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I rischi della sovra-capacità di trattamento: importazione dei rifiuti e aumento di tasse
di Andrea Salomone

Cosa imparare dal modello tedesco: gli impianti energetici vanno bene se commisurati alle esigenze

Tags: Berlino, Rifiuti, Rsu



BERLINO - Negli ultimi anni il Nabu, associazione tedesca per la tutela della natura, ha tuonato fortemente contro la costruzione di ulteriori centrali energetiche a base di rifiuti indifferenziati (rsu) in Germania. Motivo della protesta è stato il fatto che i tedeschi hanno costruito talmente tanti impianti di questo genere che – oltre a estrarre energia e materie prime da tutti i rsu di propria produzione – essi si sono potuti concedere il lusso di importare rifiuti dall'estero, tra i quali quelli di Napoli (e, visto l'andazzo, non è affatto da escludere che presto sarà l'ora di quelli siciliani).
 
Così, mentre il Meridione italiano non sa più dove depositare i propri rifiuti ed è costretto ad esportarli pagando elevati costi per il loro trasporto e conferimento in stabilimenti stranieri – senza peraltro ricavarne alcun vantaggio in termini energetici e materiali – la Germania possiede impianti "in eccesso", pronti ad acquisire rifiuti dalle aree maggiormente sottosviluppate e godere di tutti i vantaggi economici derivanti da tale acquisizione.
Certo – si potrebbe dire – di contro, in Germania, è aumentato anche il numero di emissioni: ed è stato proprio questo che non è andato giù agli ambientalisti del Nabu.
 
In un articolo pubblicato nel 2010 sul sito www.dradio.de, Nico Rau ha collegato la "sovra-capacità" dell'impiantistica tedesca al rischio di aumento dei costi per il trattamento degli rsu e, conseguentemente (anche se in realtà – come vedremo – non è necessario che succeda), delle tasse. A fondamento della sua tesi, l'autore ha fatto il seguente ragionamento. In Germania a partire dall'entrata in vigore dell'ordinanza federale sulle discariche del giugno 2005 – ordinanza che obbligava a trattare termicamente o meccanicamente tutti gli rsu – gli investimenti nel settore del trattamento dei rifiuti indifferenziati sono aumentati. Concausa di tale tendenza economica è stata il continuo lievitare dei prezzi dei combustibili fossili, che ha spinto i comuni a promuovere la costruzione di impianti per il recupero degli rsu, materie prime viste sempre più come un'alternativa economicamente ed ecologicamente conveniente per l'approvvigionamento energetico nazionale.

A voler investire sul settore sono in molti. L'aumento della concorrenza nelle gare d'appalto comunali per la costruzione degli impianti per il trattamento degli rsu porta i partecipanti a proporre costi di smaltimento quanto più bassi e competitivi possibili.
I contratti ventennali tra i gestori di tali stabilimenti e i comuni prevedono prezzi fissi spesso compresi tra i 60 e gli 80 €/T: tariffe non in grado di garantire un guadagno nel lungo termine, ma certamente utili per assicurare agli appaltatori la costruzione e la gestione di impianti che sarebbero rimasti nelle loro mani nei decenni successivi.
 
Oltre alla costruzione di centrali termoelettriche a base rsu, nascono stabilimenti per la produzione di combustibile derivato dai rifiuti (cdr), destinato ad essere impiegato in centrali energetiche e cementifici come carburante sostitutivo delle ben più inquinanti e costose fonti fossili. Ciò incrementa ulteriormente le capacità produttive dell'impiantistica tedesca. Ed ecco che, con la scadenza di questi contratti, arriva il momento tanto atteso dai privati, che adesso possono aumentare i prezzi per il trattamento degli rsu facendo lievitare indirettamente anche le tasse. In assenza di concorrenza, infatti, i comuni non hanno altra scelta se non accettare i prezzi dei gestori degli unici impianti disponibili in prossimità dei centri amministrati. Essi non hanno la possibilità di conferire i loro rifiuti ad altri stabilimenti offerenti prezzi economicamente più convenienti: i costi per l'eventuale trasporto degli rsu a stabilimenti extra-cittadini, infatti, vanno sempre tenuti in considerazione.

Secondo l'autore dell'articolo a porre le premesse dell'aumento dei costi di smaltimento e, quindi, delle tasse è stata la sovra-capacità dell'impiantistica tedesca, causa della mancanza di materia prima rsu da utilizzare per la produzione di energia o carburante secondario. È stato proprio in previsione di questo rischio che i gestori di tali stabilimenti sono stati legittimati ad alzare i prezzi per il trattamento dei rifiuti dopo la fine del contratto: si voleva evitare che il perdurare dei vincoli contrattuali rischiasse di andare a danno dei privati. Tutti rischi che – come vedremo – si sarebbero potuti evitare.

(9. Continua. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 22 febbraio, l’1, 12, 15, 22, 29 marzo, il 5 e 12 aprile. La prossima pubblicazione è prevista venerdì 3 maggio)

Articolo pubblicato il 19 aprile 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Rapporto Eea (Agenzia europea per l’ambiente) sulle importazioni-esportazioni di rsu
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