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Quotidiano di Sicilia

Alzheimer, colpiti in 409 mila. In Sicilia l’8% dei pazienti
di Patrizia Penna

Ufficio Studi Confartigianato: i costi delle demenze senili hanno raggiunto nel 2012 gli 11,5 mld. Caregiver: migliora l’assistenza ma il riferimento per il malato resta sempre la famiglia

Tags: Alzheimer, Confartigianato



PALERMO - È passato già un mese dalla sesta edizione della Giornata nazionale per la prevenzione dell’Alzheimer che, nella giornata del 6 aprile scorso ha portato più di 150 mila cittadini nelle piazze di 120 comuni italiani, per dare loro la possibilità di testare la propria predisposizione all’insorgere dell’Alzheimer analizzando abitudini alimentari e comportamentali.
 
L’evento è stato l’occasione per avviare una riflessione ed una sensibilizzazione sociale su Alzheimer e demenze senili in generale, malattie croniche invalidanti i cui notevoli costi sociali ed economici sono stati oggetto di una indagine elaborata dall’Ufficio Studi di Confartigianato: in Italia, sono 409 mila gli anziani colpiti da demenza (65 anni e oltre). Otto anziani su dieci colpiti sono disabili (78,6%). Questi dati, vanno incrociati e confrontati con quelli diffusi dalla Federazione Italiana Alzheimer (vedi l’intervista al presidente della Federazione, Gabriella Salvini, pubblicata sul Quotidiano di Sicilia del 10 febbraio 2012), secondo cui i siciliani senza memoria sarebbero circa 33 mila (ovvero circa l’8% del totale). Secondo Confartigianato, non c’è la Sicilia tra le regioni con il maggiore tasso di ospedalizzazione per disturbi mentali senili: i tassi più elevati sono stati registrati in Liguria, Provincia Autonoma di Bolzano, Emilia-Romagna, Lazio e Provincia Autonoma di Trento.

Confartigianato ha fatto riferimento anche ai costi economici del disordine mentale dovuto alle demenze che nel 2012 hanno raggiunto gli 11.439 milioni di euro, pari allo 0,73% del Pil. In Sicilia, tenuto conto del numero di malati, il costo dovrebbe aggirarsi intorno al milione di euro. Cifre notevoli che, non solo sono destinate ad aumentare in modo esponenziale (si prevede che il processo di invecchiamento della popolazione porterà ad un incremento della spesa stimata in 203 milioni l’anno, a valori 2012), ma che inoltre non costituiscono garanzia concreta della presenza di servizi di assistenza efficienti e distribuiti in maniera capillare ed omogenea su tutto il territorio nazionale. Come si legge anche nella Relazione sullo stato sanitario del Paese 2009-2010, diverse regioni italiane “hanno avviato processi di riorganizzazione della rete dei servizi sociosanitari dedicati alla demenza”, tuttavia resta sempre la famiglia il caregiver per antonomasia. Parenti, figli, nipoti: la dimensione affettiva diventa per i malati insostituibile appiglio, irrinunciabile àncora di salvezza nel subdolo oblio della memoria che si sgretola, si sbriciola, cancellando ricordi e coscienza di sé.

Articolo pubblicato il 08 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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