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Fattorie sociali: valorizziamole. Rete siciliana tra le più conosciute
di Chiara Borzì

Nel 1970 nel nord europa, i progetti di community farms sono stati ideati per curare le persone autistiche. Nell’Isola 71 strutture, ma con l’aiuto delle istituzioni regionali si può fare di più

Tags: Fattorie Sociali



PALERMO - In Italia il potenziale delle fattorie sociali è stato scoperto solo in tempi recenti. Nate nel 1970 in Irlanda, Danimarca, Spagna, Germania, Francia come progetti di “community farms” per curare le persone autistiche, questo tipo di sistema agricolo si è affermato poi Olanda, intorno al 1990, per scendere infine sino in Italia dove sta attualmente vivendo un importante boom. In Sicilia, come in Italia, la fattoria sociale o le fattorie didattiche rappresentano una sistema di produzione agricola dai benefici dalla doppia valenza. S
 
ono aziende agricole che, accanto all’attività produttiva principale, affiancano un progetto a sfondo sociale, organizzando attività culturali e formative rivolte principalmente a persone che si trovano in situazioni di disagio: bambini e adulti diversamente abili, anziani, detenuti e tossicodipendenti emarginati della società. Nonostante la bontà delle intenzioni, la difficoltà d’accesso ai fondi Psr Sicilia riservate alla “Diversificazione attività non agricole” e la sostanziale superficialità con cui il governo regionale si è accostato negli ultimi anni al settore, hanno finito per depotenziare l’attività in un momento in cui a livello nazionale, secondo una recente indagine dell’Aiab (Associazione italiana per l’agricoltura biologica), l’incidenza nel settore agricolo, privato e cooperativo, nelle realtà che praticano l’agricoltura sociale era passata dal 24,3% a circa il 33%.
 
Nel gennaio 2013 è stato lo stesso assessore all’Agricoltura, Dario Caltabellota, ad esser stato invitato a parlare in un incontro dedicato alle fattorie sociali, ma non si è centrato il punto: l’assessore ribadì infatti esclusivamente il bisogno di tornare alla produzione agricola genuina. Stando a queste premesse il valore educativo e riabilitativo delle fattorie sociali sembra passare in secondo piano in Sicilia, eppure, nonostante ciò, la rete di fattorie isolana è tra le più conosciute in Italia insieme a quella del Friuli. Secondo le ultime stime elaborate nel maggio 2012 comprende ben 71 strutture. Qual’è dunque la situazione attuale è bene capirlo. Attualmente in Italia sono circa un migliaio le aziende che si occupano di agricoltura sociale.
 
Dai dati offerti dall’associazione Fattorie Sociali Sicilia e il sito fattoriedidattiche.biz, sappiamo di disporre di 42 strutture siciliane affiliate all’Associazione Fattorie, 31 al circolo Fattorie Didattiche Italia e 2 classificate come fattorie biologiche. Andiamo dunque già oltre le cifre di un anno fa. Attraverso l’Aiab entriamo a conoscenza dei nomi e le localizzazioni delle strutture migliori d’Italia: tra queste non troviamo altra struttura siciliana che la cooperativa “L’Arcolaio di Siracusa”.
 
Ad emergere realmente sono le cooperative toscane e le emiliane, favorite dalla legge regionale del 2009. In Sicilia non tutto il territorio è coperto da attività di agricoltura sociale. Un dato non più recente, estratto dal censimento realizzato da Alimos durante l’anno 2010, in cui risultavano attive oltre 1.936 fattorie didattiche concentrata per lo più in Emilia, Lombardia, Veneto, Piemonte e Puglia. I dati più recenti dell’associazione Fattorie Sociali Sicilia e il sito Fattorie Didattiche confermano però l’assenza a Caltanissetta di qualsiasi attività di agricoltura sociale. Catania e Palermo sono inoltre le uniche province ad avere buoni numeri: la città etnea ospita 21 strutture nate soprattutto nell’hinterland, Il capoluogo conta invece 11 fattorie sociali, 7 didattiche e l’unica struttura di fattoria biologica del territorio.
 
Dati alla mano, la sola via di mezzo tra la scarsità e l’abbondanza è Siracusa con 2 fattorie sociali e 7 didattiche, segue Agrigento con 5 fattorie sociali e 2 fattorie didattiche, poi Messina, Enna, Trapani e per ultima Ragusa con due sole fattorie sociali. La regione dialoga con i cittadini attraverso il sito Aies Sicilia (Associazione Italiana Educazione Sanitaria). Qui è possibile trovare un indice aggiornato di appuntamenti dedicati al legame salute, società e agricoltura. Quel che manca è invece un sostegno economico alle strutture che decidono di mettere in pratica l’impensabile vocazione sociale dell’agricoltura. A loro sostegno esiste realmente solo il 5x1000, anche se secondo alcune analisi fatte sulle sensazioni attuali sono spesso le stesse strutture agricole a cercare di fare a meno del sostegno regionale. Questo perché stanche di attendere l’emanazione di bandi incerti e l’erogazione di contributi senza una scadenza precisa.

Articolo pubblicato il 19 giugno 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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