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Prestiti, in Sicilia diminuiscono quantità e qualità delle erogazioni
di Veronica Benigno

Bankitalia: nell’Isola il credito al consumo si riduce per famiglie e imprese. Nel 2012 si è anche deteriorata la qualità di quelli erogati

Tags: Prestiti, Banca D'italia



La stretta creditizia causata dalla crisi non molla la presa, e si abbatte con più forza sulle regioni italiane più deboli. Gli effetti sono due e, all'apparenza, in contraddizione: la diminuzione dell'indebitamento da parte di famiglie e imprese, e l'aumento della difficoltà di restituzione dei prestiti. Come dire: il credito al consumo peggiora, sia per quantità che per qualità.
 
È l'ennesima fotografia negativa scattata dall'ultimo outlook regionale di Bankitalia, che evidenzia il persistere di condizioni proibitive per il mercato siciliano dei prestiti personali, oltre che dei mutui, per famiglie e imprese. I consumatori si indebitano meno, perché le banche hanno chiuso i rubinetti, e al contempo chi ha già una o più linee di credito attive fa più fatica a sostenere i rimborsi con regolarità.
 
I numeri parlano chiaro: nel 2012 i cinque principali gruppi bancari hanno concesso il -2,2% di finanziamenti, a fronte di un rialzo del tasso d'interesse medio dal 7,4 al 7,8% (dicembre 2012, ndr). Il 2013 non si è aperto meglio, con un ulteriore -0,6% medio a marzo, con punte del -1,4% per il settore privato.
 
In effetti, analizzando separatamente i dati relativi alle famiglie e alle aziende, si scopre non solo una diversa composizione del debito, ma anche una differente capacità di restituzione. Sulle famiglie pesano maggiormente i mutui per l'acquisto della casa, sia sul fronte delle mancate erogazioni, sia su quello delle sofferenze.
 
Nel 2012 i mutui accesi si sono ridotti del 53,9% rispetto all'anno precedente, con una riduzione anche degli importi medi, generalmente inferiore a 150 mila euro. La percentuale delle famiglie che hanno una o più rate in arretrato è doppia rispetto alla media nazionale, anche se – tutto sommato – la quota delle famiglie sulle quali il rimborso del mutuo pesa per oltre il 30% sul reddito è ferma all'1,4% (2,5 a livello nazionale).
 
Dal 2011 al 2012 le imprese hanno perso l'1,2% dei prestiti normalmente concessi, con un aumento delle sofferenze dal 6,8 all'8,9%. Le più colpite, manco a dirlo, le aziende del settore edilizio, mentre reggono meglio quelle del comparto agricolo, manifatturiero ed energetico.
 
Le previsioni per i prossimi mesi non lasciano intravedere alcuno spiraglio per il futuro. Unici dati positivi sono la relativa “morbidezza” delle banche minori nell'erogazione di prestiti, probabilmente dovuto a un diverso modo di stare sul territorio; e la ripresa della propensione al risparmio delle famiglie, soprattutto attraverso Titoli di Stato e conti deposito. Inoltre, grazie a un mercato immobiliare caratterizzato da prezzi inferiori alla media nazionale, i mutui restano comunque il modo principale con cui si compra casa.

Articolo pubblicato il 20 giugno 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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