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Morto Giulio Andreotti un “divo” tra le ombre
di Redazione

È stato il protagonista assoluto di 60 anni di storia politica italiana

Tags: Giulio Andreotti



ROMA- Giulio Andreotti, ovvero il protagonista assoluto della scena politica italiana e internazionale per 60 anni, è morto nella sua abitazione romana. Previsti per oggi pomeriggio i funerali dell’uomo più presente e più discusso d’Italia: sette volte presidente del Consiglio, otto ministro della Difesa, cinque ministro degli Esteri, due ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell'Industria, una volta ministro del Tesoro e ministro dell'Interno.
 
Ha visto sette pontificati, 12 presidenti degli Stati Uniti, sette leader sovietici da Stalin a Gorbaciov. Presente in Parlamento dal 1946, dal 1991 era senatore a vita.
Sulla sua pluridecennale carriera politica aveva detto, con il proverbiale pragmatismo e con quel pizzico di scaramanzia che caratterizzava le risposte alle domande sul suo futuro, che “i bilanci si fanno postumi. Per ora posso dire di aver fatto un percorso lineare, senza aver avuto grandi incidenti e ottenendo soddisfazioni, frutto di un lavoro svolto sempre con una certa obiettività”. Anche il concetto di morte lo aveva sempre trattato con ironia e un pizzico di scaramanzia: “Non sono pronto. Spero di morire il più tardi possibile. Ma se dovessi morire tra un minuto, so che non sarei chiamato a rispondere né di Pecorelli, né della mafia. Di altre cose sì, ma su questo ho le carte in regola”, aveva detto qualche anno fa.

Battute derivanti dalla ricorrente ombra del sospetto che ha caratterizzato più tratti della sua attività. Andreotti è stato infatti sottoposto a giudizio a Palermo per associazione per delinquere. Mentre la sentenza di primo grado, emessa il 23 ottobre 1999, lo aveva assolto perché il fatto non sussiste, la sentenza di appello, emessa il 2 maggio 2003, distinguendo il giudizio tra i fatti fino al 1980 e quelli successivi, stabilì che Andreotti aveva “commesso” il “reato di partecipazione all'associazione per delinquere” (Cosa Nostra), “concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980", reato però “estinto per prescrizione”. Per i fatti successivi alla primavera del 1980 Andreotti è stato invece assolto.

Andreotti è stato anche processato per il coinvolgimento nell'omicidio del giornalista Mino Pecorelli, avvenuto il 20 marzo 1979. Secondo i magistrati investigatori, Andreotti commissionò l'uccisione di Pecorelli, direttore del giornale Osservatorio Politico (Op). Pecorelli - che aveva gia' pubblicato notizie ostili ad Andreotti, come quella sul mancato incenerimento dei fascicoli Sifar sotto la sua gestione alla Difesa - aveva predisposto una campagna di stampa su finanziamenti illegali del partito della Democrazia Cristiana e segreti riguardo al rapimento e l'uccisione dell'ex primo ministro Aldo Moro avvenuto nel 1978 ad opera delle Brigate Rosse. In primo grado nel 1999 la Corte di assise di Perugia prosciolse Andreotti. Successivamente, il 17 novembre 2002 la Corte di appello ribaltò la sentenza di primo grado e Badalamenti ed Andreotti furono entrambi condannati a 24 anni di carcere come mandanti dell'omicidio Pecorelli. Il 30 ottobre 2003 la sentenza d'appello venne quindi annullata senza rinvio dalla Corte di Cassazione, annullamento che rese definitiva la sentenza di assoluzione di primo grado.


“A pensare male si fa peccato ma spesso si indovina”

ROMA - “Il potere logora chi non ce l’ha”: se a una battuta capita di restare incollata al suo autore, non c’è esempio migliore di queste poche parole, pronunciate nel 1951 e che la storia legherà sempre alla poliedrica figura di Andreotti, uomo che le battute le aveva sempre pronte. Addirittura sin da bambino, come sostengono i suoi conoscitori. Proverbiali, pungenti, intrise di una saggezza misteriosa, le frasi celebri del senatore più famoso d’Italia, pronunciate anche per smontare chi gli stava antipatico. “È vero, la signora ha due occhi bellissimi, specialmente uno”, disse in un salotto romano, gelando una donna un pò troppo vanitosa. “A parte le guerre puniche , mi attribuiscono di tutto”, diceva commentando i guai giudiziari. A chi gli chiedeva un commento alla sua tendenza politica a “tirare a campare” senza prendere di petto le difficoltà, rispondeva sornione: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia...”. Ancora: “So di essere di media statura ma non vedo giganti attorno a me”. Oppure: “Non basta avere ragione ma bisogna avere anche qualcuno che te la dia”.Fino alla la celeberrima “a pensar male del prossimo si fa peccato, ma spesso si indovina”.

Articolo pubblicato il 07 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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