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Quotidiano di Sicilia

Addizionali Irpef, al Sud peso maggiore
di Liliana Rosano

Per un pensionato siciliano con reddito annuo di 16.000 euro l’aumento registrato rispetto al 2010 è di ben 87 euro. La nostra regione si colloca tra le prime posizioni della classifica stilata dalla Cgia di Mestre

Tags: Irpef, Economia



PALERMO - Sugli stipendi e sulle pensioni dei lavoratori del Sud, il peso delle addizionali comunali e regionali si fa sentire di più. Sono gli ultimi dati della Cgia di Mestre che per l’anno in corso ha preso in esame quattro tipologie di contribuenti: pensionato con reddito annuo di 16.000 euro (1.000 euro netti al mese); operaio con reddito di 20.000 euro (poco più di 1.200 euro); impiegato con 36.000 euro (2.000 euro al mese); quadro con 59.000 euro (3.000 euro al mese). In Sicilia, l’addizionale Irpef nel pensionato è nel 2013 pari a 399 euro con un aumento di 87 euro rispetto al 2010.

Non va bene neanche all’operaio siciliano sul cui stipendio quest’anno pesa l’addizionale Irpef sia comunale che regionale pari a 500 euro. Anche in questo caso si parla di un aumento consistente rispetto al 2010: +108 euro. La Sicilia è tra le prime posizioni della classifica curata dalla Cgia di Mestre sul peso maggiore delle addizionali. A sopportare però il peso fiscale maggiore sono i contribuenti di Calabria e Molise.

Per il lavoratore calabrese in quiescenza, infatti, le addizionali Irpef ammontano nel 2013 a 449 euro (+135 euro sul 2010), seguono i pensionati del Molise con 448 euro (+110 euro sul 2010) e quelli del Lazio che versano alla Regione e al proprio Comune di residenza complessivamente 417 euro (+112 euro). La media nazionale è pari a 340 euro. Per l’operaio il carico delle addizionali Irpef in Calabria raggiunge quest’anno un importo annuo pari a 562 euro (+168 euro rispetto al 2010). Seguono sempre il Molise con 560 euro (+138 euro) e il Lazio con 521 euro (+140 euro). Il versamento medio nazionale si attesta su un valore pari a 428 euro. Nel caso dell’impiegato in Sicilia, l’addizionale pesa 912 euro con un +200 euro rispetto al 2010.

Il peso fiscale delle addizionali Irpef nelle Regioni più tartassate supera la soglia dei mille euro. In Calabria il costo annuo si attesta a 1.020 euro (+305 euro). In Molise il versamento si ‘ferma’ a 1.016 euro (+250 euro), mentre nel Lazio si stabilizza sui 947 euro (+ 254). Il dato medio nazionale si attesta a 820 euro. Infine, quando si prende in considerazione il caso del quadro, quello occupato in Calabria deve versare ben 1.668 euro (+500). Segue sempre il Molise con 1.663 euro (+410) e al terzo posto dei più tartassati dalle addizionali Irpef si piazza il dirigente campano con 1.577 euro (+436). Il versamento medio nazionale si ‘blocca’ a 1.374 euro. In Sicilia, chi appartiene alla categoria dei quadri, nel 2013 ha visto il peso delle addizionali assestarsi a 1496 euro, con un aumento di 327 euro. Per quanto concerne l’addizionale comunale IRPEF, nel 2009 e nel 2010 vigeva ancora per i Comuni il “blocco”, ovvero l’impossibilità di aumentarle. Solo nel 2011 e poi definitivamente nel 2012 è stata ridata la possibilità di aumentare le aliquote sino ad una aliquota massima dello 0,8%. Cosa che molti Sindaci hanno fatto per bilanciare la scarsità di risorse a disposizione.

“Abbassare le tasse sui lavoratori dipendenti e sui pensionati – conclude Bortolussi - è una necessità ormai improrogabile. Se ciò avverrà, a beneficiarne non saranno solo queste categorie che avranno più soldi in tasca, ma di riflesso anche gli artigiani e i commercianti che, come sappiamo, vivono quasi esclusivamente di consumi interni”.


Bortolussi: “Tutta colpa del disavanzo sanitario”


Perché mai sono i contribuenti del Sud a dover sopportare il peso fiscale Irpef più pesante? Secondo il segretario della CGIA di Mestre , Giuseppe Bortolussi, le ragioni vanno ricercate soprattutto “nella cattiva situazione in cui versano moltissime regioni del Sud in materia di sanità. Le Regioni in disavanzo sanitario sono state obbligate ad elevare l’aliquota base, pari allo 0,9% sino al 2010, di 0,5 punti percentuali, raggiungendo così quota 1,4%.
Inoltre, a partire dal 2010 quelle in disavanzo sanitario che non avevano rispettato i piani di rientro sono state costrette ad innalzare ulteriormente l’aliquota di altri 0,3 punti percentuali, arrivando a toccare la soglia dell’ 1,7%.
Infine, con il cosiddetto “Salva Italia”, il Governo Monti ha sancito l’elevazione dell’aliquota base dallo 0,9% all’ 1,23%, di conseguenza le Regioni in disavanzo sanitario hanno dovuto portare l’aliquota all’ 1,73% e quelle che non avevano rispettato i piani di rientro addirittura al valore massimo di 2,03%.”
Dalla CGIA ricordano che le Regioni in disavanzo sanitario nel 2011 erano: l’Abruzzo, la Calabria, la Campania, il Lazio, il Molise, il Piemonte, la Puglia e la Sicilia. Mentre le Regioni che sono state costrette ad elevare l’aliquota sino al valore massimo del 2,03% sono state la Calabria, la Campania e il Molise.

Articolo pubblicato il 03 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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