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Messina - I professionisti dell’assenteismo hanno infangato il ruolo dell’Iacp
di Francesco Torre

Tutt’altro che risanamento: le accuse sono di falso ideologico e truffa aggravata ai danni dello Stato. Chiesti 81 rinvii a giudizio. L’84% dei dipendenti coinvolti nell’inchiesta

Tags: Messina, Iacp, Assenteismo



Messina - Coordinata dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dal sostituto Antonio Cerchietti, l'operazione denominata “Badge Sicuro” aveva smascherato nel dicembre scorso 81 dipendenti dello Iacp sui 96 totali in quanto professionisti dell'assenteismo. Ribadiamo: 81 su 96, ovvero l'84,3%, la maggioranza assoluta, la quasi totalità, praticamente un intero ente cui peraltro la comunità aveva affidato le sorti del risanamento.

Ebbene, oggi gli stessi magistrati chiedono al gip Daniela Urbani per tutti questi 81 elementi, nessuno escluso, il rinvio a giudizio con l'accusa di falso ideologico e truffa aggravata ai danni dello Stato.

Le indagini erano iniziate a gennaio 2012 per concludersi nel settembre dello stesso anno. In questo arco di tempo, le Fiamme Gialle in 35 date diverse hanno spiato con delle telecamere nascoste i dipendenti mentre, davanti alla macchinetta del badge, prendevano accorsi su come truffare l'ente e la comunità, dando a uno di loro a turno la responsabilità di timbrare i cartellini magnetici per tutti, mentre gli altri potevano fare ciò che più ritenevano opportuno. Tutto tranne che lavorare, ovviamente. In quelle occasioni la Guardia di Finanza ha anche accertato che la pausa pranzo poteva durare oltre due ore piuttosto che i 30 minuti previsti, e che per qualcuno poteva significare addirittura la fine della giornata lavorativa.

Certo, non tutti truffavano allo stesso modo. Solo 4 di loro, infatti, hanno collezionato più di 12 ore al mese di assenze ingiustificate accertate (figuriamoci quelle reali), e difatti a suo tempo finirono agli arresti domiciliari, decisione poi revocata: Salvatore Cicero, Eugenio La Bella, Gaetano Sidoti e Antonio Novak. Dei restanti 77, per 54 le assenze riscontrate sono tra le due ore e mezza e le dodici al mese, per gli altri 23 meno di 2 ore e mezza al mese.

Tra i quattro presunti stakanovisti dell'assenteismo, solo Cicero (oggi in pensione) si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre gli altri hanno negato ogni accusa. Novak, in particolare, confermando una certa leggerezza, ha comunque affermato che l'assenza dalla sede dello Iacp dipendeva dalla sua presenza nei tanti cantieri dell'ente. Fino a quando non ci sarà sentenza, ovviamente, saranno tutti innocenti, ma una volta accertate le responsabilità sarà preteso il massimo rigore: mai più un assenteista dovrà tornare sulla sua scrivania ad occuparsi della comunità.
 


I risvolti. Niente indagine interna e silenzio dei sindacati

Messina - Questa degli assenteisti allo Iacp è certamente una delle vicende più tristi dell'ultimo periodo, che mortifica la cittadinanza ben oltre le politiche antidissesto varate dal commissario Croce. La mortifica anche perché, dopo uno scandalo del genere, in qualsiasi paese civile il responsabile dell'ente in questione si sarebbe dimesso, mentre il commissario Lo Conti ha deciso non solo di restarsene buono buono sulla sua poltrona, ma nemmeno di ufficializzare un'indagine interna. E la mortifica ancor di più perché, sull'onda della rabbia mediatica nei confronti dei lavoratori pubblici, una storia così grave avrebbe dovuto avere come corollario anche una denuncia da parte dei sindacati. Niente di tutto questo, invece. Il silenzio delle sigle sindacali è stato e continua ad essere totale (come pure sui 700 mila euro di premi di produttività dati ad alcuni dirigenti dell'ente), e ha preso i contorni di una sorta di strana connivenza o solidarietà con gli assenteisti. Che a questo punto, forse, sono davvero maggioranza nei nostri enti pubblici.

Articolo pubblicato il 19 aprile 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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