio” candidato del Pd, chiudendo così le porte a quanti avevano avanzato una propria proposta, e da tempo tra l’altro. Dal deputato Giuseppe Berretta al professore Maurizio Caserta, passando per il magistrato Marisa Acagnino.

A parte Berretta, a Roma per la Direzione del Pd, erano tutti là. A rivendicare quello che dovrebbe essere un diritto, o quantomeno “un dovere verso la città”, soprattutto “in tempi di disaffezione e antipolitica”.

A un certo punto prende la parola Nicolò Marino, assessore regionale all’Energia, intervenuto a nome della lista “Il Megafono” di Rosario Crocetta. La sua concione riceve solo qualche freddo applauso e parecchi mugugni. Qualcuno lo accusa di scarsa coerenza. “Noi siamo per le primarie – ha dichiarato Marino -. Certo se la coalizione ritiene, con un sistema poco democratico, di indicare Enzo Bianco come candidato non possiamo non accettare questa decisione”.

Cambiano gli oratori, ma i toni si fanno sempre più roventi. Specie quando un giovanotto, con la “kefiah” in bella mostra, prende la parola e punta il dito contro l’alleanza Pd-Udc: “Noi di Rifondazione siamo incompatibili con Lino Leanza”, esclama. L’affermazione è degna di nota perché, in fondo, pone un problema molto sentito tra gli astanti e ribadito nei successivi interventi: le primarie, quelle di “sinistra”, non possono essere aperte a chiunque.

Berretta, pur non presente, fa sentire il proprio sostegno attraverso un comunicato che dà fuoco alle polveri: “Invece di allargare il dibattito democratico e il confronto, lo si restringe. È un errore grave che, insieme, dobbiamo evitare”.
Maurizio Caserta, anche se giudica “catastrofica” la scelta di non fare le primarie, non sembra appassionarsi alla questione delle “patenti” per accedere alle consultazioni. “Almeno per me – precisa il professore - i termini di sinistra e destra significano molto poco. È una bella cosa il metodo delle primarie, ma credo che qui le questioni più serie sono altre. Questa città è assolutamente a terra”.

Un lungo applauso è quello che accoglie Marisa Acagnino, il magistrato trascinato nella rivoluzione di Crocetta e poi scaricato in nome di un vecchio sindaco. “L’unico modo per trovare le alternative ai soliti nomi è quello delle primarie. Se si faranno le primarie di centrosinistra, io parteciperò. È l’unico modo per arrivare uniti, e con un candidato credibile, alle elezioni”.
Alla fine è stata anche fissata una data, ipotetica, per le consultazioni oggetto del dibattito: il 21 aprile. Ma, di fatto, tutti ora aspettano le mosse del senatore Bianco. Intanto, nella stessa giornata, si è tenuto il “conclave” del Pdl nella sede di Piazza della Repubblica per scegliere tra due alternative: confermare l’appoggio al sindaco uscente o puntare su un altro nome (i principali indiziati sono la costituzionalista Ida Nicotra e il capogruppo del Pdl al Comune,Nuccio Condorelli). Fumata nera e nuovo aggiornamento previsto dopo le festività pasquali. La Passione dovrebbe portare consiglio, ma c’è già chi parla di ricorso alle primarie. Per il popolo democratico sarebbe la beffa.
 


Maurizio Caserta: “Mi candido al di là delle primarie”

Intervistiamo Maurizio Caserta, ordinario di Economia politica all’Università di Catania e da mesi in campo come candidato sindaco.
Da mesi incontra i cittadini. Qual è il polso della città?
“Non appena si mette il naso fuori, ci si accorge che c’è un disagio economico e sociale profondo. C’è una nuova povertà che non trova risposte dal Comune”.
Cosa le hanno chiesto le persone incontrate?
“La prima cosa che mi dicono è che sono pieni di debiti. Servono piccoli strumenti per far sentire chi si trova in uno stato di disagio ‘protetto’. Azione pubblica significa creare le condizioni perché uomini e donne possano fare ciò che desiderano in modo semplice”.
Lei, in tempi relativamente recenti, guidò gli Stati generali di Catania. Dove ha sbagliato Stancanelli da lì in poi?
“Quello fu un positivo esercizio di democrazia, una scelta di acquisire una visione strategica. Dopo questa piccola incursione nella strategia, si è tornati alla gestione del giorno per giorno. È mancata la capacità di pensare in grande”.
Lei si candiderà a prescindere dalle primarie?
“Assolutamente sì. Rivendico con orgoglio il percorso che abbiamo fatto che ha fatto emergere una proposta”

Articolo pubblicato il 27 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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