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Imprese, nel I trimestre 2013 saldo negativo di -2.666 unità
di Redazione

La nostra regione si colloca al quinto posto nella classifica nazionale delle regioni italiane. Unioncamere: a tanto corrisponde la differenza tra nuove attività e cessazioni in Sicilia

Tags: Economia



PALERMO – Sicilia al quinto posto nella classifica nazionale delle regioni italiane che nel I trimestre 2013 hanno registrato il peggiore saldo negativo di imprese (ovvero la differenza tra nuove attività e cessazioni).

I dati Unioncamere, nella loro drammaticità, suonano come una denuncia, l’ennesima, dell’impatto nefasto dello stallo politico-istituzionale sul sistema produttivo: il nostro Paese sprofonda mentre prosegue, si spera ancora per poco, il teatrino dei politicanti. Un teatrino che infastidisce la decenza e che segna uno scollamento ancora più forte, ancora più radicale tra il mondo della politica da una parte e la gente e l’economia reale dall’altra. Già dalle elezioni l’Italia appariva appesa ad un filo, il filo della fiducia, dell’attesa, delle aspettative nei confronti del nuovo governo che avrebbe dovuto dare risposte certe ed in tempi brevi. Il filo è diventato un cappio al collo di famiglie ed imprese che pagano sulla propria pelle la melina della politica.
Nel primo trimestre 2013, in tutta Italia, hanno cessato l’attività poco meno di 150 mila imprese, mentre ne sono state avviate poco più di 118 mila. Ciò significa che il nostro Paese ha perso per strada 3.351 aziende: un dato peggiore persino di quello registrato nel primo trimestre 2009, quando la differenza tra nuove attività e cessazioni si attestava a circa -30 mila imprese. Il saldo negativo di imprese è una costante in tutta la Penisola, da Nord a Sud.

Nella nostra regione il saldo negativo tra gennaio e marzo è pari – 2.666 unità. Peggio di noi Lombardia (- 2.702), Veneto (- 3.320), Emilia Romagna (-3.692). Maglia nera al Piemonte (- 3922). Al sesto posto la Puglia che con -2.602 unità stacca di pochissimo la Sicilia. Segue poi la Toscana con una perdita in valore assoluto di -2.366 unità. La Calabria, che detiene il tristre primato della più elevata percentuale di disoccupazione (oltre il 20%), a registrato un saldo negativo di “solo” 1.195 aziende.
A livello percentuale, invece, sono Molise ( - 1,17) e Basilicata (-1,9%), ad aver registrato il calo maggiore.

A pagare il prezzo più alto è il settore delle costruzioni: a livello nazionale il calo in percentuale si attesta a -1,4%, pari a un saldo di 12.507 imprese. In Sicilia la musica non cambia: secondo i dati forniti dall’Ance, negli ultimi quattro anni, i posti di lavoro andati in fumo nell’edilizia sono stati oltre 80 mila e circa 500 le aziende che hanno chiuso.
Dopo l’edilizia, i settori maggiormente in sofferenza sono quello manifatturiero (-0,88% ovvero -5.42 imprese) e del commercio (-0,54% ovvero 9.151 unità).

Crescita e lavoro, soprattutto per la nostra Isola, più che prospettive verso cui tendere, si configurano ormai come un miraggio, un’utopia. Accanto ai dati diffusi da Unioncamere, infatti, pesano come un macigno sulla nostra economia i 213 fallimenti di imprese registrati in Sicilia tra gennaio e marzo 2013: roba da far rabbrividire anche il più ostinato degli ottimisti. Riprendendo le dichiarazioni di Visco, numero uno di Bankitalia, “la fiducia nel futuro si è affievolita”.

Articolo pubblicato il 25 aprile 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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