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Quotidiano di Sicilia

Mafia Spa, proventi per 1,9 miliardi di euro
di Patrizia Penna

Lo rivela il rapporto del Centro Interuniversitario Transcrime dell’Università Cattolica. In Sicilia la criminalità organizzata predilige 3 settori: rifiuti, sanità e appalti pubblici

Tags: Mafia, Economia



PALERMO - Ha mutato nel tempo alcune dinamiche di gestione degli affari, ha preso atto sia dei mutamenti sociali che hanno avuto luogo nei vari decenni, sia della più recente crisi economica, “pare” abbia allentato la sua morsa al Sud, che ha già ampiamente depredato di tutte le risorse, per spostarsi al Nord (soprattutto Milano, Brescia, Lecco e Como), alla ricerca di business nuovi e sempre più redditizi: stiamo parlando della criminalità organizzata, l’unica “azienda” italiana per nulla scalfita dalla recessione, quella che in Sicilia predilige i settori della sanità, dei rifiuti e degli appalti pubblici, quella che nell’immaginario collettivo non è più incarnata da loschi individui con la coppola  in testa e con uno spiccato accento dialettale ma da uomini in giacca e cravatta che investono soprattutto in immobili (sia case che terreni), acquistano auto e barche e investono solo il 9% dei proventi in aziende perchè in fondo non si sentono grandi imprenditori e preferiscono le Srl con una bassa profittabilità.

Questi sono solo alcuni degli aspetti emersi dallo studio realizzato dal Centro Interuniversitario Transcrime dell’Università Cattolica, dal titolo “Quali beni, quali mafie, per quale utilizzo?”, una sorta di identikit del malavitoso-imprenditore, un vero e proprio spaccato delle cosche criminali che penetrano il tessuto economico del nostro paese come una cancrena difficile da estirpare.

Nelle tasche dei mafiosi nel 2011 sarebbero entrati qualcosa come 25,7 miliardi di euro di proventi, pari all’1,7% del Pil. Di questi, 10,6 miliardi (0,7% del Pil) sarebbero andati direttamente alle organizzazioni criminali cui appartengono. Tra le organizzazioni criminali, ha spiegato il professor Ernesto Savona di Transcrime in Prefettura a Palermo a magistrati ed investigatori impegnati nel contrasto alla mafia, nel 2011 è stata la camorra quella con gli ‘incassi’ maggiori, ricavando 3,750 miliardi, seguita dalla ndrangheta con 3,491 miliardi; cosa nostra ha incassato 1.874 miliardi.

Sono le estorsioni, con il 44%, la principale fonte di finanziamento delle mafie in Italia che a loro volta investono prevalentemente in immobili (52,3%): case e terreni che i mafiosi acquistano nei territori che controllano a prescindere dall’effettivo valore commerciale.

Che la criminalità abbia da sempre dimostrato uno straordinario fiuto per gli affari e uno spiccato spirito imprenditoriale, è cosa nota. Il Qds dello scorso mercoledì 17 aprile aveva già messo in evidenza i risultati del Focus Sos Impresa realizzato da Confesercenti Sicilia che ha quantificato in circa 5 miliardi il giro d’affari della mafia nella nostra Isola negli ultimi 3 anni. Ciò significa che, allo stato attuale, in pasto alla mafia finisce qualcosa come circa il 6,5% del Pil isolano.

Tale cifra esorbitante va messa a confronto con il numero esiguo di denunce per estorsione e racket registrate in Sicilia e che, secondo le 4 Corti d’Appello siciliane, sono addirittura in calo: il risultato è un contrasto stridente, imbarazzante, che fa riflettere sulla necessità di un risveglio delle coscienze dei cittadini che devono essere chiamati a fare la loro parte e a sostenere le istituzioni nel contrasto al malaffare, poiché il silenzio omertoso di chi non si ribella, è peggiore del male stesso.

Articolo pubblicato il 04 giugno 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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