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Pagamento fornitori Pa, slitta il decreto. Ma le imprese sono ormai allo stremo
di Redazione

In Sicilia debiti oltre i 6 miliardi: sono le aziende creditrici a pagare il prezzo più alto dell’attuale stallo. Fumata nera del Governo: “Diverse le criticità emerse, necessari ulteriori approfondimenti”

Tags: Economia, Imprese, Pa



ROMA - La necessità è quella di “proseguire gli approfondimenti”: con questa motivazione il ministro dell’Economia e Finanze, Vittorio Grilli ed il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera hanno comunicato a Monti il rinvio nei prossimi giorni del decreto sui debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Il testo del decreto doveva essere definito ieri.
Quella del pagamento dei fornitori della Pa, sembra assumere sempre più i contorni di una soap-opera con tanto di attese estenuanti, rapide successioni di eventi e colpi di scena dietro i quali, in verità, si cela lo stallo, l’assenza di reali e concreti sviluppi.

Le affermazioni rassicuranti del vice ministro del Welfare, Michel Martone (“Il Governo è comunque determinato ad andare celere, sono peraltro emerse tutta una serie di problematicità sollevate da diverse parti...si vuole fare un provvedimento che è molto importante, che va fatto bene, che serve ad immettere liquidità di 40 miliardi di euro in due anni all’interno del nostro sistema economico.. c’è stata una scelta ma presto ci sarà un Cdm e verrà definito il decreto”), non serviranno a mettere a tacere il malcontento del mondo imprenditoriale che, esasperato dal mancato pagamento delle fatture per prestazioni e servizi alla Pa, e messo in ginocchio da una crisi economica senza precedenti, chiede ormai a gran voce un decreto necessario, ma soprattutto “urgente”.

È altrettanto difficile che il Governo italiano, seppur alla ricerca della strategia giusta rispetto alle diverse criticità individuate nella realizzazione di un piano di sblocco dei pagamenti, possa sfuggire all’ira dell’Ue che, prima con toni pacati, poi con le minacce di una procedura di infrazione, ha più volte invitato l’Italia ad intraprendere la strada del rigore sia nel quantificare con esattezza la massa debitoria, sia nel presentare un programma dettagliato attraverso il quale definire con precisione tempi e modalità di immissione di liquidità nel sistema produttivo nazionale.
Il tempo dell’attesa è finito. Le parole non sono sufficienti a tenere in vita le nostre imprese.

Articolo pubblicato il 04 aprile 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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