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"Porcellum", porcata incostituzionale. Rimandata legge elettorale
di Antonio Leo

Tags: Roberto Calderoli, Porcellum



ROMA – Alla fine la legge elettorale, battezzata “porcata” dallo stesso padre Roberto Calderoli, volenti o nolenti, i parlamentari dovranno modificarla. Dopo otto anni di liste bloccate e tre non maggioranze, ostaggio di Casini vari e Fini opposti, la Corte di Cassazione pare abbia tutta l’intenzione di dire basta. I supremi giudici hanno, infatti, trasmesso alla Corte Costituzionale gli atti relativi a un ricorso contro la legge elettorale approvata nel 2005, considerando “rilevanti” le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal ricorso stesso. In particolare viene contestato il premio di maggioranza così come previsto sia alla Camera che al Senato.

I giudici hanno fornito due spiegazioni a sostegno della “manifesta fondatezza” del ricorso. La pubblica accusa sostiene anzitutto che, alla Camera, il Porcellum altera gli equilibri tra le forze politiche. Il meccanismo premiale in esso previsto “da un lato, incentiva il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddicendo l’esigenza di assicurare governabilità” e, dall'altro, “provoca una alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che restano in carica per un tempo più lungo della legislatura”.

Ma la disamina della Suprema corte trascina sul banco degli imputati soprattutto la parte della legge relativa al sistema di elezione del Senato della Repubblica, reo di “rovesciare l’esito”. “Il premio di maggioranza al Senato – affermano i magistrati - pone dubbi di legittimità costituzionale per la mancanza di una soglia minima di voti e/o seggi e per un meccanismo irrazionale che di fatto contraddice lo scopo che vuole perseguire (assicurare la governabilità). Infatti essendo il premio diverso per ogni Regione, il risultato è una sommatoria casuale dei premi regionali che finiscono per elidersi tra loro e possono addirittura rovesciare il risultato ottenuto dalle liste e coalizioni su base nazionale”.

Tutte questione che la politica conosce da tempo, tanto che l’uscita della Corte sembra più un monito ad accelerare la riforma piuttosto che una vera e propria minaccia. Ovvio, qualora dichiarasse l’incostituzionalità si tornerebbe, sic et simpliciter, al Mattarellum: un ipotesi che spaventa quanti a sgobbare lungo le periferie d’Italia, a caccia di voti, non ci pensano nemmeno. Adesso, però, tutti sembrano volersi intestare la battaglia.

“La decisione della Cassazione conferma quanto da noi sempre detto – ha tuonato il vice presidente del Pd alla Camera, Andrea Martella - : il Porcellum è una pessima legge elettorale che non consente la governabilità e non permette una reale scelta da parte dei cittadini”. Sulla stessa lunghezza d’onda la senatrice siciliana, Anna Finocchiaro: “C’è una sentenza della Consulta che dice cose precise riguardo al Porcellum e le motivazioni dell’ordinanza della Cassazione sono chiarissime”.
Anche nell’altro emisfero (ora comunicante) dell’agone parlamentare sembrano concordi. Il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliarello (Pdl), ha annunciato per la prossima settimana le audizioni, alla Camera e al Senato, per affrontare la suddetta questione di costituzionalità del Porcellum. “Abbiamo una legge elettorale su cui grava il sospetto di incostituzionalità - ha affermato il ministro -. Sarebbe quindi bene che la politica dimostrasse di non voler cincischiare sulle riforme e risolvesse il problema prima della magistratura”, ma al tempo stesso non rinunci a voler cambiare “la forma di Governo”. Una riforma molto più lunga e che rischia di protrarre a lungo la questione, mentre sullo sfondo Silvio Berlusconi agita lo spettro delle elezioni “subito” qualora quello che lui considera “un attacco della magistratura” non dovesse fermarsi. Una minaccia che rischia di imbrigliare ancora una volta il Paese e costringere gli italiani a tornare alle urne con una legge incostituzionale.
 

 
E se tornasse il Mattarellum? Guida minima sull’ex Legge elettorale

ROMA – In molti nella giornata di ieri hanno invocato l’abolizione immediata del Porcellum e il ripristino contestuale della legge Mattarella. Tra i principali sostenitori, la senatrice Anna Finocchiaro: “La miglior risposta che le forze politiche possono dare, la più responsabile e inequivoca, è quella di abrogare la legge Calderoli e di tornare al Mattarellum con le dovute correzioni”. Ma esattamente di cosa si tratta? Il cosiddetto Mattarellum è una legge elettorale del 1993, in vigore fino al 2005, e prende il nome dall’allora relatore Sergio Mattarella. La norma prevede un sistema elettorale misto: il 75% dei seggi vengono assegnati attraverso un meccanismo maggioritario a turno unico; il restante 25% attraverso il recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato tramite un metodo di calcolo denominato “scorporo”. La “parte” proporzionale contempla, inoltre, liste bloccate e uno sbarramento del 4% alla Camera. Il sistema così concepito riunisce pertanto tre diverse modalità di ripartizione dei seggi (quota maggioritaria di Camera e Senato, quota proporzionale alla Camera, recupero proporzionale al Senato).

Articolo pubblicato il 18 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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