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Studi alti, ma poco eccellenti
di Liliana Rosano

Università. L’indagine Miur declassa il sistema siciliano.
La ricerca. Palermo ha speso 200 milioni di euro in stipendi per il personale e soltanto 18 milioni per la ricerca. Stessa proporzione a Catania e Messina: 160 mln per il personale, 13 mln per la ricerca scientifica.
Gli amministrativi. Il numero del personale tecnico-amministrativo supera quello del personale docente. La riforma Gelmini premia gli atenei che spendono di più in ricerca.

Tags: Università, Miur



PALERMO - In testa alla classifica ci sono sempre loro, le università del nord. Trento, Milano, Torino: l’eccellenza universitaria sembra abitare da Roma in su.
è stata la classifica delle polemiche, quella elaborata dal Miur sulla base di alcuni criteri che serviranno per la ripartizione del fondo di finanziamento ordinario.
Soldi solo agli atenei virtuosi: quelli che investono in ricerca, offrono una buona offerta didattica e non spendono il 90% delle risorse per il personale. Ancora una volta ad essere in coda alle classifiche ci sono gli atenei del Sud, compresi quelli siciliani di Messina, Palermo e Catania che hanno ricevuto un punteggio con il segno meno (Catania -1,60, Messina e Palermo entrambe -3,00). Messi da parte i dati e i criteri di valutazione del Miur siamo andati a vedere i numeri delle tre università siciliane in relazione a: iscritti, fuori corso, spesa per gli amministrativi, spesa per la ricerca, numero di brevetti, tempo medio impiegato per laurearsi e ingresso nel mondo del lavoro. Iniziando dall’università etnea, l’ateneo etneo conta ad oggi 62.477 iscritti, di cui 7332 laureati nell’anno accademico 2008.

Secondo i dati del Miur i fuori corso rappresentano il 40% della popolazione studentesca. Pochi i soldi che l’Università di Catania ha destinato alla ricerca. Secondo gli ultimi dati disponibili (2007), Catania ha speso 160 milioni in emolumenti del personale docente e amministrativo a fronte dei 13 milioni complessivi destinati nello stesso anno alla ricerca. Una spesa, quella per il personale, che assorbe nei tre atenei siciliani oltre la metà del Fondo di finanziamento ordinario. Come anche nell’ateneo di Messina dove sono stati spesi 167 milioni a fronte dei 12 destinati invece alla ricerca e allo sviluppo o nell’ateneo palermitano che ha sfiorato una spesa di 200 milioni per emolumenti e assegni a docenti e personale tecnico-amministrativo contro i 18 milioni per la ricerca. Perché tutti questi soldi destinati al personale? Sarà forse perché il numero di tecnici e docenti è squilibrato rispetto agli studenti?
Si calcola che sempre a Catania ci sono in tutto 1666 docenti (ordinario, associato e ricercatore) e 1868 tecnici amministrativi, di cui1234 di ruolo e 634 ha contratto. Numeri non diversi a Messina: 1397 docenti e 1690 amministrativi, a fronte di una popolazione studentesca pari a 31. 805 studenti, di cui il 49,9 per cento risulta essere fuori corso e 4733 i laureati nell’anno accademico 2008.

Infine Palermo, che conta al 31 gennaio dello scorso anno 2071 docenti di ruolo, 2585 appartenenti all’unità tecnico-amministrativa  e una popolazione studentesca di 53.692 iscritti di cui il 63,6% si laurea fuori corso (8232 i laureati nell’anno accademico 2008). Ma è proprio la spesa per il personale a penalizzare le università italiane, perché secondo il decreto della Gelmini, la ripartizione del 7 per cento del fondo di finanziamento ordinario (525 milioni di euro) verrà effettuata sulla base di risultati. I 2/3 di questo fondo verranno assegnati sulla base della qualità della ricerca, 1/3 per la qualità della didattica. Forse tra un anno o forse più (dipende dai tempi di attuazione) sarà la nuova Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) a decidere chi merita incentivi e  chi no. L’Anvur peserà l’efficacia della didattica sulla base di standard internazionali (compito svolto finora dal Cnsvu) e la qualità dei risultati della ricerca (finora se n’è occupato il Civre).Il regolamento predisposto dal ministro Gelmini rende più autonoma l’Anvur. Infatti, il presidente verrà indicato dal capo dello stato e non dal governo.Una bella sfida per gli atenei siciliani che vogliono investire di più in sviluppo e ricerca ma che prima devono fare i conti con la spesa per il personale che assorbe gran parte dei finanziamenti.

Articolo pubblicato il 28 agosto 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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