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Mediterraneo, porta d’Europa e tomba per oltre 20 mila immigrati
di Adriana Zuccaro

Monsignor Perego (Migrantes): “Protezione e cooperazione dovrebbero sostituire espulsione e reclusione”. Questo il tragico bilancio dei flussi migratori negli ultimi venticinque anni

Tags: Immigrazione, Lampedusa



LAMPEDUSA (AG) - Vite segnate da guerre, violenze, indigenza, fame e povertà sbarcano ogni anno sulle coste siciliane con un unico intoccabile bagaglio: la speranza.
L’ultima settimana ha contato l’arrivo sull’Isola di oltre mille extracomunitari. Ma già durante i primi cinque mesi dell’anno si è assistito all’arrivo via mare di 4.391 stranieri.

Meta di sbarchi sempre più numerosi è ancora Lampedusa che, sull’incipit dell’ondata migratoria di questi giorni, ha dato soccorso a 259 stranieri intercettati dalla Guardia Costiera in due distinte operazioni a poche miglia dall’isola pelagia. Il primo intervento ha riguardato un gommone con 77 extracomunitari, tra i quali un minore e 17 donne raccolti nel Canale di Sicilia da un mercantile olandese, mentre durante il secondo intervento è stato recuperato un altro gommone in difficoltà con 182 persone di soccorso.

Con il trasferimento di 10 minori nella comunità di Porto Empedocle e di 100 subsahariani al centro di Pozzallo, e con l’ultimo approdo di 45 migrati, il Centro d’accoglienza di Lampedusa, a dispetto di soli 250 posti disponibili, ospita adesso ben 483 persone.

Ma non è solo l’insufficienza dei servizi e delle strutture a preoccupare. Perché a fronte di innumerevoli sbarchi registrati ogni anno a Lampedusa, i sette morti degli ultimi giorni – annegati mentre tentavano disperatamente di aggrapparsi a una gabbia per l’allevamento di tonni trainata da un peschereccio tunisino –, allungano la triste schiera delle 20 mila morti avvenute tra le acque del Mediterraneo negli ultimi venticinque anni. A ricordarle, monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes in occasione della Giornata mondiale del rifugiato e sempre da Roma ma dall’aula di Montecitorio, il deputato Marazziti durante l’informativa del ministro Alfano sui recenti sbarchi a Lampedusa, da considerarsi ormai quale vera e propria porta d’Europa per migliaia di centro-nord africani e mediorientali.

In tal senso Marazziti ha infatti sostenuto la necessità di “una governance europea dell’immigrazione: un centro di prima accoglienza Ue sul territorio italiano che possa poi ripartire sul territorio europeo il flusso dei migranti che attraversano il Mediterraneo per sfuggire a guerre e instabilità politica”. Con un eco di dolore per le 3.047 vittime che nel 2011 trovarono la morte nel Canale di Sicilia, il deputato ha infine sottolineato che “per ridurre il numero dei 'morti di speranza' e l’impatto del traffico umano occorre istituire corridoi umanitari a responsabilità internazionale”.

Ed è sulla stessa scia europeizzante che risuonano anche le parole di monsignor Perego. “Protezione e cooperazione sono le parole che dovrebbero sostituire espulsione e reclusione nella politica migratoria europea verso i rifugiati e richiedenti asilo”. A tal proposito il direttore della Migrantes annuncia come “il Sistema Europeo Comune di Asilo, approvato dal Parlamento europeo e che entrerà in vigore nel 2015, sarà una cartina di tornasole per misurare il volto sociale dell’Europa, la capacità del nostro Continente di trovare risposte nuove per la tutela dei diritti dei rifugiati, ma anche per costruire una nuova, più efficace rete sociale: una rete europea che guardi veramente al valore della cooperazione internazionale come strumento non solo economico, ma anche sociale”.

Sono partiti tutti dalla Libia per sbarcare a Lampedusa. E ce l’hanno fatta proprio pochi giorni fa. Sono 128 minori. La maggior parte di loro è di nazionalità eritrea o somala. I minori non accompagnati sono 119, solo 9 quelli accompagnati. Sono stati ospitati presso del Centro di soccorso e prima accoglienza in condizioni inadeguate a causa del sovraffollamento e di uno spazio riservato a donne e minori che conta solo 50 posti, dove si dorme anche a terra.
 
È quanto riporta dall’isola Raffaela Milano di Save the Children, senza stupore ma con rammarico. “Di nuovo, in estate, ci troviamo a fronteggiare l’assenza di un piano organico nazionale di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati, senza che le drammatiche esperienze vissute negli scorsi anni abbiano portato a una assunzione di responsabilità istituzionale in merito alla protezione di questi ragazzi”. Per fronteggiare adeguatamente i prevedibili flussi di arrivo via mare ed evitare che la situazione si aggravi ancora, “è necessario reperire subito i posti di accoglienza disponibili su tutto il territorio nazionale e disporre un trasferimento dall’isola il più rapido possibile. Questo non sta avvenendo anche perché non è stato predisposto il sistema di accoglienza strutturato che abbiamo più volte chiesto con forza alle autorità competenti”.

Articolo pubblicato il 27 giugno 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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