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Quotidiano di Sicilia

Oli usati, perché conviene rigenerarli
di Rosario Battiato

La Sicilia, nel suo piccolo, ha fatto la parte: nell’ultimo censimento sono state raccolte quasi 8 mila tonnellate. Ogni anno benefici ambientali e 130 milioni risparmiati per l’acquisto di prodotti petroliferi

Tags: Olio Usato, Ambiente, Inquinamento



ROMA – Anche per gli oli usati c'è una seconda possibilità. Questi rifiuti pericolosi, che possono essere particolarmente inquinanti, sono da trattare con particolare cura soprattutto in una realtà come l'Italia dove esiste un alto tasso di presenza automobilistica. E proprio in tal senso il Paese si è distinto riuscendo a “rigenerare” l'88% delle 189.266 tonnellate di olio raccolto dal Consorzio obbligatorio degli oli usati (Coou). Anche la Sicilia fa la sua parte.

Per una volta l'Italia è al top. La media nazionale batte di gran lunga gli illustri colleghi europei fermi al 40% della Francia, al 50% della Germania al 68% della Spagna e al 14% della Gran Bretagna. Lo rivela un rapporto di Nomisma Energia di aprile su “Recupero e rigenerazione degli oli usati in Italia” dove si spiega come la raccolta e la rilavorazione per ottenere nuovamente basi lubrificanti garantisce il maggior beneficio ambientale. E non solo, perché anche l'aspetto economico resta particolarmente importante visto che l'Italia, secondo quanto riportato da Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, grazie alla rigenerazione del suo olio permette un risparmio considerevole sull'importazione di energia. Si tratta di 130 milioni di euro all'anno necessari per acquistare i prodotti petroliferi che servono da base per i lubrificanti. In 29 anni di attività del Coou il Paese ha risparmiato circa 3 miliardi di euro sulle importazioni di petrolio. La nascita del Consorzio risale al decreto del Presidente della Repubblica del 23 agosto 1982, n. 691 in Attuazione della direttiva (CEE) n. 75/439 relativa alla eliminazione degli oli usati poi pubblicato sulla GU n.270 del 30-9-1982, anche se è operativo dal 1984.

A dar lustro alla performance nazionale hanno contribuito gli impianti di rigenerazione che in Italia sono ben sei (2 in Francia, 4 in Germania, 5 in Spagna, 1 in Gran Bretagna) e 71 raccoglitori (38 in Francia, un centinaio in Germania, 41 in Spagna, 18 in Gran Bretagna).

Il trend della raccolta è in continua ascesa: si è passati dalle circa 50 mila tonnellate di oli esausti raccolte nel primo anno di
attività alle 177 mila raccolte negli ultimi anni. In 29 anni il conto è cospicuo: oltre 4,90 milioni di tonnellate di olio usato e dalle 4,34 milioni di tonnellate di olio rigenerabile sono state prodotte 2,4 milioni di tonnellate di oli base. Una cifra che corrisponde alla quantità equivalente al fabbisogno nazionale cumulato degli ultimi cinque anni, ma anche gasoli e bitumi.
L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli, ed è particolarmente pericoloso perché appena 4 chili di olio usato, in altri termini il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come un campo di calcio. Lo sanno bene anche gli ambientalisti di Legambiente che ogni anno usufruiscono della collaborazione del Coou nell'annuale report di Goletta verde che serve per monitorare lo stato dei mari nazionali. Proprio l'estate scorsa, in occasione dell'evento organizzato dall'associazione del cigno, sono stati diffusi i dati siciliani del 2011: nell'Isola il Consorzio ha raccolto 7.928 tonnellate di oli lubrificanti usati.

Articolo pubblicato il 07 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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