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Protesti e ritardo nei pagamenti. Maglia nera per la Sicilia
di Massimo Mobilia

Sono i dati diffusi dall’Osservatorio trimestrale Cerved Group su un campione di 605 mila imprese. Saracinesche chiuse e creditori alla porta: percentuali superiori alla media del Sud

Tags: Pa, Debiti, Imprese, Pagamenti



PALERMO – La crisi economica, in Sicilia come in Italia, c’è e si vede. Si percepisce ogni giorno non solo nelle tasche dei cittadini ma anche nelle attività commerciali e in ogni altro settore produttivo: sono ormai a decine le imprese costrette a chiudere bottega, per loro non restano solo che saracinesche chiuse e creditori alla porta. Chi avuto fin ora la forza monetaria e psicologica di non chiudere si trova però costretto a lottare sul mercato tra enormi difficoltà, a cominciare dal saldo dei pagamenti.
 
La Sicilia è la regione dove è stata registrata la situazione più critica per quanto riguarda appunto i pagamenti delle imprese, con una percentuale del 15,1% di attività che risultano avere un ritardo di oltre due mesi rispetto alle scadenze naturali.
Il dato è stato fornito da Cerved Group, l’Osservatorio trimestrale sui protesti e i pagamenti delle imprese italiane che, da un lato, analizza i protesti levati verso l’universo delle aziende, dall’altro le loro abitudini di pagamento monitorate attraverso il database Payline che contiene 40 milioni di informazioni su circa 2 milioni di imprese censite in tutte le regioni.

Altro record negativo dunque per la Sicilia, maglia nera per ritardo sui pagamenti, seguita da Calabria (12,7%), Campania (10,7%), Lazio e Umbria (10,2%) e Puglia (10%). Manco a dirlo, è ancora una volta il Sud ad esprimere le sofferenze maggiori, mentre le percentuali più basse sono state registrate in Trentino Alto Adige (3,3%), Veneto e Lombardia (4,8%).

è chiaro che la causa di questi ritardi, così come dei protesti, è da ricercare nella recessione che ha investito l’economia italiana a partire dalla seconda metà del 2011: in molti settori e in molte regioni la situazione dei mancati pagamenti e dei ritardi nella liquidazione delle fatture è peggiore rispetto al 2009, anno in cui il Pil italiano aveva fatto registrare la più drammatica caduta del dopoguerra. Si è notata addirittura un’accelerazione dei mancati pagamenti nell’ultima parte del 2012, con ben 22 mila società protestate, in aumento del 16% rispetto allo stesso periodo del 2011, un record assoluto.

Sul fronte protesti, ad esempio, il numero di società cui è stato levato almeno un protesto ha toccato nell’ultimo anno quota 47 mila (+8,8% sul 2011): un valore superiore non solo all’ultimo anno pre?crisi, il 2007 (+45%), ma anche rispetto al 2009. Solo l’industria, nonostante un peggioramento su base annua del 7,5%, è rimasta ancora al di sotto dei valori del 2009, mentre in tutti i settori del terziario, con l’eccezione del ramo dei servizi finanziari, sono invece stati superati i livelli dell’anno più nero, così come aumenti significativi si sono registrati in tutti i rami manifatturieri. Sono state le costruzioni comunque a pagare il dazio più pesante alla lunga crisi che ha colpito la nostra economia, con quasi 11 mila società protestate (+9,1% sul 2011).

Come per i pagamenti, anche per i protesti si configura un’Italia divisa in due con il Mezzogiorno che ha segnato un’impennata del 12%, a fronte invece di un +7,4% nelle regioni centrali, di un +2,6% nel Nord Ovest e di appena un +1,3% nel Nord Est. Una crisi dunque che conferma l’aumento del gap tra il Centro-Sud e il resto del Paese. In particolare, nelle regioni meridionali sono state protestate oltre 18 mila società nel 2012, con percentuali di crescita rispetto al 2011 ben oltre il 10% anche in Sicilia, in una classifica guidata da Basilicata (+18,2%) e Molise (+18,1%).

Il campione analizzato dall’Osservatorio, relativo agli ultimi quattro trimestri, comprende circa 605 mila imprese. I dati sui protesti sono ottenuti selezionando i casi riferiti a codici fiscali di persone fisiche titolari di imprese individuali o a codici fiscali che corrispondono a persone giuridiche. Le statistiche sulle abitudini di pagamento, invece, si riferiscono a insiemi di imprese chiusi ad un anno che devono rispettare alcuni criteri di qualità e di continuità nella disponibilità dei dati. In base all’aggiornamento dei campioni, in ogni nuovo numero si aggiornano i valori relativi agli ultimi trimestri esposti nel precedente rapporto. Nel dettaglio, Cerved Group utilizza una serie di variabili: per i protesti, vengono scelte le imprese cui è stato levato almeno un protesto nel trimestre analizzato. Ci sono poi i “termini concordati”, ovvero i giorni tra la data di emissione di una fattura e quella della sua scadenza, così come i giorni di pagamento, tra la data di emissione e l’effettiva liquidazione. C’è poi da considerare la “puntualità dell’impresa” e gli eventuali giorni di ritardo, cioè la differenza tra i giorni di pagamento e i termini concordati: quando la differenza è negativa l’impresa viene definita “puntuale”.
Massimo Mobilia

Articolo pubblicato il 09 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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