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Quotidiano di Sicilia

Una Pa al servizio di imprese e cittadini
di Francesco Sanfilippo

Forum con Patrizia Valenti, assessore regionale Autonomie locali

Tags: Patrizia Valenti



In quali condizioni versa il pubblico impiego?
“I Comuni e la funzione pubblica sono in difficoltà, presi di mira e con criticità, ma in questo momento la parola d’ordine è equilibrio. L’amministrazione pubblica deve prendere coscienza che la sua missione è di servizio alle imprese e ai cittadini, così come questi ultimi devono avere comprensione per una pubblica amministrazione ancora priva di una serie di strumenti fondamentali per fornire un servizio migliore”.

Per esempio?
“Tuttora, ci sono uffici disseminati per tutto il territorio regionale, ma che sono sprovvisti di banda larga, cosa che permetterebbe agli uffici regionali di collegarsi in modo efficiente con quelli periferici. Non è stato creato un collegamento con gli enti territoriali come i comuni, che avrebbe permesso un’interlocuzione diretta e una trasmissione dei documenti in tempo reale. Non esiste a oggi un unico protocollo informatico che sia adottato da tutti i rami dell’amministrazione. Ciò avrebbe impedito molti disservizi”.

Perché l’informatizzazione degli uffici è carente?
“La Regione aveva pensato ad un progetto di alto livello, che avrebbe collegato, attraverso una rete in fibre ottiche, tutti gli uffici pubblici dell’isola. La rete è stata realizzata al 50%, ma non è mai stata attivata. Eppure, essa permetterebbe di accorciare considerevolmente i tempi, consentendo a ciascun cittadino di inviare on-line la sua pratica e avere la tracciabilità dell’invio”.

Le pensioni della Regione potrebbero passare all’Inps, sgravando le casse regionali?
“Stiamo lavorando su questa questione e si sta cercando di riequilibrare il sistema pensionistico nella legge finanziaria, riportando tutto ai canoni nazionali. Sono state create delle differenze nelle erogazioni delle pensioni nel tempo, mentre un riequilibrio ci aiuterebbe a risparmiare non poco”.

Come pensa di rendere più efficiente la macchina burocratica e rendere produttiva un’amministrazione che conta un numero elevato di dirigenti?
“Il numero dei dirigenti è eccessivo, ma non è responsabilità loro se sono stati assunti come tali. Con la legge 10 del 2000 è stata introdotta la dirigenza unica, ma ci sono stati tanti dirigenti tecnici che avrebbero preferito continuare le loro mansioni, piuttosto che assumere ruoli diversi. Esiste una fascia di questi ultimi, che si accontenterebbero di guadagnare meno, pur di occuparsi solo di questioni tecniche in cui sono competenti. Oggi invece, si è tutti manager, grazie alla legge 10 del 2000, che ha esaltato questo aspetto. Ma se è vero che un dirigente regionale deve avere queste caratteristiche per definizione, è anche vero che non avrà paura della rotazione. Infatti, il dirigente manager si distingue per la capacità di analisi, di organizzazione delle risorse umane e di programmazione del lavoro e per la capacità di trovare soluzioni. Il manager non si affeziona al lavoro che sta svolgendo, ha un ruolo d’indirizzo e coordinamento. Se la Regione decide di portare avanti la capacità manageriale, allora sono favorevole a un piano di rotazione dei dirigenti che sia concordato e fissato temporalmente, come negli uffici comunitari. Questo piano, sia per il personale dirigente sia per quello non dirigente potrebbe essere attuato ogni 5 anni, dove il 30% del personale ruoti, così che ciascuno resti sul posto minimo 5 anni e massimo 8 anni. In questo modo, il personale avrà abbastanza tempo per acquisire una buona professionalità senza stress”.
 
Dove prenderete i finanziamenti necessari per questa nuova visione dell’amministrazione improntata all’efficienza, all’efficacia e all’investimento?
“I progetti per la formazione della professionalità sono finanziati con i fondi sociali europei, anche se l’assessorato ha un capitolo di bilancio per la formazione del personale che è insufficiente. Il progetto, infatti, è ambizioso, ma per realizzare un’amministrazione veramente efficiente, non si può lasciar fuori dalla formazione il personale degli enti locali. Occorre coinvolgere il personale dei comuni e formare gli impiegati perché si parli un linguaggio comune e sia aggiornato sulle norme”.

Come pensate di rendere più autonomi i comuni da un punto di vista finanziario?
“Esistono linee di finanziamento direttamente erogate da Bruxelles, ma i nostri comuni non sono organizzati per intercettarle. L’idea è di creare, all’interno del fondo per l’autonomia, un’assistenza tecnica per aiutarli ad accedere a questi fondi per offrire altre possibilità di finanziamento ai comuni. Per valorizzare le professionalità interne all’amministrazione regionale, si è pensato col presidente della Regione, Rosario Crocetta, di creare un ufficio dedicato alla progettazione”.

Secondo lei, che cosa potrebbe fare questo ufficio tecnico?
“In quest’ufficio, architetti, ingegneri e agronomi della regione siciliana potrebbero preparare progetti in modo adeguato secondo ciò che prevede l’Unione europea e secondo le esigenze delle amministrazioni comunali”.
 
Che cosa pensa della soppressione delle Province?
“È un segnale importante che indica la volontà di rinnovare l’assetto istituzionale. Le Province così com’erano, non potevano più esistere, perciò o si sceglieva la strada di rafforzarne le competenze o di sostituirle”. 

Chi si sostituirebbe alle funzioni delle Province?
“Intanto esistono situazioni molto differenti sul territorio, basti pensare per esempio alla provincia di Messina con i comuni montani che vivono determinate problematiche, mentre quelli costieri ne hanno altre. Occorre quindi organizzare il territorio e le deleghe, in modo che non vi siano proliferazioni di strutture. L’Ente di area vasta che sostituirà le Province, assumerà le competenze di enti già presenti sul territorio, così il vero risparmio sarà dato dalla razionalizzazione di questi ultimi”.

Come si può impedire il dissesto dei Comuni?
“La Regione non ha interesse che i comuni vadano in dissesto, perciò per trovare una soluzione è stata stipulata una convenzione con l’Ifel, che è una fondazione dell’Anci specializzata in finanza pubblica. L’Ifel fornisce supporto a tutti i comuni d’Italia su quest’aspetto. La convenzione è stata sottoscritta dall’Assessorato al Bilancio, dall’Assessorato agli Enti locali e dall’Ifel stessa per controllare i conti dei comuni. Del resto, l’Assessorato all’Economia ha recuperato nella conferenza Stato-Regioni un plafond di 120 milioni di euro per consentire ai comuni di poter fare degli investimenti. Altri 50 milioni saranno disponibili se saranno impiegati i precedenti. Infine, si sta prevedendo la co-partecipazione all’Irpef per dare risorse ai comuni, mentre va rivisto il fondo per le autonomie che serve oggi per sostenere le emergenze dei comuni”.

Articolo pubblicato il 30 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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