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Quotidiano di Sicilia

Inceneritori e impianti di energia non possono essere sullo stesso piano
di Andrea Salomone

I primi sono super inquinanti, i secondi producono elettricità e calore utilizzando gli rsu

Tags: Rsu, Berlino, Inceneritore



BERLINO - Nelle scorse puntate della nostra inchiesta abbiamo riassunto i punti di vista dei principali partiti politici italiani in tema di gestione dei rifiuti indifferenziati (rsu). Mentre Pd, Pdl e Scelta Civica si sono detti a favore della costruzione di centrali termoelettriche a base rsu, l’M5S si è dichiarato totalmente contrario al loro trattamento termico per la produzione di energia o, come preferiscono dire i membri del movimento, alla loro “distruzione termica”. Grillo (o chi per lui) ha messo sullo stesso piano gli “inceneritori”, paleo-impianti superinquinanti che bruciano gli rsu ad altissime temperature senza ricavarne energia, e le centrali termoelettriche a base rsu di ultima generazione.
 
Queste ultime, in grado di trasformare in elettricità e teleriscaldamento il calore prodotto dalla combustione degli rsu, sono dotate di un sistema tecnologicamente avanzato per la depurazione dei fumi industriali e i loro livelli di emissioni sono esponenzialmente più bassi rispetto a quelli degli inceneritori.

Come alternativa a questi due differenti generi d’impianti, messi indistintamente e antimeritocraticamente nel medesimo calderone, Grillo ha proposto la “strategia rifiuti zero” promossa in questi anni dal professore americano Paul Connett. Essa consiste nell’adozione di tutta una serie di accorgimenti atti ad evitare la produzione dei rifiuti “a monte” e rendere così possibile il raggiungimento di percentuali di raccolta differenziata (rd) superiori al 70%. Il presupposto alla base di questa prospettiva è che il rifiuto nasce nel momento in cui frazioni di diversa tipologia, più comunemente quella secca e quella umida-organica, vengono mischiate: esse si “contaminano” a vicenda e ciò rende problematico il recupero materiale di entrambe.

Per il M5S, modello virtuoso ed esempio vivente di questa gestione dei rifiuti ecologicamente ed economicamente più che ragionevole è il sistema realizzato dal Centro Riciclo Vedelago srl (TV). L’azienda gestisce due impianti, costati complessivamente circa 6 milioni di euro. Nel primo ha luogo un trattamento meccanico-manuale di materiali semi-differenziati raccolti nei comuni attorno a Vedelago. Qui macchine e uomini provvedono a separare e dividere per generi tutta la frazione secca acquisita, priva a monte di quel deleterio materiale umido che contamina i materiali trasformandoli in rsu.
 
Nel secondo impianto, il cosiddetto “estrusore”, gli scarti del primo stabilimento vengono triturati, asciugati e trasformati in granulato plastico che viene venduto. I comuni che conferiscono i loro rifiuti al Centro risparmiano principalmente per due motivi. Da una parte perché ricevono i compensi del Conai; dall’altra perché possono disfarsi gratuitamente dei materiali raccolti, senza dover pagare i costi di conferimento dei rifiuti ai gestori delle discariche o degli impianti per il trattamento dei rsu.
 
Al Centro vanno i ricavi ottenuti dalla vendita dei materiali riciclati. Ovviamente bisogna fare attenzione. Il fatto che l’azienda ricicli quasi il 100 % dei materiali da essa gratuitamente acquisiti non significa che i comuni che conferiscono al Centro producano “zero rsu”. Nel 2009 la provincia di Treviso si trovava al 52 % di rd (Istat). Ciò significa che il restante 48 % sono stati rsu destinati o a discariche, o a centrali rsu o ad impianti di trattamento meccanico-biologico. Grillo non è d’accordo con i primi due metodi di smaltimento e opta invece per il terzo.

I bioessiccatori – di cui vi abbiamo parlato nelle precedenti puntate della nostra inchiesta – appartengono a quest’ultima categoria e sono stati esaltati dal leader M5S come “alternativa agli inceneritori”. A prescindere dalla discussione su quale genere di impianti sia o meno preferibile per la risoluzione del problema rsu, su un punto Grillo ha certamente piena ragione. Non è ammissibile che le stesse aziende private che gestiscono discariche e centrali rsu si occupino della rd, perché in questo modo si crea un conflitto d’interessi vizioso dove a dominare è una logica del profitto che va a scapito dell’ambiente e delle tasche dei contribuenti. Esempio vivente siciliano è il caso della ditta Oikos, che oltre a gestire la rd a Catania e in altri comuni etnei è proprietaria della discarica di Motta S. Anastasia.

(8. Continua. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 22 febbraio, l’1, 12, 15, 22, 29 marzo e il 5 aprile. La prossima pubblicazione è prevista venerdì 19 aprile)

Articolo pubblicato il 12 aprile 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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