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Quotidiano di Sicilia

Femminicidio: l’anno dell’orrore. In Sicilia 15 vittime nel 2012
di Roberto Quartarone

La nostra Isola con 776 richieste di aiuto ai centri antiviolenza partecipa al bollettino di guerra del Paese. Violenza difficile da arginare: generale calo delle richieste di aiuto dalle donne

Tags: Femminicidio



PALERMO – Nel 2012, si è enfatizzato molto il tema dei femminicidi: sono diventati una piaga sociale, un “bollettino di guerra” (dal nome di un blog che li elenca uno per uno). 776 richieste d’aiuto ai centri antiviolenza, 15 donne vittime di un omicidio di genere: la Sicilia partecipa con questi numeri al bollettino, per dodici mesi di cronache difficili da leggere.

Dalla prospettiva di una società moderna, in cui dovrebbe essere già assimilata la cultura del rispetto e dell’uguaglianza di genere, è una sconfitta: sembra che in alcune persone rimanga l’idea della donna da possedere, della partner da sottomettere, della necessità di dimostrare l’amore attraverso una gelosia che sfocia in violenza. Ed è una sconfitta che i centri antiviolenza, gli ultimi presìdi che aiutano le donne più disperate, debbano lottare per la sopravvivenza.

In Sicilia ce ne sono vari, disseminati nei tre angoli, ma sono solo tre quelli affiliati all’associazione nazionale Dire (Donne in rete contro la violenza): il Cedav di Messina, fondato nel 1989, Le Onde di Palermo, classe ‘92, e il Thamaia di Catania, aperto nel ‘03 e quindi giunto al decennale. A livello nazionale l’associazione Dire punta ad essere un interlocutore privilegiato con le istituzioni e, ovviamente, mettere in rete i centri antiviolenza aiuta per scambiare le esperienze e migliorare insieme.

Le 776 richieste d’aiuto giunte in Sicilia sono ripartite in maniera disomogenea: 431 a Palermo, 138 a Messina, 206 a Catania, tutti dati di poco inferiori rispetto al 2010.

Sui 431 contatti, il centro antiviolenza Le Onde di Palermo ha accolto e accompagnato in totale 285 donne, che hanno usufruito della consulenza gratuita. La maggior parte ha saputo dell’esistenza del centro grazie al passaparola o al 1522, il numero telefonico nazionale di riferimento. Ha tra i 31 e i 50 anni, è istruita, ha figli, proviene dalla classe media: questo è più o meno il ritratto di chi si rivolge al centro. Violenze fisiche (58%), economiche (39%) e psicologiche (86%) sono le motivazioni che spingono a chiedere aiuto. Le straniere rappresentano il 14 per cento.

Il centro Thamaia ha preso in carico 100 delle 206 donne che hanno chiesto aiuto. Come per Le Onde, il passaparola e il 1522 sono i canali privilegiati, anche se le forze dell’ordine e la sanità hanno un peso nell’indirizzare verso il centro antiviolenza. Anche le caratteristiche sono simili: la maggior parte ha tra i 26 e i 45 anni, è sposata con figli, ha un diploma di scuola superiore e ha subito violenze fisiche (37%), economiche (12%) o psicologiche (37%). L’11 per cento è straniera.

Delle 138 donne che hanno contattato il Cedav di Messina, solo due sono straniere. Il 44 per cento ha tra i 30 e i 39 anni, solo il 21 per cento ha un lavoro. Le violenze fisiche (28%), psicologiche (40%) ed economiche (22%) sono sempre le ragioni predominanti.

I dati possono comunque essere traditori: come ha spiegato lo scorso anno Loredana Piazza, presidentessa del Thamaia, i numeri oscillano di anno in anno e ciò significa che “a fronte di tanto parlare di violenza, non si è riusciti ad arginare il fenomeno. La mia lettura è che non ci si debba fermare, bisogni combattere, ma non tanto con leggi o moniti: il fenomeno è tutto culturale”.
 

 
#RestiamoVive. Un tour da Sud a Nord contro il silenzio

PALERMO – Il centro antiviolenza Le Onde di Palermo attende per il 6 luglio Celeste Costantino: la deputata di Sinistra ecologia e libertà ha iniziato il 13 maggio il viaggio #RestiamoVive, un tour tra otto centri antiviolenza italiani, da Sud a Nord e ritorno.
“I centri antiviolenza – ha spiegato l’onorevole calabrese, che è partita da Cosenza – svolgono un ruolo fondamentale in ottica di prevenzione e aiuto, ma molte di queste strutture non riescono ad andare avanti per i continui tagli, per le difficoltà ad accedere periodicamente alle programmazioni regionali”.
“Oltre ad un impegno istituzionale – ha proseguito – che insieme a tutto il gruppo parlamentare di Sel ci siamo assunti con una proposta di legge contro il femminicidio, sentivo il bisogno personale e politico di visitare questi spazi. Con #RestiamoVive segnaleremo la capacità di vincere e non quella di essere sconfitte dalla violenza”.
L’obiettivo è ascoltare chi lavora sul territorio, per avvicinare la politica e le istituzioni, lontanissime da queste realtà, e rendere possibile un lavoro strutturato, basato anche e soprattutto sulle istanze provenienti dai centri antiviolenza. Qualcosa che finora è mancato.

Articolo pubblicato il 21 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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