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Integrazione carta-web, cercasi ricetta magica
di Valerio Barghini

Ieri il convegno organizzato da Federazione filiera carta, Assoeditori e Fieg

Tags: Editoria, Web, Internet



ROMA - È meglio leggersi un bel giornale o un buon libro di carta o ricorrere ai nuovi strumenti informatici? Un quesito sempre più attuale a cui si è cercato di dare una risposta ieri mattina a Roma, nella splendida cornice della Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, Senato della Repubblica, durante un convegno organizzato dalla Federazione della Filiera della Carta e della Grafica insieme alle associazioni degli editori Aie, Anes (stampa periodica) e Fieg (Federazione italiana editori giornali) dal titolo “Carta & Web: l’integrazione tra scelte strategiche e tecnologiche”.

Un dibattito condotto sotto la guida del direttore del Messaggero, il sicilianissimo Virman Cusenza. Il quale (dopo la sapiente introduzione di Giulio Anselmi, giornalista di razza oltre che presidente Fieg, che ha sottolineato dati importanti relativi ad un settore che “tra addetti e indotto dà lavoro ad oltre 740mila persone, con un fatturato 2012 pari a 32,9 miliardi di euro ma che, per il quinto anno consecutivo” conosce una sorta di “crisi nella crisi”) ha moderato gli interventi (rigorosamente bipartisan) del senatore Vincenzo Vita (Pd), dell’onorevole Giorgio Lainati (Pdl) e del sottosegretario Paolo Peluffo.

Dati, quelli snocciolati da Anselmi, confermati anche da un’accurata analisi del professor Alessandro Nova, docente della Bocconi di Milano, il quale ha fornito numeri ma soprattutto proposte per la ripresa: in un Paese in cui si legge poco, occorre che il legislatore incentivi il settore attraverso credito agevolato (dalle banche), credito d’imposta (per le imprese editrici e per chi vuole privilegiare la pubblicità – altra nota dolente in questi ultimi tempi - su carta) e detassazione per acquisto di libri e abbonamenti a quotidiani (soprattutto per i più giovani).

L’ottimo Cusenza, poi, ha convogliato le riflessioni dei relatori verso temi scottanti quali i contributi all’editoria (per la verità già riformati, come ha sottolineato Peluffo, “nel 2007 erano di 6-700 milioni di euro; oggi di 150 milioni”) o la gratuità dei prodotti on line. Perché, come ha sottolineato lo stesso Cusenza, “nel processo di integrazione tra carta e web oggi non c’è una chiara direzione di marcia. Tanti usano il sostantivo multimedialità che, però, sta diventando una sorta di alibi per dire tutto e il suo contrario”.

Dunque uno sguardo al futuro, stando però molto attenti (nelle sagge parole di chiusura di Anselmi), “alla gestione del presente. Per fare informazione, la carta è ancora molto importante (il 90 per cento dei ricavi arriva ancora dalle vendite in edicola, ndr). Chi governerà non deve fare regali ma aiutare la transizione, guardare ai progetti e non ai soggetti, senza perdere l’occhio la qualità, importante sia sulla carta che sul web”.

Obiettivo dichiarato: far tornare gli italiani a leggere. Ma se gli italiani non leggono, molti (marzullianamente, ma senza polemica) si facciano una domanda e si diano una risposta.

Articolo pubblicato il 11 aprile 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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