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Giovani derubati del futuro nel silenzio totale delle istituzioni
di Fabrizio Margiotta

Save the children lancia la campagna “Allarme Infanzia”: la vera minaccia è la povertà. Qualità della vita: al Sud gravissime carenze sul fronte dei servizi per l’infanzia

Tags: Save The Children



PALERMO - Mi hanno rubato il futuro, ma nessuno mi sente. Una frase che sta riempiendo sedici città italiane (tra cui Palermo) dal 20 maggio, giorno in cui è stata lanciata la campagna “Allarme Infanzia” di Save The Children. Una frase che potrebbe essere perfettamente sulla bocca di tanti ragazzi e ragazze reali, e non solo sulle gigantografie o sui manifesti esibiti con fierezza da tanti volontari.
 
Sì, perché oggi i giovani si sentono rapinati del loro futuro, derubati di ogni speranza, tramortiti dal silenzio assordante delle istituzioni e della società. Save The Children, organizzazione internazionale indipendente che già dal 1919 lavora per migliorare concretamente le condizioni di vita dei bambini nel mondo, ha diffuso in questi giorni un dossier dal titolo emblematico, L’Isola che non sarà, e un’interessante indagine, Le paure per il futuro dei ragazzi e genitori italiani, condotta da Ipsos su un campione di 401 ragazzi tra i 14 e i 17 anni e 1487 genitori con figli minori. Ciò che emerge dal dossier e dalla ricerca desta particolare allarme: il 25% degli adolescenti italiani pensa che il proprio futuro sarà più difficile rispetto a quello dei propri genitori e un ragazzo su quattro (il 23%) pensa o spera di andare all’estero per assicurarsi un’opportunità, mentre aumentano le disuguaglianze per l’accesso all’università, con il 30% dei genitori che non riesce a pagare le rette dei figli.
 
Per leggere correttamente questi dati, basti considerare che l’Italia, in una classifica di “povertà di futuro” di bambini e adolescenti stilata a livello europeo, sarebbe praticamente ultima, se non fosse per la Bulgaria e la Grecia, Paesi attraversati da evidenti contraddizioni e crisi apparentemente ben peggiori. E allora, in che cosa consiste il “furto” di cui parla la campagna “Allarme Infanzia”? In primis, povertà economica: la minaccia più evidente, più odiosa perché spesso semplicemente ereditata dai bambini, al di là di ogni possibile scelta.
 
Save The Children parla di 720.000 minori che nel nostro Paese vivono in condizioni di povertà assoluta, condizioni che vengono senz’altro peggiorate dall’esclusione sociale, vera e propria piaga che rende la vita dei minori ancora più difficile. A seguire, povertà di formazione: se l’istruzione è da sempre la chiave del progresso economico e sociale di un Paese, di certo non è rassicurante sapere che, in Italia, il 21% dei quindicenni esaminati con i Test Pisa (promossi dall’Ocse) mostra scarse competenze di lettura e che quasi un giovane su cinque tra i 18 e i 24 anni è fermo alla sola licenza media.
 
Inoltre, non solo molti bambini non possono accedere a beni e servizi necessari a causa della povertà economica, ma spesso questi servizi non esistono: sette minori ogni cento, infatti, nascono e crescono in prossimità di aree industriali o discariche e, specialmente nel Mezzogiorno, si registra una grave carenza di aree verdi e asili nido (meno di due bambini su dieci ne frequentano uno, pubblico o privato). Come se tutto ciò non bastasse a disegnare un quadro di preoccupante degrado, Save The Children ci ricorda anche che secondo alcune indagini svolte nel 2012, coordinate ai dati Istat, circa il 20% dei bambini e dei ragazzi non è mai andato al cinema nel corso dell’anno, il 26% non ha praticato sport, il 33-35% non ha usato internet né computer, il 39,5% non ha letto un libro.

Proiettando questi dati a livello regionale, l’allarme infanzia non si placa, anzi. Il tasso di povertà minorile in Sicilia si attesta al 44% e anche il tasso di dispersione scolastica è tra i più elevati: 1,01% nelle scuole elementari di Palermo contro una media nazionale dello 0,55%, 10,6% nelle scuole medie del capoluogo contro l’8,6% nazionale, 16,5% nelle scuole superiori (15% nazionale), mentre la fruizione degli asili nido pubblici è ferma al 5%, contro il 12% nazionale. Inoltre, i dati forniti proprio da Save The Children nel corso della terza edizione dell’Atlante dell’infanzia (a rischio) e riportati l’anno scorso dal nostro Quotidiano, parlavano di voci di spesa dei comuni siciliani molto ridotti nei servizi per l’infanzia, aumento esponenziale dei giovani disoccupati, minori oppressi dalla cementificazione massiccia e senza criterio, avvelenati dalle scorie culturali e chimiche delle mafie.

Chi avrà ancora il coraggio di negare che si tratti di un furto alla gioventù e all’infanzia? Del resto, è come rubare una merendina a un bambino. O forse qualcosa di più di una merendina.

Articolo pubblicato il 23 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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