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Parità tra sanità pubblica e privata
di Carlo Alberto Tregua

Tagliare 400 milioni di farmaci

Tags: Sanità, Lucia Borsellino



L’assessore alla Sanità, Lucia Borsellino, ha emesso un decreto per risparmiare ben 53 milioni di euro di farmaci nel 2013: un’inezia rispetto a 1,8 miliardi, che è l’ammontare complessivo della spesa per farmaci utilizzata dalla nostra regione fra Asp e aziende ospedaliere, cliniche convenzionate e medici generici. Si tratta di una spesa al di sopra della media nazionale di 4,8 punti pari a oltre 400 milioni di euro.
Perché in Sicilia da decenni si spende tanto per i farmaci, senza che alcun responsabile regionale, che ha il dovere di controllare, abbia mai provveduto a tagliare la spesa in più?
Vediamo di dare una risposta canalizzando i tre fiumi di farmaci che alimentano tale voce di spesa. In primo luogo, vi è quella sostenuta dalle aziende ospedaliere, policlinici e presidi ospedalieri. I tre tipi di enti che fanno il servizio, comprano direttamente dai fornitori, secondo il fabbisogno. Ma sembra che esso sia gonfiato perché da magazzini e farmacie interne vengono asportati medicinali, teoricamente destinati ai degenti.
La questione è posta all’attenzione della Guardia di Finanza, che ha il compito di controllare la spesa pubblica, e all’attenzione della Corte dei Conti che rileva quest’inutile spesa in più.
 
In secondo luogo, vi è la spesa farmaceutica in base alla prescrizione dei medici di famiglia. Anche in questo caso vi è un eccesso rispetto alla media nazionale. Su questo filone, e solo su questo, è intervenuto l’assessore Borsellino con il taglio cui prima si accennava. Ma esso è insufficiente, ribadiamo, mentre il dato va riportato rapidamente in linea con quello nazionale, ovvero occorrerebbe un taglio di 373 milioni di euro.
In terzo luogo vi è la spesa farmaceutica rimborsata alle cliniche convenzionate. Anche in questo caso i controlli vanno accentuati per evitare che essa sia fuori media, tagliando senza remora le eccedenze.
L’insieme delle operazioni richiamate su questi tre filoni dovrebbe portare ad un risparmio di circa 400 milioni, che rappresenta una spesa del tutto inutile perché viene effettuata non per curare gli ammalati, ma per costituire riserve negli armadietti di tanti privati o nelle farmacie degli ospedali o in depositi superflui alla cura di chi ha bisogno.
Vi è una seconda questione che riguarda la spesa sanitaria siciliana: la disparità di trattamento fra servizio degli ospedali e servizio delle cliniche convenzionate.
 
Si tratta di fare valutazioni relative alla qualità ed alla quantità del servizio medesimo. Per quanto riguarda la qualità, dev’essere appurata sistematicamente dall’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), dai dirigenti delle Asp fino ai direttori sanitari degli ospedali e dei presìdi, nonchè a quelli delle cliniche convenzionate. Andrebbe appurato che i parametri previsti dall’Agenas siano rispettati e che il servizio sia adeguato alle somme spese.
Quando dei cialtroni dicono che la spesa sanitaria non può essere diminuita perché sarebbe macelleria sociale, in effetti difendono l’inefficienza e la corruzione di apparati eccessivi di cui non c’è bisogno per fornire un servizio sanitario di qualità.
È vero, ci vogliono più medici e più infermieri, ma vanno eliminati dipendenti amministrativi di ogni genere e dipendenti per servizi accessori di cui non si sente il bisogno.
L’accertamento della qualità dei servizi è la base per dimostrare ai siciliani che la conduzione di questa importantissima branca amministrativa è effettuata con criteri di professionalità sia dall’assessore che dal dirigente generale.

In questo continuo esercizio della sorveglianza vanno effettuati controlli di qualità parametrati tra il servizio reso da ospedali e presìdi, e quello reso dalle cliniche convenzionate. Vi sono enti eccellenti nel pubblico, vi sono enti eccellenti nel privato.
L’Assessorato dovrebbe fare una graduatoria nell’uno e nell’altro filone in base al merito, determinato con parametri obiettivi, e mettere tale graduatoria sul sito, per cui i siciliani saprebbero, quando hanno bisogno di cure mediche, quali sono gli enti pubblici e privati dove c’è un servizio migliore.
Ciò facendo, gli enti pubblici e privati di minore o scarsa qualità si vedrebbero costretti a riorganizzarsi per eliminare le sacche di inefficienza ed evitare di perdere clienti-ammalati.
Infine, l’Assessorato dovrebbe comportarsi in maniera equa pagando esclusivamente i drg (come fa con le cliniche convenzionate) ad Ao e presìdi, che, invece, perdono in modo ingiustificato e poi chiedono alla Regione il ripiano delle perdite stesse.

Articolo pubblicato il 04 aprile 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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