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Quotidiano di Sicilia

Hanno ragione i valori costituzionali
di Carlo Alberto Tregua

Libera informazione in libero Stato

Tags: Boffo, Vittorio Feltri, Ezio Mauro, Vaticano, Gianni Letta



Siamo stati criticati per avere commentato favorevolmente, nell’editoriale di martedi scorso, il comportamento dei tre direttori di quotidiani Mauro, Boffo e Feltri, come se volessimo esimerci dal prendere posizione.
In effetti, l’abbiamo presa e in modo netto e preciso: abbiamo difeso i valori costituzionali e la libertà dell’informazione, che si traduce in un diritto dei cittadini di sapere e di conoscere.
Ribadiamo che, quando i direttori di quotidiani vengono meno al loro dovere di pubblicare fatti e notizie, dovrebbero essere deferiti dai propri Ordini, perché violano il diritto dei cittadini di conoscere.
Come si evince da quanto scriviamo, non è una questione da poco la libertà di informare e il diritto di essere informati, trattandosi di uno dei principi fondamentali su cui si basa la democrazia: quello della trasparenza. Proprio occultando fatti e verità, si commette un crimine politico e morale e questo non è consentito a nessun operatore dell’informazione.

Qualcuno dice che quel furbone di Feltri ha trovato la chiave, appena arrivato alla direzione del Giornale, per aumentare le vendite di copie. Conosciamo Feltri da qualche tempo e sappiamo che è una sua costante quella di mettere al centro dell’attenzione i fatti più importanti che rileva, naturalmente dal suo punto di vista. Che si vendano molte più copie di prima è un effetto benefico per la See (Società europea di edizioni), editrice del foglio di via Negri, ma va rilevato che è l’indice del cresciuto interesse dei cittadini verso una vicenda trattata dall’opposto punto di vista rispetto a quello di Repubblica.
Peraltro, anche Ezio Mauro, con la sua campagna di mesi sulla vita privata del presidente del Consiglio, ha guadagnato copie, per le stesse ragioni prima indicate.
Non abbiamo notizie se Avvenire abbia aumentato la vendita delle sue copie, anche perché quel quotidiano ha un suo pubblico ben identificato, con riferimento alla distribuzione nelle parrocchie, oltre che nelle edicole: un target stabile.
 
Interveniamo per la seconda volta sulla questione, cosa che non facciamo quasi mai. Ma qui, merita ribadire con forza e con chiarezza che tutte le libertà vanno tutelate. Quella di pubblicare fatti e notizie da parte dei quotidiani, quella di querelare o di proporre procedimenti civili per risarcimento di danni presunti da parte di Berlusconi o di altri, quella di avere una vita privata fatta di frequentazioni di escort oppure di omosessuali. Ma nessuno deve ergersi a giudice dell’altro, ricordando quanto diceva il Maestro: chi è senza peccato, scagli la prima pietra (Mt 8, 7).
Ma allora, perché siamo peccatori, nessuno deve parlare? Tutt’altro. Anzi, è indispensabile parlare e dire, naturalmente in modo rispettoso ed educato per il prossimo, senza inalberarsi ma facendo un’informazione esaustiva, che peraltro non si esaurisce in un giorno. La vicenda Mauro-Boffo-Feltri durerà ancora parecchio. Ci sembra però che essa non aiuti a risolvere i gravi problemi del Paese, bensì esasperi lo scontro fra la Chiesa, una parte radicale della sinistra e la maggioranza.

Non sembra che da questa vicenda il rapporto fra il presidente del Consiglio e il capo dello Stato politico del Vaticano, cioè il Papa, si sia incrinato, anche perché le ragion di Stato alla fine prevalgono. Siamo facili profeti nel prevedere che entro un lasso di qualche mese i vertici ricomporranno i rapporti formali (perché quelli sostanziali non sono compromessi), artefice quel mago delle relazioni che è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta.
La questione morale è al primo posto rispetto alle altre questioni. Però non può essere l’unica a occupare l’informazione, perché si cadrebbe nell’errore di nascondere le altre gravi questioni che sono aperte e rimangono sul tappeto, e che qui è inutile enumerare.
Non vorremmo che il bailamme scatenato da questa vicenda costituisse un narcotico per non valutare l’azione di governo che dev’essere ferma nel fornire soluzioni tempestive di alto profilo , cioè che tengano conto dell’interesse generale.

Articolo pubblicato il 03 settembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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