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Quotidiano di Sicilia

Il fascino intramontabile della Tunisia, uno spettacolo di profumi, colori e sapori
di Nicoletta Fontana

Le porte delle case colorate di azzurro e giallo, borchiate in ottone, invitano ad entrare nei cortili che si nascondono all’interno

Tags: Tunisia



È la seconda volta che visito la Tunisia e con grande piacere scopro che nonostante un governo instabile mi sento sicura.
Tunisi mi affascina per il bianco dei suoi palazzi per i grandi viali alberati, impronta ancora viva della colonizzazione francese. Tra le vie della Medina mi perdo in un labirinto colmo di un artigianato ricco, dove dal legno d’ulivo, alla lana, all’argento e l’oro, ogni cosa prende forma dalle esperte mani che si tramando la loro tradizione da secoli.
Le porte delle case colorate di azzurro e giallo, borchiate in ottone, spiccano tra i muri bianchi e invitano a entrare nei cortili che si nascondono al loro interno.

Attratta dal profumo di gelsomino, mi fermo a fumare un narghilè in uno dei tanti bar foderati da vecchie maioliche finemente decorate, attorniata da giovani tunisini che mi guardano sorridendo. Poco più in là vedo la Grande Moschea Sidi Youssef Dey e registro il suono del muezzin che richiama i fedeli alla preghiera, perché non mi è consentito entrare. Lasciando la Medina mi dirigo verso due tappe obbligate: la Cattedrale Saint Vincent-de-Paul di Tunisi che risulta un monumento esotico in un contesto orientale, per dirigermi verso la seconda imperdibile tappa: il  Museo del Bardo in cui sono custoditi importantissimi mosaici romani perfettamente conservati. Tra scene di caccia e di pesca, il trionfo di Nettuno, Ulisse e le sirene  e Virgilio con le Muse, ripercorro la vita romana, sentendomi a casa.

Dalla collina della Brysa, riesco a vedere il porto di Tunisi  camminando tra le rovine della  più importante capitale del mondo antico: Cartagine (Patrimonio Mondiale dell’Unesco).

Tra resti di statue e  capitelli, mi ritrovo dentro la storia delle infinite guerre Puniche studiate a scuola, che viste con gli occhi di oggi mi diventano affascinanti. Alle spalle la grande Cattedrale sconsacrata di Saint Louis, rivela ancora una volta la storia importante di questa zona, per quella strana miscela di stili che si sovrappongono passando dai bizantini ai moreschi.

Nell’adiacente costruzione faccio visita al Museo Nazionale di Cartagine che contiene al suo interno importanti oggetti archeologici che abbracciano il periodo storico partendo dai fenicio-punici, romano e afro-arabi musulmani. Lasciando la storia mi concedo un pranzo a Gammarth, la terrazza del ristorante si affaccia da un’alta scogliera, dove l’unica visione è un mare blu cobalto.
 
Tra cous-cous e pesce appena pescato anche i sensi del palato vengono appagati. Il blu del mare lo ritrovo a Sidi  Bou Said, un grazioso paesino caratterizzato dall’intenso utilizzo del colore blu della finestre e dal bianco delle case. Dimora e passaggio  di grandi artisti della storia dell’arte come Paul Klee, Gustave-Henry Jussot e Louis Mollet. Affascinante! È l’ora del tramonto e il cielo di Tunisi mi regala uno spettacolo di colori che mi costringe a fermare la macchina  per  immortalarlo e portarlo per sempre con me. Una volta in albergo, mi faccio coccolare  dalle mani sapienti di Serge nell’Hammam dell’Hotel Didon, e sono pronta a brindare con i miei amici dalla terrazza  del ristorante, tuffando il mio pane caldo nell’olio d’oliva Tunisino mescolato all’harissa, tra le note di  Alex, un dj  super cool che allieta le serate dei giovani trendy di Tunisi.
Il viaggio prosegue alla volta del granaio della Tunisia Nord –Orientale.
 


INFORMAZIONI
 
HOTEL

- The Residence
info-tunis@theresidence.com


- Hotel Villa Didon
www.villadidoncarthage.com

- Hotel Regency
www.regencytunis.com

Articolo pubblicato il 03 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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