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Quotidiano di Sicilia

La Regione assuma i 270 mila disoccupati
di Carlo Alberto Tregua

Basta trattare figli e figliastri

Tags: Lavoro, Disoccupazione



Ci continuano a pervenire e-mail e sms di precari che si lamentano, alcune volte educatamente, altre in maniera volgare, del fatto che noi conduciamo una linea editoriale di equità, ritenendo che tutti i siciliani, di qualunque censo e stato sociale, abbiano gli stessi doveri e, per conseguenza, gli stessi diritti.
Abbiamo più volte chiesto ai circa 70 mila precari di tutte le amministrazioni regionali e comunali di comunicarci in base a quale concorso essi siano entrati nella Pa. A parte qualche insulto, inutile perché non è un argomento, non ci è mai arrivata una lettera che smentisse questo assunto.
Noi solidarizziamo umanamente con chi è stato illuso da un ceto politico corrotto, che ha fatto della raccomandazione la propria infima cultura, una corruzione consistita proprio nello scambio di favori che ha consentito a tanti siciliani di entrare nel sistema pubblico, ma non per i privilegi.

I precari pubblici dimenticano che sono entrati negli uffici senza la valutazione del loro merito. Siamo convinti che molti di essi ne abbiano.  Tuttavia il loro ingresso preferenziale ha impedito ad altri siciliani di essere valutati e, se con merito, entrare al posto di chi magari merito non ne aveva.
Questo è il punto, nient’altro che questo: equità, merito e responsabilità sono tre valori ignorati totalmente dal ceto politico che ha governato la Sicilia in questi decenni.
Ma se i precari, raccomandati e privilegiati, devono stabilizzare la loro posizione ottenuta in base a favori, scambiati con il volantinaggio (neanche questa circostanza è stata mai smentita fino a oggi), è del tutto equo che anche i 270 mila disoccupati (dati Istat) entrino nelle Pubbliche amministrazioni regionali e comunali. O tutti, o nessuno.
Come fa Crocetta a sostenere che non stabilizzare i precari, raccomandati e privilegiati, sia macelleria sociale, e non affermare, per equità, che non assumere i 270 mila disoccupati sia altrettanto macelleria sociale? O lo è in ambedue i casi o non lo è in nessuno dei due. Lasciamo a Crocetta la responsabilità morale, etica e politica di dare una risposta al quesito.
Noi vorremmo che li assumesse tutti, in modo da trasformare la Sicilia in una sorta di Bengodi. La risposta la deve dare l’assessore all’Economia, se ha le risorse finanziarie.
 
L’argomento è serissimo e nessuno deve osare scherzarci sopra, perché si tratta della vita di centinaia di migliaia di siciliani che, non trovando occasione di lavoro (anche perché la maggioranza di essi non ha un’adeguata preparazione), non trova sfogo.
Se Crocetta vuole fare la vera rivoluzione deve innescare un processo di crescita fondato sulla creazione di valore e sulla creazione di opportunità di lavoro (autonomo e dipendente). Fino a quando egli continuerà a parlare di macelleria sociale, termine sbagliato e abusato, per giustificare il privilegio dei precari e condannare i disoccupati siciliani all’inferno, non dimostrerà di volere veramente imboccare il tornante, per passare dalla politica dei privilegi a quella dell’equità.
Nel preparare il Bilancio 2013 e la Legge di stabilità, l’assessore Bianchi sta facendo contorsioni e acrobazie di ogni genere. Tuttavia, se non completerà il taglio di 3,6 miliardi più volte pubblicato analiticamente su queste pagine, non sarà in condizione di liberare risorse per opere pubbliche, infrastrutture, cantieri e sostegno alle imprese, senza di che la Sicilia vedrà peggiorare la propria malattia cronica fatta di recessione e disoccupazione galoppante.

Non ci vogliamo ripetere, per non essere noiosi. Abbiamo più volte pubblicato l’elenco dei dieci macigni principali che gravano sulla Sicilia e le relative soluzioni, che oggi ripubblichiamo.
La ripetizione, tuttavia, è necessaria, perché goccia dopo goccia la pietra sarà bucata. La goccia dell’equità bucherà la pietra dell’insensibilità politica e dell’incapacità di amministrare quest’Isola con obiettivi di sviluppo che contrastino l’appiattimento assoluto.
Salutiamo con molto favore il buonsenso della maggioranza, che all’Ars ha approvato la trasformazione delle Province regionali in Consorzi di Comuni attuando l’art. 15 dello Statuto costituzionale, un’antica battaglia del QdS.
Un buon inizio. Ora attendiamo che la Legge di stabilità 2013 persegua i tagli degli apparati clientelari quali per esempio le partecipate regionali e comunali, smantelli le Ato e apra i cantieri.
Con urgenza, non c’è un minuto da perdere.

Articolo pubblicato il 27 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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