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Risanamento del Fondo pensioni, raccolti 400 milioni
di Raffaella Pessina

Forum con Ignazio Tozzo, dirigente ufficio Fondo pensioni Regione Siciliana

Tags: Ignazio Tozzo



Come cambia il sistema di calcolo della pensione dei regionali con le riforme proposte dal governo Crocetta? Il grande problema che il Governo regionale si era posto in questi anni era quello sulla convenienza o meno di passare all’istituto statale per le pensioni dei regionali o di rimanere in un regime separato. Il governo Crocetta ha deciso di prendere in considerazione questa opportunità o l’avete messa da parte definitivamente?
“Ad oggi non credo che vi siano segnali in questa direzione, perché l’Inps vorrebbe tutta la partita finanziaria in entrata, cosa che la Regione Sicilia non ha. E poi abbiamo un’altra difficoltà che è la doppia gestione dei pensionati: quelli storici, che si rifanno alla legge 2 del 1962 e che ancora gravano sul bilancio della regione, e  un numero crescente di dipendenti che invece fanno capo alla legge successiva la 21 del 1986, quella del Fondo pensioni per intenderci. Diventa quindi difficile che, non essendovi i contributi accantonati per la prima categoria e parzialmente accantonati per la seconda, l’Inps possa accogliere una richiesta di accorpamento delle pensioni dei regionali siciliani. Si tratta peraltro di una realtà, la nostra, che va risanandosi, perché per la prima volta stiamo accantonando i contributi e siamo arrivati a raccoglierne oltre 400 milioni di euro. Stiamo continuando a gestire il pregresso e soprattutto ci stiamo proiettando verso una gestione del Fondo che non sia solo improntata alla raccolta, ma anche all’investimento. Noi oggi abbiamo una situazione tale per cui entrano molte somme e vi sono poche uscite dal momento che a carico del fondo vi sono solo 400 pensionati e questo permette di accantonare le contribuzioni che invece una volta andavano a finire dentro il bilancio della Regione. Il Fondo pensioni intanto è stato ristrutturato e riorganizzato nell’arco di due anni ed abbiamo avuto apprezzamenti anche dall’estero per questa nostra gestione, con articoli pubblicati sul “Financial Times”. Per la gestione del Fondo abbiamo l’obiettivo di affidare una fetta della cifra totale a due gestori, uno dei quali è già stato scelto con una gara alla quale hanno partecipato tre grosse finanziarie: Unipol, che è quella che si è aggiudicata la quota di gestione, Unicredit e Allianz. Ora dobbiamo bandire la seconda gara per trovare il secondo gestore ed insieme arriveranno a gestire circa 100 milioni di euro, lavorando con il criterio della competizione. Il primo bando era molto rigoroso e non vi era molta fiducia da parte delle finanziarie, quindi penso che al secondo bando vi sarà una partecipazione maggiore. Un’altra idea è quella di approfittare del momento del calo dei prezzi sul mercato immobiliare, per acquistare o riacquistare gli immobili con grande attenzione possibilmente laddove ci sono già uffici regionali, in questo modo si otterrebbe lo scopo di risparmiare sugli affitti e i soldi risparmiati andrebbero nel Fondo e la Regione si riapproprierebbe del suo patrimonio immobiliare”.

La corte dei Conti nel 2011 era intervenuta sul sistema pensionistico regionale esaminando proprio la duplice formula dei due contratti. Il  vostro Ufficio è responsabile di entrambi?
 “Noi siamo responsabili solo di uno dei due contratti, il due, e delle somme relative che andiamo a gestire e che ammontano, come ho detto, intorno ai 100 milioni di euro. è una situazione che negli anni andrà di certo a normalizzarsi, perché i pensionati storici diminuiranno, mentre aumenteranno quelli per i quali viene gestito appunto il fondo pensioni”.
 
