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Palermo - Amia: un fallimento annunciato. Il Comune con le spalle al muro
di Gaspare Ingargiola

Dopo l’impegno preso con la Gesip si valuta di aggiungere un’altra pesante zavorra sulle casse dell’Ente. Si pensa alla requisizione di uomini e mezzi dell’azienda con costi molto alti

Tags: Palermo, Amia, Gesip



PALERMO – La notizia tanto temuta alla fine è arrivata: il Tribunale di Palermo ha dichiarato il fallimento dell'Amia Spa, l’azienda municipalizzata che gestisce la raccolta dei rifiuti nel capoluogo.

Ma cosa farà adesso il Comune? Nel recente passato Palazzo delle Aquile si è impegnato a salvare tutti i lavoratori della Gesip, in consesso con l’Inps, la Regione e il Governo nazionale, e adesso pare intenzionato a salvare anche i lavoratori dell’Amia qualora si dovesse decidere per la requisizione in uso di mezzi e uomini dell’ex partecipata, dichiarata fallita proprio ieri, affidando il servizio di igiene ambientale a Palazzo delle Aquile.

Ma quali sono i costi che l’Amministrazione si prepara a sostenere? Va fatta una debita premessa: sia per Gesip che per Amia la Giunta di Leoluca Orlando si è mossa per salvare mezzi e lavoratori ma non ha alcuna intenzione di accollarsi i debiti delle due partecipate. Su queste ultime, a oggi, la giurisprudenza è contraddittoria: è complicato che, trattandosi di organismi di diritto pubblico, possano fallire, ma allo stesso tempo non è detto che un Ente pubblico sia tenuto a intervenire per salvarle.

Il futuro più prossimo riguarda la Gesip: il 2 maggio i dipendenti dovrebbero tornare in servizio. Da settembre sono in astensione forzata dal lavoro e senza cassa integrazione da gennaio, ma gli assegni per la Cig in deroga concordata a Roma (grazie al protocollo d’intesa tra Ministero del Lavoro, Inps, Comune e Regione) non sono ancora arrivati. Gli operai dell’azienda di via Maggiore Toselli dovrebbero ricevere la Cig da gennaio a giugno e da maggio svolgere attività di pubblica utilità per conto di Palazzo delle Aquile, continuando a essere sospesi dal servizio, a 900 euro lordi mensili più i contributi per 20 ore settimanali. I contributi (assegni familiari e fondi pensionistici) sono a carico della Regione, Inps e Comune si occuperanno del salario.
 
Questo significa che, al netto dei prepensionamenti (previsti nella misura di almeno 300 nell’arco di qualche anno), l’Ente previdenziale e l’Amministrazione del capoluogo dovranno accollarsi per qualche mese, facendo un’elementare moltiplicazione, una cifra che si aggira attorno al milione e 620 mila euro lordi ogni trenta giorni. Un ammontare non da poco, anche se l’impegno di Palazzo delle Aquile potrebbe valere solo fino a giugno con possibilità di proroga fino (e non oltre) a dicembre. Almeno, questo prevede l’accordo firmato a Roma: il presidente Crocetta non ha intenzione di prolungare oltre lo strumento degli ammortizzatori sociali e ha chiesto alla Giunta Orlando di rendere questi lavoratori “produttivi” e di non affidarli a modalità “passive” di sussistenza.

Diversa la situazione dell’Amia: ieri, come detto, il Tribunale ha messo la parola fine sulla sua esistenza dichiarandola fallita. Il suo è diventato un caso nazionale a causa dell’emergenza rifiuti esplosa in queste settimane e il Consiglio dei Ministri si è preso in carico la situazione per bocca del titolare del dicastero dell’Ambiente, Corrado Clini. Orlando ha assicurato più volte che, in caso di fallimento, Palazzo delle Aquile sarebbe in grado, se Prefettura e Avvocatura dello Stato daranno l’ok, alla requisizione in uso di uomini e mezzi. Ma dovrebbe anche sborsare l’adeguamento del contratto di servizio (e in tal senso 9 milioni di euro sarebbero già pronti nelle riserve del bilancio preventivo) e accollarsi la gestione dell’impegnativo servizio di raccolta dei rifiuti.
 
Secondo l’attuale contratto (il dato è tratto dalla determina dirigenziale 42 riguardante il mese di lavoro 21 febbraio-20 marzo), Palazzo delle Aquile versa ad Amia 7,61 milioni di euro al mese, dei quali 6,83 milioni per il servizio di igiene ambientale e 777 mila euro per i servizi collaterali (pulizia sedi giudiziarie e derattizzazione). Sono 92,15 milioni di euro all’anno. Anche in caso di requisizione, comunque, si tratterebbe di una fase transitoria in attesa di una “nuova Amia” in house ripulita dai debiti, mentre l’attuale, nelle intenzioni dell’Amministrazione, verrebbe lasciata affondare tra i debiti. E a quel punto il rischio più grosso sarebbe per i creditori dell’azienda di piazzetta Cairoli.

Articolo pubblicato il 23 aprile 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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