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Quotidiano di Sicilia

Berlusconi ha torto ma anche ragione
di Carlo Alberto Tregua

Tagliare l’1 % della spesa per Imu e Iva

Tags: Berlusconi, Imu, Tasse, Iva



Riepiloghiamo la vicenda Imu/Iva. L’aumento al 22 per cento è stato prospettato dal Governo Berlusconi con legge n.148/2011, mentre la trasformazione dell’Ici in Imu è stata fatta dal Governo Monti con la legge 214/2011.
Con successiva legge 228/ 2012, dal 2014, tutta l’Imu sarà girata ai Comuni, per compensare i minori trasferimenti dello Stato. Con questa manovra, le imposte si avvicinano al territorio e i cittadini hanno la possibilità di controllare da vicino se le proprie amministrazioni comunali gestiscono bene le imposte che incassano.
Questo processo dovrebbe essere completato, di modo che sia i Comuni che le Regioni dovrebbero vivere con tributi propri,  evitando i trasferimenti da parte dello Stato, mentre le imposte nazionali servirebbero solo alla Pubblica amministrazione statale.
La separazione delle responsabilità fra Stato, Regioni e Comuni, basata su imposte proprie dei tre livelli, consentirebbe di far capire meglio ai cittadini le capacità o incapacità dei responsabili burocratici e politici degli stessi tre livelli.

Berlusconi ha torto marcio quando dice che l’Iva dev’essere diminuita di 1 punto, dal prossimo 1° luglio, perché è stato il suo Governo ad aprire la strada al 22 per cento. Ma ha anche ragione quando si chiede come sia possibile non trovare quattro miliardi per rinviare la misura al 1° gennaio 2014, tagliando l’equivalente importo su 800 miliardi circa di spesa pubblica di cui 80 per interessi sul debito sovrano.
Il Cavaliere dimentica, però, che i suoi governi non sono stati capaci di effettuare tali tagli, per non inimicarsi questa o quella categoria. Neppure il governo Monti ha effettuato tagli, per la stessa ragione: la pressione delle categorie su quella strana maggioranza che si è ripetuta con l’attuale governo Letta. Nessuna parte economica e sociale vuole perdere un punto dei propri privilegi.
Solo un Governo forte avrebbe l’autorevolezza di tagliare la spesa pubblica, atto propedeutico per trovare risorse indispensabili agli investimenti e rimettere in moto la crescita con la creazione di opportunità di lavoro.
L’attuale contrasto latente nella strana maggioranza impedisce tale azione forte e decisa.
 
Vi è un altro modo per risolvere il problema dell’Iva: pagare immediatamente, nei prossimi mesi, venti miliardi di crediti da parte delle Pa.
Com’è noto, le fatture emesse dalle imprese nei confronti delle stesse mantengono l’Iva in sospensione, vale a dire essa non è versata nelle casse dello Stato. Ma appena le fatture vengono saldate, l’Iva dev’essere versata. Va da sé che se le imprese incassassero venti miliardi dovrebbero riversare nelle casse dello Stato, per l’Iva, 4,2 miliardi. Ecco trovate le risorse per non fare aumentare l’Iva.
È l’uovo di Colombo? Non ci hanno pensato alla Ragioneria dello Stato? Nulla di tutto questo. Più semplicemente, l’Iva che le imprese verserebbero a seguito degli incassi è già conteggiata nella contabilità dello Stato e quindi non sarebbe addizionale.
Un papocchio che solo delle teste fine della burocrazia italiana sono stati capaci di mettere in atto. Questo non accadrebbe né a tedeschi, né a francesi, tanto per fare due esempi.

Ritorniamo all’Imu sulla prima casa. L’aumento del sessanta per cento delle rendite catastali ha creato ulteriori macroscopici squilibri nell’imposizione, perché sono rimaste inalterate le categorie catastali indifferentemente dall’ubicazione dell’immobile.
Un’abitazione di 100 metri quadrati ubicata in piazza di Spagna, a Roma, e un’abitazione di 100 metri quadrati con la stessa categoria catastale, ubicata nel quartiere Tuscolano o Tiburtino pagano la stessa Imu, mentre hanno un valore diverso, anche di cinque/dieci volte.
Inoltre, non si è tenuto conto del reddito della famiglia che abita la prima casa, né del suo valore sul mercato. Il proprietario di una casa che vale un milione di euro può pagare l’Imu per intero, ma quello che possiede un immobile fino a centomila euro dovrebbe esserne esentato. Fra uno e l’altro scaglione, l’Imu potrebbe essere progressiva, cioè aumentare più che proporzionalmente.
La rimodulazione dell’Imu, come abbiamo indicato, può essere fatta a saldi invariati, senza le necessità di reperire altrove i quattro miliardi indicati.

Articolo pubblicato il 21 giugno 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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