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Elettrodotto Sorgente-Rizziconi, l’Antitrust avverte Crocetta
di Rosario Battiato

L’Autorità per il mercato e la concorrenza interviene sulla disputa dell’importante opera. “L’ulteriore ritardo sulla realizzazione ostacolo al sistema nazionale”

Tags: Sorgente-Rizziconi, Energia



ROMA – Un ulteriore rallentamento dei lavori all'elettrodotto Sorgente-Rizziconi tra Sicilia e Calabria sarebbe dannoso per l'equilibrio energetico dell'intero Paese. Lo ha precisato ieri l'Antitrust che ha chiesto al presidente dell'Assemblea regionale siciliana e al presidente della Regione siciliana di non frenare il progetto per la realizzazione e l'esercizio dell'elettrodotto a 380 kV, perché un ritardo rallenterebbe la soluzione di un problema di concorrenza che incide sui costi dell'energia in tutt'Italia.
Un'autostrada per l'energia necessaria per abbassare i costi dell'elettricità in Sicilia e agevolare il flusso della produzione rinnovabile che l'attuale rete non è in grado di garantire.
 
Peccato che il futuro della costruzione sia stato messo in dubbio dalla durissima opposizione territoriale dei comitati cittadini e dalla parallela azione del Movimento 5 Stelle all'Assemblea regionale siciliana, che, in alcuni tratti, ha goduto dell'appoggio del governatore Crocetta e dell'intera assemblea come accaduto per una mozione presentata al fine di far cambiare percorso all'elettrodotto. Così puntuale è giunto il richiamo dell'Antitrust. “Ulteriori iniziative assunte dalle istituzioni regionali al fine di ritardare la realizzazione dell'opera – ha scritto l'Autorità nella segnalazione - rappresentano un ostacolo frapposto alla risoluzione di una problematica concorrenziale (a voler prescindere dai pur importanti temi di sicurezza del sistema elettrico) che attualmente grava sui costi dell'energia pagata dalle imprese e dalle famiglie di tutta la nazione”. Ma è un danno che pagano innanzitutto i siciliani che vantano il costo dell'energia più salato di tutto il Paese. La mancata realizzazione dell'elettrodotto ogni anno incide per 800 milioni di euro.

Il problema, se vogliamo, è pure più complesso, soprattutto per Terna che dovrà completare la costruzione entro il 2015. Altrimenti saranno guai salatissimi. L'autorità per l'Energia ha infatti fissato un rigido cronoprogramma per il completamento di alcune infrastrutture che considera strategiche per l'Italia e per evitare intoppi ha organizzato un sistema di monitoraggio per l'avanzamento dei lavori e il gestore della rete dovrà rispettare i tempi se non vorrà pagare costose penali per il ritardi. La delibera dell'Autorità, che risale a qualche mese fa, non lascia adito a dubbi: “nel rispetto del più generale principio di selettività degli investimenti, ve ne sono alcune, di natura essenziale, che consentono, da sole, di conseguire il principale beneficio elettrico per il sistema associato a tale intervento (c.d. opere principali)”. Tra queste c'è appunto l'elettrodotto tra Sicilia e Calabria.

Articolo pubblicato il 30 aprile 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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