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Palermo - Proteste: capoluogo paralizzato. La tensione sociale è alle stelle
di Gaspare Ingargiola

Tutti chiedono rassicurazioni sul futuro lavorativo, ma le risposte non sono mai quelle sperate. Città presa d’assalto da ex Pip, tute blu Fiat e Keller e dipendenti Amia

Tags: Palermo, Amia, Fiat, Leoluca Orlando



PALERMO – I giorni della protesta che hanno paralizzato il capoluogo. Ex Pip, tute blu della Fiat e della Keller, operai Amia e ancora meccanici, spazzini, lavoratori socialmente utili e di ogni categoria, a migliaia hanno sfilato in corteo occupando le strade di mezza città e mandando il traffico in tilt per ore.

Tutti con la stessa richiesta: sicurezze sul proprio futuro lavorativo, in più di un caso minate da una gestione inefficace, per non dire infelice, della società da cui dipendono. Questo, per esempio, il caso degli ex Pip, i lavoratori rientranti nel Piano di inserimento professionale che, fino al 2010, erano a carico del Comune di Palermo (pur essendo un piano finanziato dalla Regione) attraverso la Spo (Servizi per l’occupazione), società satellite della Gesip nata nel 2004 per attuare il progetto Piano per l’occupabilità dei soggetti svantaggiati dell’area metropolitana della città di Palermo, ovvero ex detenuti, disoccupati, ex alcolizzati ed ex tossicodipendenti. Un esercito di quasi 3 mila dipendenti che tre anni fa la Giunta Lombardo fece confluire nella Onlus regionale Social Trinacria, facendo loro firmare un contratto a tempo indeterminato nonostante una copertura finanziaria garantita per soli tre anni.

Proprio contro la Social Trinacria ha tuonato più volte, nei giorni scorsi, il governatore Rosario Crocetta: “Come nasce il rapporto tra la Trinacria e la Regione? Non ci è dato sapere: non c'è un bando, un accordo, una convenzione. La Regione, senza nessuna carta, ha pagato lo stipendio pieno. E questa gente protesta pure. Se qualcuno pensa che qui basta agitare le piazze per ottenere le cose, si sbaglia”. Un attacco durissimo che non ha impedito agli ex Pip di invadere per tre giorni di fila i principali assi viari del capoluogo, da via Crispi a corso Vittorio Emanuele fino a palazzo d’Orleans.

In questi giorni, comunque, Crocetta si ritrova per le mani anche un’altra patata bollente, cresciuta proprio nel territorio palermitano: quella della dismissione dell’impianto Fiat di Termini Imerese. Compreso l’indotto, sono almeno 1.300 i meccanici e gli operai che, a partire dal 31 dicembre di quest’anno, si ritroveranno in mobilità dopo quasi tre anni di cassa integrazione. La casa di Torino si era detta disposta a cedere gratuitamente i due stabilimenti di Termini Imerese (oltre a quello Fiat c’è quello Magneti Marelli) purché l’azienda subentrante si accollasse la riassunzione dei dipendenti.
 
Ma al momento nessuna delle trattative in corso con i potenziali acquirenti pare destinata ad andare a buon fine. Il governatore ha incontrato il sindaco termitano Salvatore Burrafato e una rappresentanza sindacale, ma la riunione si è risolta in un nulla di fatto e così si è già fissato un nuovo vertice a maggio per vagliare le possibilità di reimpiego dei lavoratori o l’eventuale conversione degli stabilimenti. Insieme agli operai Fiat sono scesi in piazza anche i circa 200 della Keller Elettromeccanica di Carini. Lo stabilimento è stato chiuso e per loro la Cig scadrà ad agosto.

Sono giorni caldi anche per il sindaco del capoluogo Leoluca Orlando. Oltre alla vertenza Gesip, che sembrerebbe giunta, salvo imprevisti, alle battute finali (articolo dettagliato a pagina 9), dopo la bocciatura del concordato preventivo da parte del tribunale fallimentare è “esplosa” la vicenda Amia e Amiaessemme. Gli operai hanno manifestato in almeno 500 dal Politeama a Palazzo delle Aquile per chiedere lumi sul futuro della partecipata. L’indomani il sindaco ha ricevuto i rappresentanti sindacali a Villa Niscemi per illustrare i piani dell’Amministrazione “per garantire i servizi e tutti i livelli occupazionali nell’ambito di una nuova Amia senza debiti”. Un’impresa titanica su cui torneremo nei prossimi giorni.

Articolo pubblicato il 12 aprile 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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