Quanti sono i pensionati della Regione? Sono tutti gestiti tramite il Fondo pensione, cioè le loro pensioni sono erogate attraverso il Fondo?
“I pensionati sono più di 16.000 la maggior parte gestita dalla Regione e solo pochi dal Fondo. Con i pensionamenti volontari su una base di 40 mila euro lordi di media vi sarebbe un risparmio di 15.000 euro di buonauscita. La legge in vigore prima della riforma Fornero prevedeva l’anzianità contributiva a 40 anni, la vecchiaia a 65 anni e tre mesi e prevedeva la somma delle quote, tra l’età anagrafica e l’anzianità contributiva. Le previsioni potrebbero essere di 110 pensionamenti nel 2013, sempre che la norma venga approvata, 180 nel 2014, 220 nel 2015 e 290 nel 2016, calcoli fatti per difetto dal Fondo pensioni. Un risparmio, come detto che tra buona uscita, indennità, ed altre spese come ad esempio utenze ed affitti arriverebbe a 18 milioni di euro alla fine dei quattro anni. Se molti dipendenti se ne andranno in pensione si potrà risparmiare anche sugli affitti delle sedi, perché non vi sarà più bisogno di grandi immobili. C’è per esempio l’ immobile in viale Regione Siciliana dell'Assessorato all’industria in asta giudiziaria che come prezzo base era partito da 17 milioni di euro. Oggi il suo prezzo è sceso a 5 milioni e 700 mila euro per mancanza di acquirenti. A fronte di un affitto che la regione paga di 700 mila euro all'anno si può ben capire che in poco tempo si potrebbe ammortizzare l'acquisto”.

Quali riforme avete inserito in Finanziaria per ridurre l’enorme spesa dell’indennità di buonuscita che nel 2004 costava 47,9 milioni e 60 milioni nel 2011 di euro e quale obiettivo intendete raggiungere?
 “Sono parecchie le norme inserite in finanziaria, anche se ritengo che non tutte passeranno. Già nel lungo percorso che parte dalle decisioni in Giunta fino alla commissione di merito alcune di queste norme sono state accolte, altre stralciate. La riforma tendeva a due obiettivi. Il primo di eliminare le residue differenze tra il sistema pensionistico statale e quello regionale, anche se questa ha ricevuto uno stop allo stato attuale. Il secondo obiettivo è invece andato avanti ed è la applicazione dei requisiti della cosiddetta pre-Fornero, che mutua una norma dello stato e contenuta nel Dl 95/2012, per le situazioni di esubero. Lo Stato ha consentito per una finestra di due anni, di andare in pensione con i requisiti stabiliti prima della riforma Fornero, più favorevoli al futuro pensionato. Questa norma in Sicilia non è ancora partita perché deve essere approvata e la proposta sarà di chiudere la finestra nel 2016. Se verrà approvata prevediamo che andranno in pensione tra gli 800 e i 900 dipendenti, molti dei quali potrebbero essere dei dirigenti. Attualmente in organico sono circa 1.700 i dirigenti della regione, cifra che rappresenta un esubero. Naturalmente si tratterebbe di volontari e le stime potrebbero anche non essere rispettate. Il che consentirebbe dei risparmi dato che, in prima battuta, non vi sarebbero riassunzioni, con riduzione del personale, e poi si abbasserebbe il costo delle buonuscite e dei trattamenti pensionistici di questi signori”.
 

 
Curriculum Ignazio Tozzo
 
Ignazio Tozzo, classe 1965, avvocato, dal 1998 è stato dirigente e capo di gabinetto in diversi assessorati (Beni culturali, Sanità, Famiglia, Autonomie locali). E’ stato anche commissario straordinario degli istituti “Florio e Salamone”, “Maria Adelaide”, e dell’Ipab Opera Pia “Santa Lucia”. Nominato commissario straordinario della Ausl 8 di Siracusa nel 2007, dal febbraio 2009 è stato dirigente generale del dipartimento Personale. Da giugno 2009 ha assunto la dirigenza dell’ufficio Fondo pensioni della Regione Siciliana, carica che ricopre attualmente.

Articolo pubblicato il 25 aprile 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Ignazio Tozzo, dirigente ufficio Fondo pensioni Regione Siciliana
Ignazio Tozzo, dirigente ufficio Fondo pensioni Regione Siciliana



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