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Mare siciliano pronto, è guerra sui canoni
di Rosario Battiato

Appello di Federturismo-Confindustria: “Troppi balzelli, così si bloccano le iniziative degli imprenditori turistici”. L’Italia tra i paesi europei con la più alta qualità di acque balneabili, bene anche l’Isola

Tags: Demanio



PALERMO – Nonostante le apparenze, si prospetta un mare particolarmente agitato per la prossima stagione. L'Italia rientra nella top10 europea dell'eccellenza per le aree di balneazione potendo contare sull'85% delle acque in regola, ma l'ottimo dato che potrebbe rilanciare il turismo anche sulle coste isolane si scontra con un durissimo scontro tra Regione e gestori degli impianti di balneazione a causa del decreto del governatore regionale che prevede aumenti fino a sei volte per le concessioni demaniali.

Le buone notizie arrivano dall'Agenzia europea dell'ambiente (Aea), sulla base dei dati della stagione 2012. Il rapporto annuale piazza l'Italia tra le eccellenze europee con un dato pari all'85% e superiore alla media Ue che si è fermata al 78%. Un ottimo risultato anche perché il Belpaese conta la maggioranza relativa (5.509 su 22.184) in materia di siti di balneazione in Europa. Un bel balzo in avanti visto che nel 2011 erano stati 133 i siti chiusi, mentre nel 2012 è rimasta interdetta al pubblico soltanto la spiaggia di Mola a Capoliveri (Livorno). Ci sono altre 65 spiagge non in regola, ma nella cartina dell'Europa pubblicata dal dossier, dove ad ogni punto rosso corrisponde un sito con bassa qualità o non adeguato ai valori richiesti in Europa, non ci trovano realtà siciliane tra quelle prese in esame.

L'elenco del litorale malato l'avevano fatto gli assessorati alla Salute e al Territorio e Ambiente che, sulla Gurs numero 14 del 22 marzo scorso, avevano pubblicato il decreto del 7 marzo 2013 “Stagione balneare 2013” inserendo in allegato i tratti di mare e di costa non adibiti alla balneazione. In generale, stando agli ultimi dati del ministero, la Sicilia ha le migliori acque di balneazione d'Italia, anche se, secondo il dipartimento per le attività sanitarie della Regione, dal 2010 al 2011 sono cresciuti di 15 chilometri i tratti di costa non accessibili ai bagnanti, che sono passati da 230 a 245 chilometri su un litorale di 1.484 chilometri.

In ogni caso il litorale siciliano potrebbe non godere appieno della nuova stagione a causa della guerra che si è scatenata tra operatori e Regione. Il recente decreto con cui il presidente della Regione siciliana ha aumentato in modo indifferenziato di oltre 6 volte i canoni di concessione demaniale con effetto retroattivo a partire dal 1 gennaio 2013, potrebbe avere gravi ripercussioni sulla filiera del turismo balneare isolano. Lo ha precisato in una nota Federturismo-Confindustria. “Le imprese turistiche hanno predisposto piani di investimento e ipotesi di rientro sulla base di accordi precisi e confermati nonostante la crisi, ma alla luce di tale decisione unilaterale si rischia di compromettere tutti i calcoli alimentando un contenzioso con la Regione e il blocco delle iniziative, oltre a scoraggiare - a fronte di un quadro di riferimento così instabile e in continua mutazione - investitori esteri o di lungo periodo”.

Intanto sono state avviate operazioni, anche a livello nazionale, perché il problema dei canoni coinvolge tutta Italia. Di recente i parlamentari del PD Silvia Velo, Caterina Bini  hanno presentato una risoluzione al Governo per richiamare l'attenzione dell'Esecutivo sulla questione dei canoni demaniali pertinenziali. “Stanno, infatti, 'venendo al pettine' – si legge in una nota di Sib Confcommercio e Fiba Confesercenti - i nodi di una norma del 2006 sulla determinazione dei canoni demaniali marittimi che, con l'applicazione di spropositati valori OMI per le opere incamerate dallo Stato, ha portato quei canoni a valori tali da non poter essere corrisposti “. A rischio ci sarebbero oltre 300 stabilimenti balneari.

Articolo pubblicato il 22 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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