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Sulla vendemmia l’ombra dei prezzi d’uva
L’assessore regionale all’Agricoltura illustra i pericoli della stagione centrale: “E l’Ocm ci penalizza nello stoccaggio”. Cimino: “Se diminuiscono ancora molti grappoli resteranno nelle viti perché sarà più conveniente”

Tags: Vendemmia, Uva, Michele Cimino



PALERMO - La vendemmia 2009 anche in Sicilia come nel resto d’Italia inizia sotto ottimi auspici grazie all’inverno piovoso e a un clima primaverile asciutto, ma come in Puglia nell’Isola si corre il rischio di un calo del prezzo dell’uva che potrebbe avere gravi ripercussioni sugli operatori del settore.

L’assessore regionale all’Agricoltura e foreste Michele Cimino fa il punto sulla realtà del vino in Sicilia, non nascondendo le sue perplessità sulla riforma Ocm entrata da poco in vigore. “Dalle prime impressioni degli operatori del settore è prevista un’ottima annata – sottolinea Cimino all’agenzia Il Velino -. Gli esperti segnalano una sostanziale analogia rispetto alla vendemmia 2008, in cui si è stimato un raccolto di uva di circa 10 milioni quintali. Sembra insomma un’annata tranquilla, sia nei tempi di fioritura della vite che nella qualità e nella quantità, perché le piante sono cresciute sane senza alcun tipo di stress. I nostri imprenditori più prudenti pensano però che per tirare le somme bisogna si debba aspettare settembre. Un giudizio definitivo sarà possibile solo quando l’uva sarà arrivata in cantina”.

In Sicilia la raccolta è iniziata con le uve più precoci, partendo dallo Chardonnay per i bianchi e il Merlot per i rossi. La raccolta delle uve destinate alla vinificazione durerà fino al 10 novembre con una proroga fino a dicembre alle province di Agrigento, Caltanissetta e Catania solo per le uve da tavola destinate alla trasformazione in mosto per la produzione di succhi d’uva.
Riguardo all’allarme su una caduta del prezzo dell’uva, Cimino sottolinea come “anche la Sicilia corre questo rischio. L’anno scorso – ricorda l’assessore - si è registrato un prezzo medio che è andato dai 18 ai 20 centesimi per chilogrammo. Così come nel resto del Paese la preoccupazione è che si possa perdere mediamente un ulteriore 10-15 per cento. Ma è troppo presto per fare delle previsioni. Lunedì prossimo è già stato convocato un tavolo tecnico per affrontare immediatamente il problema che potrebbe portare ulteriori danni ai produttori già gravati da una crisi economica generale che investe tutti i settori economici. L’obiettivo è valutare le misure anticrisi necessarie ad arginare i danni arrecati alle imprese e al reddito dei produttori, utilizzando tutte le risorse economiche disponibili, anche attraverso nuovi interventi legislativi”.

Secondo l’assessore, inoltre, lo scenario produttivo di quest’anno favorevole “deve fare i conti con una crisi economica globale di grande portata, che ha prodotto un calo generale dei consumi e una perdita di competitività delle imprese”. “A questo – continua - si sommano le difficoltà legate all’accesso al credito, alla crescita dei costi di produzione e di contribuzione, problemi che si riflettono sui redditi. La Regione è impegnata a fare i passi necessari per studiare un pacchetto di azioni a sostegno del settore, che non sia però legato a uno stato d’emergenza ma, soprattutto, preveda interventi a medio e lungo termine. Sintetizzare la crisi di un settore così importante per la Sicilia non è semplice, faccio un esempio spicciolo: nel caso specifico della vendemmia, nel 2008 il fatturato è stato di circa 800 milioni di euro, vendendo l’uva a 18-20 centesimi al chilogrammo, portando i produttori, soprattutto i medio-piccoli, a indebitarsi. Se il prezzo dell’uva dovesse quest’anno ancora scendere a 10-15 centesimi, di cui circa il 30 per cento serve per raccoglierla, i produttori si troverebbero in una situazione drammatica, sarebbero costretti a indebitarsi ulteriormente o ad abbandonare l’attività”.

Non giova nemmeno la recente riforma europeo dell’Ocm vitivinicola. “Nella nuova riforma – sottolinea l’assessore - sono state abolite alcune misure molto utilizzate dalla Regione per arginare la crisi del settore, come la distillazione e lo stoccaggio. È appena iniziata la vendemmia 2009, le cantine e le aziende vitivinicole hanno in deposito migliaia di ettolitri di prodotto invenduto. Lo stoccaggio, completamente eliminato dalla riforma Ocm, serviva a mettere da parte un certo quantitativo di vino per alzare il prezzo. La distillazione, che permetteva di spostare un certo quantitativo di vino dal mercato del vino a quello dell’alcool, è stata invece contingentata. E dal 2012 non sarà più prevista come misura”.
 

 
Caputo sollecita provvedimento per l’arricchimento dei mosti
 
PALERMO - Il presidente della Commissione Attività Produttive all’Ars, Salvino Caputo, ha incontrato l’assessore all’Agricoltura Michele Cimino, il presidente ed il direttore dell’Istituto regionale della Vite e del Vino, Leonardo Agueci e Dario Caltabellotta, per sollecitare l’emissione di un provvedimento di autorizzazione per l’arricchimento dei mosti per la campagna vitivinicola 2009/2010. “Questo atto è necessario ed urgente - ha affermato Caputo - per mantenere la qualitàdei vini. I ritardi e le lungaggini burocratiche potrebbero mettere a serio rischio la vendemmia 2009/2010. Questo mio intervento - ha aggiunto Caputo - scaturisce da una esigenza che mi è stata sollecitata dai produttori vitivinicoli siciliani, i quali da diversi anni stanno attraversando un lungo periodo di grave crisi economica per le avverse condizioni dei loro prodotti nei mercati nazionali ed internazionali, oltre che per il bassissimo costo delle uve che rende anti-economica l’attività del settore enologico”.

Articolo pubblicato il 02 settembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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