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Immigrati e lavoro, il Sud paga la sua scarsa attrattività
di Chiara Borzì

I dati Istat (4° trim. 2012) rilevano a livello nazionale un aumento di 480 mila unità lavorative. L’occupazione straniera al Nord e al Centro, invece, sente meno la crisi

Tags: Lavoro, Economia, Immigrazione, Disoccupazione



PALERMO - Il mercato del lavoro italiano torna ad arricchirsi di lavoratori stranieri. Nel terzo trimestre del 2012 i dati Istat hanno rilevato un aumento della manodopera pari a 480 mila unità in più rispetto ai mesi precedenti, evidenziando un dato sorprendente considerando la sofferenza vissuta dal settore.

Il nostro panorama nazionale può essere dunque ancora appetibile per uomini e donne provenienti sia dai paesi europei che extra europei, ma rimane “amaro” per i lavoratori italiani che stando agli stessi dati subiscono un tasso di disoccupazione maggiore rispetto gli stranieri. All’interno del grande bacino di occupazione straniera si è registrata una nuova tendenza, quella dell’ingresso definitivo delle donne nel mercato, differenziato però secondo il paese di provenienza: le donne provenienti dalle zone europee trovano occupazione nelle attività commerciali, i servizi sociali, istruzione e sanità; le provenienti dagli stati extra europei, nel 55,4%, dei casi in attività di cura delle persona, nel sociale ma anche nel commercio (11,6%). Gli uomini già presenti nel mercato si specializzano sempre più abbandonando le classiche mansioni domestiche legate ai lavori stagionali, per inserirsi nei vari settori dell’industria e il commercio. Cresce anche la presenza di seconde generazioni di ragazzi nati da genitori non italiani ma che studiano e si formano nel nostro paese, destinati con buone probabilità a diventare nuove risorse per la nostra economia.

Questi ultimi sono tuttavia ancora penalizzati da una legge sulla cittadinanza che non esalta il presente ma soprattutto il futuro lavorativo multiculturale della Penisola. La presenza di seconde generazioni è alta a Nord e Centro Italia, al Sud purtroppo le incognite rimangono molte a causa della scarsa attrattività del territorio. Basti pensare che Trapani riesce a trattenere immigrati per il 55,7%, mentre Bolzano per il 94,6%.

Gli occupati stranieri nel Mezzogiorno sono il 13% rispetto il totale nazionale. La maggiore concentrazione si ha quindi al Nord e il Centro. In Lombardia, ad esempio, è occupato un lavoratore su quattro, sono simili i dati di Lazio, Veneto ed Emilia mentre non superano l’1% la Valle d’Aosta e la Basilicata. Nelle stesse zone matura il dato storico del sorpasso degli occupati stranieri sugli italiani. In Lombardia su un tasso di occupazione totale del 18,6%, il 18,2% riguarda lavoratori italiani e più del 40% lavoratori stranieri Ue ed extra Ue insieme. A Sud il primato dei lavoratori stranieri è più basso ma in crescita. In Campania su una media di 6,9%, il 7,3% di occupati è italiano e il 7,5% straniero; in Calabria su 2,5%, il 2,6% è italiano e il 3% straniero; in Puglia la differenza è leggermente più ampia con l’1,2% in più di occupati italiani, infine in Sicilia la differenza tra i due valori di riferimento è di appena lo 0,5%.

Volendo considerare i disoccupati, il panorama si capovolge completamente.
Nel Mezzogiorno la disoccupazione è quasi totalmente italiana (96,6% Sud e 96,5% Isole), al Nord-Ovest e Nord-Est è invece per la maggior parte straniera (25%). Considerando, infatti, ancora la Lombardia si nota che solo l’11% di disoccupati è italiano mentre il 37,7% è straniero; in Veneto lo è il 23,7% e solo il 4,9% di italiani; nel Lazio sono disoccupati il 20,2% di stranieri. La rottura si ha in Campania, con 15,3% di italiani disoccupati e il 5,8% stranieri, ma non in Sicilia dove regna maggiore equilibrio grazie ad una differenza di 3 punti percentuali tra i due riferimenti.

Nonostante queste stime la crescita maggiore di occupazione straniera si è avuta al Centro-Nord e si è abbassata nel Mezzogiorno, dove sono oggi disoccupati 25.000 unità in più. Il Meridione contribuisce ancora a innalzare il livello di disoccupazione straniera in Italia, ma rispetto al febbraio 2012 il tasso è sceso dal 51% al 49,5%.

La differenza in positivo nasce dall’aumento dell’occupazione femminile e la giovane età con cui gli immigrati si affacciano nel nostro mercato del lavoro. Lo squilibrio siciliano cancella ogni sorta di dubbio sulla presenza di discriminazioni tra lavoratori italiani e stranieri, ma accomuna tutti nella difficoltà di trovare occupazione, e fa si che gli interventi proponibili in sostegno del mercato debbano essere concreti e mirati.

Articolo pubblicato il 09 aprile 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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