Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Napolitano li insultava e gli insultati esultavano
di Carlo Alberto Tregua

Falchi Pdl e sinistra Pd in rivolta

Tags: Giorgio Napolitano



Oltre un mese è passato dal quel sabato 20 aprile, giorno in cui il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rieletto per la prima volta dal dopoguerra, ha proferito il suo discorso al Parlamento.
Esso è stato un insieme di rimproveri, anche molto forti, nei confronti dei partiti che non avevano capito la gravità della situazione. Ognuno di essi tirava il lenzuolo dal proprio lato, anteponendo il proprio interesse a quello generale dell’intero Paese.
Bersani, con il suo sciagurato patto con Vendola, aveva spostato verso la sinistra estrema l’asse del Parlamento. Il suo disegno intendeva aggregare i grilletti in modo da escludere il centro di Scelta civica e i moderati di Berlusconi.
Ma Grillo, più furbo di lui, aveva capito che l’abbraccio con Bersani sarebbe stato mortale e ha rifiutato ponendosi in alternativa anche nella vicenda dell’elezione del Presidente della Repubblica.
Il Comico genovese sa che l’accorso del M5s con qualunque partito rappresenterebbe la sua fine.

Riportiamo alcuni dei passaggi più gravi del discorso di Napolitano.
È emerso (…) un drammatico allarme per il rischio ormai incombente di un avvitarsi del Parlamento in seduta comune nell’inconcludenza, nella impotenza ad adempiere al supremo compito costituzionale dell’elezione del Capo dello Stato.
Applausi.
Quanto è accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto d’arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità.
Applausi.
Negli ultimi anni (...) hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento.
Applausi.
Sulla base dei risultati elettorali (...) non c’è partito o coalizione (omogenea o presunta tale) che abbia chiesto voti per governare e ne abbia avuti a sufficienza per poterlo fare con le sole sue forze.
Applausi.
Tutte le forze politiche si prendano con realismo le loro responsabilità.
Applausi.
Inizia per voi un lungo cammino da percorrere, con passione, con rigore, con umiltà.
Applausi.
 
Perché riprendiamo i fatti accaduti nel giorno indicato? Perché dobbiamo prendere atto che nei due partiti maggiori della coalizione i falchi del Pdl e la sinistra estrema del Pd continuano a recalcitrare e a sottolineare come questo sia un Governo che non avrebbero voluto.
Bella scoperta, direbbe chi viaggia in una cabriolet. Ma la situazione gravissima in cui versa il Paese ha imposto la grande coalizione, come accadde in Germania nel 2005. Solo che noi non siamo tedeschi. Loro si misero a lavorare di buzzo buono e portarono il Paese fuori dalle secche. Qui si continua a dissertare del sesso degli angeli e provvedimenti veri per innestare un processo di crescita dell’economia ancora non se ne vedono.
Ma cosa volete, Governo e Parlamento, che Napolitano vi bastoni e vi insulti ancora per fare quello che la gente si aspetta? Non vi basta che un romano su due non sia andato a votare esprimendo in tal modo non solo disinteresse, ma anche disgusto per i vostri comportamenti?

Ribadiamo ancora che queste considerazioni non sono antipolitica, ma quello che pensa la gente. Basterebbe che lor signori viaggiassero su tram, autobus e metropolitane per sentire quello che pensa il popolo, anziché in lussuose auto blu per proteggerli non si sa da che cosa o da chi.
Dopo il via libera della Commissione Ue, che ha chiuso la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, seppure imponendo sei prescrizioni pesanti, già descritte in un precedente editoriale, il Governo non dovrebbe perdere neanche un minuto per varare un pacchetto di norme aventi i seguenti obiettivi.
Il taglio della spesa improduttiva, a cominciare da quella destinata a politici, partiti e burocrati, per destinare le risorse liberate a detassazione dei redditi bassi (aliquota 23%); riduzione del cuneo fiscale di almeno cinque punti; detrazione dell’Irap dall’Ires; assunzioni a previdenza zero dei giovani fino a trent’anni; detassazione per ricerca, nuovi investimenti, startup e sostegno (non aiuto) a tutte le imprese del settore turistico diretto o indiretto.
Non c’è più tempo. Ogni istante perduto fa aggravare la malattia sociale ed economica.

Articolo pubblicato il 06 giugno 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