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Quotidiano di Sicilia

600 imprenditori siciliani aderiscono al Patto etico contro usura e racket
di Patrizia Penna

Inziativa di Confcommercio Sicilia finalizzata alla partecipazione attiva delle imprese nel contrasto all’illegalità. Il presidente, Pietro Agen: “Adesioni in continuo aumento, a fine anno ne prevediamo il doppio”

Tags: Economia, Confcommercio, Pietro Agen, Patto Etico



PALERMO - In tempi di crisi di etica c’è sempre più bisogno. Nella lotta contro usura e racket, però da sola non basta: servono le denunce. Ma, il paradosso del calo delle denunce registrato in Sicilia (-10% quelle per estorsione dal 2009 al 2012 secondo i dati delle 4 corti d’appello siciliane), è sicuramente un fatto culturale, e soprattutto un fatto “etico”.

In questo spirito di collaborazione reciproca tra istituzioni ed imprenditori, all’insegna della legalità, è nato il patto etico di Confcommercio per la lotta al racket e all’usura che, al momento, risulta essere stato sottoscritto da più di 600 gli imprenditori di tutta la Sicilia “ma le adesioni sono in continuo aumento e ne stiamo valutando quasi 1000, penso che a fine anno ne avremo almeno il doppio”. Lo ha detto Pietro Agen, presidente regionale di Confcommercio Sicilia che ieri ha reso pubblico un primo elenco di centinaia di dirigenti che, a vari livelli, in tutte le nove province siciliane, hanno firmato il codice etico.

“A tutti i nuovi soci viene chiesto di aderire a questo documento con sanzioni che vanno dalla sospensione a espulsione - ha aggiunto Agen - certo siamo consapevoli che su 1000 persone che firmano ci possa essere un bugiardo o qualcuno che agisca in malafede”. “Ma registriamo anche il recupero di chi ha commesso un errore, - ha osservato - e siamo particolarmente sensibili di fronte a chi, magari, ammette di aver pagato e avvia un percorso di collaborazione che permette l’emersione del reato. Finora siamo stati alla prima fase della lotta, con segnali di tipo verticistico che hanno coinvolto dirigenti che parlavano a nome della categoria”. “Siamo fieri della presenza di Confcommercio in nove province siciliane, nella piccolissima Enna, - sostiene per esempio, hanno firmato già 50 persone. Sono imprenditori impegnati a divenire parte attiva nella lotta al racket all’usura e ad altre forme di legalità. In realtà questo patto ci schiera a 360 gradi contro l’illegalità, non solo contro il pizzo e usura, ma anche contro reati gravi come la turbativa d’asta”. “Il nostro scopo è sollecitare la collaborazione di chi sceglie di denunciare - ha detto Rosanna Montalto, responsabile dello sportello Legalitàdi Confcommercio presente all’iniziativa - Ma abbiamo bisogno del sostegno delle istituzioni, perché le associazioni di categoria da sole non ce la fanno”. “Governo e parlamento devono migliorare normative a sostegno delle vittime del racket, - ha chiesto - noi abbiamo presentato varie proposte, ma sono rimaste nel cassetto, ad esempio abbiamo bisogno che si intervenga sugli istituti di credito per sostenere lo sviluppo e l’impresa. Per fare un esempio, ci aspettiamo, soltanto su Palermo e provincia che quasi 8000 imprese chiudano a breve. Su 750 miliardi di spesa pubblica, la più alta d’Europa, possibile non si possano fare dei tagli?”.
 

 
Le inchieste del Qds. “Mafia, economia che non conosce crisi”

“L’economia che non conosce crisi. Mafia Spa, proventi per 1,9 miliardi”. Così il Quotidiano di Sicilia del 4 giugno scorso, commentava i dati sconcertanti emersi dal rapporto del Centro Interuniversitario Transcrime dell’Università Cattolica. Le estorsioni rappresentano la principale fonte di finanziamento, il canale privilegiato da cui la malavita organizzata trae la sua linfa vitale. Il vero paradosso, non solo siciliano, già emerso grazie alla nostra inchiesta del 17 aprile, non sono gli affari miliardari della mafia ma il calo delle denunce emerso dai dati delle 4 corti d’appello siciliane: proprio sul fronte estorsioni, ad esempio, dal 2009 al 2012 il calo registrato è stato del 10%. Le denunce per usura, tra il 2011 ed il 2012, sono calate del 3%.
Ciò testimonia che il percorso “culturale” che conduce alla presa di coscienza della denuncia come strumento cardine del contrasto alla criminalità organizzata, è ancora molto lungo ma l’iniziativa di Confcommercio ne rappresenta il primo, decisivo passo.

Articolo pubblicato il 15 giugno 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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