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Incidenza del tasso di povertà relativa: 23,3% al Sud
di Chiara Borzì

È stato pubblicato dall’Istat il Rapporto Annuale 2013: i dati si riferiscono al 2010 e al 2011. +0,3% rispetto al 2010 e +1,4% rispetto al 2009. La media nazionale è dell’11,1%

Tags: Istat, Economia



Palermo – In questo momento di profonda crisi gli italiani sono stati costretti a rivedere i loro capitoli di spesa. Le nostre abitudini sono cambiate a causa di un drastico calo delle possibilità economiche, tendiamo al risparmio ma non riusciamo a raggiungerlo per via del continuo aumento dei costi.

I dati che l’Istat ci fornisce nel Rapporto Annuale 2013 ritraggono proprio un aumento della spesa media mensile. I dati registrati dal 2010 al 2011 testimoniano questa difficoltà italiana nel far fronte a molte più necessità. Attenzione però. Soprattutto nel meridione non mancano dati che fanno emergere la tendenza a spese “superflue”, come quelle per i tabacchi, a scapito di altre più utili come trasporti o cultura.

Secondo i dati Istat, al Nord la necessità di spesa è maggiore: su una media mensile nazionale di 2.500 euro, si spendono addirittura 354,83 euro in più (2.842,74 totali); al Centro 89,07 euro in più (2.576,98 totali) mentre nel meridione la spesa crolla bruscamente sotto la media, con ben 593,94 euro (1.893,97 totali) sborsati in meno mensilmente.

Tra il 2010 e il 2011 ad aumentare sono stati pochissimi capitoli di spesa. Tra questi, in modo percettibile troviamo i trasporti, passati dal 13,8% al 14,2%, in maniera molto più contenuta le spese per l’abitazione, dal 28,4% al 28,9% e l’alimentazione, dal 19% al 19,2%. Spese per istruzione, salute e tabacchi sono rimaste invariate con medie attorno all’1%. Sono invece scese spese per carburanti (dal 5,3% al 5,2%), comunicazioni (dal 2% a 1,9%), tempo libero (dal 4,4% al 4,2%) e abbigliamento (dal 5,8% al 5,4%).

Volendo tracciare un tendenza geografica tra le tre fasce d’Italia Nord-Centro-Sud, notiamo subito per il meridione una tendenza alla spesa maggiore rispetto il resto del territorio.

Pur registrandosi un calo interno rispetto al 2010, possiamo dire che i meridionali spendono complessivamente il 9% in più rispetto al Nord e il 7,2% in più rispetto al Centro per gli alimenti, lo 0,6% in più per il tabacco, l’1,2% per l’abbigliamento e poco di più per la comunicazione. Spendono però il 4,6% in meno per l’abitazione rispetto al Nord e il 7,6% meno rispetto al Centro, il 2,4% per i trasporti e l’1,3% in meno per cultura e tempo libero. La spesa rimane sostanzialmente uguale al resto d’Italia per istruzione, sanità ed energia elettrica.

Questo quadro tracciato va chiaramente proporzionato alla tipologia di famiglia che ritroviamo nel paese. Secondo i dati Istat, le spese mensili hanno un incidenza maggiore nelle famiglie con più di tre figli, in cui sono sborsati mensilmente 4.417,99 euro.
Al contrario le persone sole, ma solo quelle con più di 65 anni, fanno registrare una spesa media di 1.700 euro mensili. Le coppie adulte, dai 35 ai 65 anni, con figli hanno una spesa di 2.904, 42 euro. Infine, le coppie con 65 anni e più, spendono 2.632,78 euro.

Al Sud e nelle isole, salvo rari casi, il mantenimento di qualsivoglia tipo di famiglia avviene paradossalmente anche con spese tra le più alte d’Italia. Escluso il calcolo di esborso complessivo che sappiamo essere più contenuto rispetto Nord e Centro, capitoli come l’alimentazione si compongono del 6,8% in più, nelle isole addirittura l’8%.

Per l’abbigliamento il 2% in più. Spese molto più contenute e, anche al di sotto della media nazionale, si registrano come detto per abitazione, combustibili (-6%), trasporti (-2% circa) e istruzione e tempo libero insieme (- 2,1%). Rimangono nella media i tabacchi.

I dati ricavati dall’ultimo Censimento sull’incidenza del tasso di povertà relativa, confermano le peggiori condizioni in cui versa il Mezzogiorno. Su una tasso nazionale dell’11,1% (+0,1% rispetto al 2010 e +1,9 al 2009), al Sud la povertà incide per il 23,3% (+0,3% al 2010, + 1,4% al 2009). Ad essere gravemente colpiti sono proprio le famiglie numerose, quelle con tre o più figli minori a carico, con un incidenza del 50,6%. Il peso della povertà relativa per questi nuclei è aumentato in tre anni del 13,9%. Tornano ad essere vulnerabili anche le famiglie con un solo minore a carico: il loro tasso è passato dal 24,6% al 26%. Ad essere meno a rischio sono le coppie più anziane, dato diminuito dello 0,8%, ma ad aumentare è invece il tasso per le persone sole e con più di 65 anni: + 2,5% d’incidenza rispetto il 2010.

Al Nord le famiglie con tre o più figli registrano un rischio d’incidenza relativa di solo il 12,4%, il 22,8% in meno rispetto al sud. Gli anziani soli, pur saliti ad un tasso del 5,4%, registrano comunque il 17,8% in meno d’incidenza.
Di fronte a questi dati, la percezione che le famiglie meridionali hanno della loro economia non può essere rosea. Ciò accade nonostante alcuni capitoli di spesa siano decisamente più contenuti. Il Sud continua a vivere dunque un rischio povertà troppo sproporzionato rispetto le altre macroregione d’Italia.

Articolo pubblicato il 06 giugno 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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