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Catania - Provincia: arriva la stangata Ifi. Condannata a pagare 23 mln di euro
di Desirée Miranda

Strada in salita per il commissario Liotta che dovrà “traghettare” l’Ente verso la Città metropolitana. Tutto e subito: è questa la decisone della sesta Sezione civile del Tribunale

Tags: Catania



CATANIA - “Registrata in data 24 giugno e trasmessa a questo Ente in data 25 giugno, è arrivata la sentenza definitiva relativa al debito Ifi: dobbiamo pagare tutto e subito”. Con queste parole il commissario straordinario della Provincia regionale di Catania, Antonella Liotta, ha comunicato in una conferenza stampa la notizia.

La decisione della sesta sezione civile del Tribunale etneo porta quindi al capolinea una storia lontana, che si conclude con il pagamento in solido di circa 23 milioni di euro. A delinearla è l’avvocato capo Francesco Mineo.

“La truffa risale al ’72, quando l’allora assessore Viglianisi fece un accordo con l’istituto di credito Ifi perché facesse dei prestiti agevolati ai dipendenti provinciali. Due anni dopo si scopre che delle 1.800 richieste fatte solo 20 erano vere, le altre erano il frutto di una truffa di due dipendenti: Calandra e Giliberto. Nell’84 arriva la sentenza definitiva del processo penale che li condanna. La Provincia però, - spiega Mineo – non si è costituita parte civile e subito dopo il processo penale è iniziato quello civile tramite cui la banca Ifi chiede alla Provincia il risarcimento del danno subìto, in quanto doveva controllare sull’operato dei suoi dipendenti”.

Il processo è lungo e la sentenza definitiva che condanna l’ente provinciale arriva nel 2008. Nel 2011 poi, anche l’esito del ricorso presentato dalla Provincia ha esito negativo e inizia la procedura perché il debito, partito da un miliardo e 800 milioni di lire e nel tempo diventato di circa 23 milioni di euro, possa essere pagato in modo dilazionato. Il fine è evitare lo sforamento del patto di stabilità. Il giudice ha però deciso diversamente e l’intero importo verrà quindi immediatamente pagato ai creditori.

“Questo debito non può essere considerato un investimento da parte della banca, bisogna immediatamente spezzare la catena, quindi, per evitare che gli interessi continuino a maturare, pagheremo subito”, spiega il commissario Liotta. Adesso tocca fare i conti per cercare di traghettare al meglio l’ente verso la sua trasformazione, alla fine dell’anno, in Città metropolitana. La situazione da affrontare non è semplice perché lo sforamento del patto di stabilità ammonta a circa 10 milioni di euro, ma poteva essere evitata”.

“Se solo l’amministrazione precedente, quando nel 2008 è arrivata la notizia della sentenza, avesse accantonato qualcosa ogni anno in previsione della reale possibilità del pagamento da effettuare oggi avremmo avuto un piccolo tesoretto che ci avrebbe permesso di non sforare il patto”, aggiunge Antonella Liotta.

“Le difficoltà sono notevoli – dice ancora– ma non ci saranno difficoltà per il pagamento dei dipendenti, né per i servizi indispensabili. - rassicura - Gli altri margini di azione, però, sono ridotti di molto”. Fa poi un appello ai suoi dirigenti, gli unici che con lei porteranno l’ente fino alla fine dell’anno, dato che dal 15 giugno il Consiglio provinciale è decaduto, perché la aiutino ancora di più in questo periodo delicato. Per pagare l’ingente debito e fare fronte anche ai minori trasferimenti economici da parte del Governo pari a circa 26 milioni di euro, qualche mossa, comunque, è ancora possibile secondo il commissario.

“Abbiamo alcune manovre interne che potrebbero portare nuove entrate nel capitolo primo del bilancio. E non parlo di nuove tasse: alcune manovre esterne legate soprattutto a una questione etica e morale”. Antonella Liotta fa riferimento al tentativo che l’Ente avvierà di rivalsa nei confronti di tutti quelli che hanno avuto un ruolo in questa causa. Sul tavolo anche un tentativo di azione politica riattivando quella norma, valida fino al 2006, che permetteva di non inserire in bilancio i debiti derivanti da sentenza. “Ma non ci spero molto in questo”, ammette Liotta.

Articolo pubblicato il 28 giugno 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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