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Quotidiano di Sicilia

La verità vera sul calo dei consumi
di Carlo Alberto Tregua

Aumentano le quantità, diminuiscono i prezzi

Tags: Economia



Giornali e televisioni continuano ad enfatizzare il calo dei consumi del 2012 per indicare che la gente spende meno. Dietro queste affermazioni, ripetute meccanicamente e scritte col copia e incolla, vi è una serie di osservazioni che andiamo enumerando, non per uscire fuori dal coro, ma per stabilire la verità dei fatti cui i cittadini fanno poca attenzione, anche perché non spiegati dai media, ove l’informazione è frettolosa e senza gli opportuni approfondimenti.
In primo luogo, i consumi della fascia medio-alta della popolazione non sono diminuiti, anzi vistosamente aumentati. Lo dimostra l’incremento di fatturato delle griffe italiane, sia per effetto di maggiori esportazioni, ma anche di maggior consumo interno. Gruppi come Tod’s, Prada, Versace, Armani, Dolce & Gabbana ed altri hanno incrementato fatturati e utili. Poi c’è la classe media, che è la maggioranza della popolazione. Al suo interno vi è una grande parte protetta (dipendenti e pensionati pubblici) ed un’altra parte dipendente dal mercato, cioè il settore privato.

La parte più debole della classe media, dentro cui vi è il lavoro autonomo, ha sofferto quella contrazione del volume d’affari e, conseguentemente, delle remunerazioni e delle retribuzioni. Ha speso di meno in valore assoluto ma, a ben guardare, non è diminuita la quantità dei beni acquistati. Ciò per due ragioni: la prima perché la grande distribuzione ha abbassato notevolmente i prezzi e con essa la rete dei commercianti, piccoli e medi. La seconda riguarda l’incremento di vendite in mercati e mercatini ove, com’è noto, i prezzi dei prodotti sono molto bassi.
In altri termini, la gente ha continuato a comprare ciò che gli serviva, ma selezionando i prodotti e scegliendoli a un livello più basso del prezzo d’acquisto.
In questo ambito vi è stata (e vi è) un’espansione dei negozi cinesi che, per esempio, hanno occupato tutta piazza Vittorio a Roma, comprando pure gli immobili.
È vero che i figli della Cina creano spesso concorrenza sleale al mercato dei prodotti italiani, ma è anche vero che tanta gente compra quei prodotti perché diversamente non ne comprerebbe affatto.
 
Poi, vi sono i mercati a chilometro zero, cioè i prodotti agricoli e zootecnici portati direttamente nelle piazze delle città italiane. Non si capisce perché i sindaci non autorizzino stabilmente tali mercati. Se così facessero, obbligherebbero l’ordinaria filiera di distribuzione a ridurre i propri margini, spesso speculativi e non giustificati (pensiamo a commissionari, concessionari, distributori ed altri). In questa filiera i soggetti sacrificati sono produttori e commercianti.
Le osservazioni che precedono non vogliono ignorare che nella diminuzione dei consumi vi è una componente di minore disponibilità delle famiglie dovuta all’aumento di imposte, fra cui l’Imu.
Si fronteggia quest’emergenza creando ricchezza e opportunità di lavoro, anche mediante una diminuzione delle reti di protezione a tutto il comparto pubblico che, da questa crisi, non ha subìto alcun contraccolpo. Infatti, dipendenti e pensionati pubblici percepiscono gli stessi emolumenti.

Abbiamo più volte sottolineato l’esigenza di istituire la cassa integrazione per i dipendenti pubblici in esubero. Tra Stato, Regioni, Comuni ed altri enti, tra cui le partecipate, ve n’è una quantità impressionante oscillante tra cinquecentomila e un milione. Si potrebbe determinare l’esatto esubero se tutti gli enti facessero il Piano aziendale, fino ad oggi non obbligatorio, per ogni branca amministrativa.
È, però, intervenuto, il Dlgs. 33/13 sulla trasparenza, in attuazione della L. 190/12 sulla corruzione che impone in qualche maniera la stesura di Piani aziendali da rendere pubblici nei siti di ogni amministrazione.
Rimettere in moto l’economia non sarà facile, perché una parte della popolazione è depressa. Una delle prime azioni che dovrà mettere in moto il governo Letta, insieme ai provvedimenti urgenti più volte elencati, sarà una potente iniezione di fiducia nel futuro, come ha fatto Obama, tanto che in Usa, nel primo trimestre, il Pil è cresciuto del 2,5 per cento.
Aspettiamo di vedere il ritorno al segno positivo del Pil italiano, almeno nell’ultimo trimestre di quest’anno.

Articolo pubblicato il 01 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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