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Irregolarità e frodi comunitarie. La Sicilia deve 153 milioni all’Ue
di Anna Claudia Dioguardi

In Italia 382 milioni da recuperare. L’Isola al primo posto, seguono Calabria e Puglia. Nel Mezzogiorno il 92,2% dei casi. Al Nord il 4,5%, al Centro il 2,5%

Tags: Unione Europea



CATANIA - Irregolarità e frodi comunitarie, fenomeni sempre più “italiani”. Secondo la “Relazione 2012 sui rapporti finanziari con l’UE e sull’utilizzo dei fondi comunitari” della Corte dei Conti, nel 2011, con riguardo a irregolarità e frodi a danno del bilancio comunitario, in Italia si è registrato un rilevante incremento complessivo degli importi da recuperare che sono arrivati a quota 382,6 milioni di euro “di cui – si legge - circa il 94,4% sono ascrivibili a fenomeni relativi ai fondi strutturali e il 5,6% a fattispecie relative al FEAGA e FEASR”, ossia dei fondi destinati allo sviluppo agricolo e rurale.

Passando dal nazionale al locale potremmo aggiungere: irregolarità e frodi comunitarie, fenomeni sempre più “siciliani”. A finire nel mirino della Corte dei Conti sono infatti, in particolare, i programmi regionali che incidono per il 94,7% sull’importo complessivo. E la Sicilia tira le redini di questa carovana di regioni deficitarie, dove la regolarità è un’eccezione appartenente a sole quattro Regioni/Province: Valle d’Aosta, Provincia autonoma di Trento, Molise e Sardegna.

Con 153,5 milioni di euro da recuperare a seguito di irregolarità, la Sicilia risulta la Regione più deficitaria anche se a non brillare è tutto il meridione. Calabria, Campania e Puglia seguono infatti a ruota con importi rispettivi di 91,5, 76,2 e 14,3 milioni di euro. Nel totale il 92,9% dei fenomeni di irregolarità è stato riscontrato nel Sud italia, il 4,5% interessa le Regioni del Nord e il 2,5% quelle del Centro.

Sempre focalizzandoci sulla Sicilia, è emersa, in particolare una casistica legata alla programmazione 2000-2006 del FEAOG - Orientamento per un importo complessivo di due milioni di euro. Casistica che ci accomuna alla Puglia in cui la cifra arriva a 14,7 milioni di euro.

Critico è il commento della Corte dei Conti che, nella relazione, fornisce anche una spiegazione alla maggiore incidenza del fenomeno tra le Regioni meridionali e, in particolare tra quelle inserite nell’obiettivo Convergenza. “Ciò è riconducibile – si legge nella relazione - alla circostanza che esse sono destinatarie di rilevanti risorse europee, e sono influenzate dalla particolare situazione socio-economica locale, caratterizzata da vari fattori negativi connessi con la presenza sul territorio della criminalità organizzata e con un più marcato ritardo nella crescita economica rispetto alle altre aree”.

In particolare la Corte dei Conti si sofferma sul fenomeno delle frodi, ritenendo estremamente preoccupante che fra i sistemi utilizzati “è frequente la mancata realizzazione delle attività finanziate, soprattutto nel settore dei contributi pubblici”. Una condotta che risulta quindi strumentale alla illecita distrazione dei fondi concessi, pregiudicando altresì le finalità specifiche a cui le sovvenzioni sono indirizzate, “rivolte – conclude la relazione - alla riqualificazione professionale dei lavoratori e allo sviluppo delle attività imprenditoriali, vanificando l’obiettivo di incentivare le occasioni di crescita nel settore e nelle Regioni
interessate”.

A confermare il preoccupante aumento del fenomeno delle frodi comunitarie sono anche i dati delle Corti d’appello siciliane. In particolare la Corte d’appello nissena registra un +77% di iscrizioni per tale reato tra giugno 2011 e luglio 2012. In aumento le iscrizioni anche nel palermitano, dove si passa da 16 a 35 casi. Un notevole incremento – commenta il Presidente Vincenzo Oliveri - in correlazione con l’intensificarsi degli scambi commerciali all’interno della Comunità Europea”.

Articolo pubblicato il 28 maggio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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