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Carburante dalle alghe, ricerca coinvolge l’Università etnea
di Giuseppe Bellia

Sui biocombustibili di terza generazione un assegno della Fondazione “Luigi Umberto Tregua”. Lanzafame: “Le grandi multinazionali investono nella fonte energetica”

Tags: Biocombustibili, Alghe



CATANIA - Dalle alghe il futuro dei biocombustibili ecosostenibili per far fronte ai fabbisogni energetici del terzo millennio.
Questi oli potrebbero realisticamente essere impiegati al pari degli attuali combustibili di natura fossile, nelle principali applicazioni motoristiche, conseguendo un notevole vantaggio per l’uomo e l’ambiente.
è una rivoluzione che può avviarsi su scala locale e planetaria, quella che silenziosamente sta sviluppandosi nel panorama delle energie alternative-rinnovabili di ultima generazione.

A darne notizia è Rosario Lanzafame, ordinario di Sistemi per l’Energia e l’Ambiente presso la Facoltà d’Ingegneria di Catania. Tra l’altro, la Fondazione euromediterranea “Luigi Umberto Tregua” onlus ha assegnato un assegno al settore della ricerca sui biocombustibili di terza generazione.
L’analisi tecnico-scientifica del docente, parte dalla consapevolezza della problematicità ambientale indotta dai prodotti della combustione degli attuali idrocarburi tradizionali. “I combustibili per l’alimentazione della attuale flotta di veicoli a motore, malgrado la presenza di efficaci sistemi di post-trattamento, emettono una quantità di prodotti della combustione che contribuiscono ad innalzare il tasso di inquinamento dell’aria in ambito urbano”.

Assodata la difficile gestione del problema della mobilità urbana, Lanzafame spiega la portata del fenomeno industriale. “Grandi multinazionali come Exxonmobil, BritishPetroleum, Shell e altri ancora, stanno in questo momento dedicando una consistente fetta dell’investimento in ricerca e sviluppo nella sperimentazione di oli ottenuti da micro-alghe e destinati alle applicazioni auto-motoristiche. Si vuole dimostrare, in altri termini, la possibilità di una progressiva sostituzione del crude-oil attraverso il ricorso ad una fonte energetica certamente più democratica e meno problematica dal punto di vista geo-politico. Il cambiamento bioenergetico consta nella identificazione dei paramentri operativi per il progressivo “cambio di bottega” con questo olio derivante da colture marine che presenta caratteristiche assai compatibili con i combustibili tradizionali.
“Il biocombustibile da alga marina rappresenta allo stato attuale un tentativo d’avviare una rivoluzione possibile che darebbe sostenibilità alla propulsione del terzo millennio, al fine di soddisfare il desiderio di mobilità che vede ancora protagonista il motore a combustione interna anche se in articolate configurazioni ibride”.

è in fase di sviluppo un impianto per l’esterificazione degli oli esausti quali scarto dall’impiego alimentare e che quello in corso è un tentativo scientifico irto di ostacoli derivanti dal difficile processo di cambiamento di mentalità dell’utente finale.
Lanzafame conclude con una battuta la portata del progetto di ricerca scientifica. “Se lo stanno incominciando a fare i petrolieri è un segnale che va colto”.

Articolo pubblicato il 26 agosto 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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