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Quotidiano di Sicilia

Crisi: tra i poveri, i più poveri al Sud tunnel senza via d’uscita
di Anna Claudia Dioguardi

Quasi 1.300 i nuclei familiari che vivono in condizioni di povertà relativa, il 49,3% del totale nazionale. Nell’Isola incidenza pari al 27,3%. Lombardia la più ricca con solo il 4,2%

Tags: Economia, Crisi, Povertà



PALERMO – Il tunnel della crisi ha gettato il Paese in un vortice di cui è difficile intravedere l’uscita. Ma in un Paese che arranca si continua a viaggiare su due velocità e a patire le conseguenze in maniera più consistente sono sempre le famiglie del Sud.
Secondo il notiziario di statistiche regionali elaborato dal servizio di statistica della Regione siciliana in collaborazione con l’Istat, nel 2011 il 49,3 percento delle famiglie assolutamente povere, ossia 1.297 nuclei, è infatti localizzato nel Mezzogiorno. Percentuale che equivale all’8 percento delle famiglie residenti. Un dato in continuo peggioramento visto che, rispetto al 2011 vi è stato un aumento del +1,3 percento (a fronte di una media nazionale del +0,6%).

Ad aggravare ulteriormente tali dati è l’intensità della povertà “che – si legge nella relazione – evidenzia quanto poveri siano i poveri”.
Più tecnicamente sintetizza la distanza percentuale tra la capacità media di spesa delle famiglie povere delle circoscrizione e la soglia definita dal paniere di consumi di riferimento. Tale distanza è più elevata nel Mezzogiorno, peggiora al Centro mentre si assiste ad un miglioramento nel Nord del Paese.

Per meglio comprendere quali siano questi livelli soglia, “nel 2011 – riporta il notiziario - le soglie di povertà stimate dall’Istat vanno da un volume mensile di spesa per consumi pari a 525,65 euro, sotto il quale un individuo di 18-59 anni in un piccolo comune è classificato assolutamente povero, ad uno di 1.806,76 euro, sotto il quale una famiglia di 8 componenti (4 minori e 4 adulti) in un’area metropolitana è considerata assolutamente povera”.

Se i dati sulla povertà assoluta non ci forniscono il dettaglio del fenomeno nell’Isola, dati più disaggregati vengono forniti per quanto riguarda la povertà relativa, che indica la indisponibilità di risorse monetarie atte a mantenere lo standard di vita medio della popolazione di riferimento. Standard fissato, per il 2011, a quota 1.011,03 euro di spese mensili.

Le famiglie siciliane vivono più difficoltà delle altre, il 27,3 percento di esse (+2,3% rispetto al 2010), pari a oltre 547 mila, vive infatti in condizione di povertà relativa. Tali dati fanno della Sicilia il fanalino di coda sul panorama nazionale, staccandosi di ben 23,1 punti percentuali rispetto alla regione più “ricca”, ossia la Lombardia.

Scendendo nel dettaglio, l’Istat rivela come il 32,2 % dei siciliani viva sotto la soglia della povertà relativa. “Anche in questo caso – si legge nel notiziario - la peggiore performance a livello regionale, quasi due volte e mezzo la quota media nazionale (13,6%) e quasi 6 volte e mezzo la quota della Lombardia (5,0%)”.

Più contenuti risultano invece i livelli di intensità relativi alla povertà relativa che indica, come suddetto, quanto poveri siano i poveri. In Sicilia l’intensità è pari al 23,9 percento a fronte di una media nazionale del 21,1 percento. In altre parole in Sicilia le famiglie povere mostrano livelli di spesa mediamente più bassi di quelli delle famiglie povere delle altre regioni”.

Accanto agli indici che potremmo definire “monetari”, poiché basati su delle cifre di reddito o spesa, il notiziario riporta un indicatore Istat che invece focalizza l’attenzione sulle difficoltà effettive delle famiglie: l’indice sintetico di deprivazione.

Tale indagine viene condotta a partire da un questionario in cui le famiglie rispondono su nove deprivazioni riferite a diverse dimensioni del disagio economico: non riuscire a sostenere spese impreviste, avere arretrati nei pagamenti (mutuo, affitto, bollette, debiti di-versi dal mutuo), non potersi permettere una settimana di ferie in un anno lontano da casa, un pasto adeguato (proteico) almeno ogni due giorni, il riscaldamento adeguato dell’abitazione, l’acquisto di una lavatrice, o di un televisore a colori, o di un telefono, o di un’automobile. L’indicatore sintetico di deprivazione rappresenta la quota di famiglie che dichiarano almeno tre delle nove deprivazioni suddette.

Anche in questo caso la Sicilia va a fondo, “sfiorando addirittura – si legge nel notiziario - nell’indagine del 2011, quasi il 50% delle famiglie residenti (47,6%), ben oltre il doppio del dato medio nazionale (22,3%)”.
Tale indagine Istat, d’altronde, non è l’unica a rivelare le profonde difficoltà vissute dalle famiglie siciliane. I dati sul reddito disponibile, e sull’indice di risparmio si posizionano infatti sulla medesima linea.

Analizzando i dati sul reddito disponibile, si evince una profonda discrepanza tra l’area Nord del Paese e il Mezzogiorno. Nell’area Nord-Ovest e Nord-Est, infatti, nel 2011, il reddito disponibile per abitante si attesta a quota 20.800 euro, scende a 19.300 euro al Centro e precipita a quota 13.400 euro nel Mezzogiorno, per una media nazionale di circa 18 mila euro. Tra Nord e Sud vi è quindi uno scarto di ben 7.400 euro e, rispetto alla media nazionale i redditi del Sud sono al i sotto del 25,5 percento. Peggio della Sicilia, che presenta redditi medi di 13 mila euro, solo la Campania che scende fino a 12.5.00 euro, mentre l’area più ricca è quella di Bolzano dove i redditi medi sfiorano i 22.800 euro.

Anche i dati Istat sull’indice di risparmio ci rivelano una Sicilia in forte difficoltà. Sebbene da bravo popolo di risparmiatori, i siciliani risultano tra i più parsimoniosi d’Italia, il dato per il 2012 è in calo di 850 euro rispetto all’anno precedente, disattendendo, anche se di poco, le stime che prevedevano un +63 percento messo da parte dai siciliani rispetto alla media nazionale (la percentuale si ferma invece al 59%)

Crescono quindi le incertezze rispetto al passato e, parallelamente, diminuisce la soddisfazione del popolo rispetto alle proprie risorse economiche. Un siciliano su due giudica infatti scarse le proprie disponibilità finanziarie, e il 10,5 percento addirittura assolutamente insufficienti. Il restante 37,4 percento le giudica adeguate, un dato in calo rispetto allo scorso anno in cui si era raggiunta quota 46 percento.


Spesa media familiare e soglie di povertà

- Spesa media familiare: è calcolata al netto delle spese per manutenzione straordinaria delle abitazioni, dei premi pagati per assicurazioni vita e rendite vitalizie, rate di mutui e restituzione di prestiti.
- Soglia di povertà relativa: per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media procapite nel Paese. Nel 2011 questa spesa è risultata pari a 1.011,03 euro mensili.
- Paniere di povertà assoluta: rappresenta l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali per una determinata famiglia per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile.
- Soglia di povertà assoluta: rappresenta la spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi inseriti nel paniere di povertà assoluta. La soglia di povertà assoluta varia, per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza.
- Incidenza della povertà: si ottiene dal rapporto tra il numero di famiglie con spesa media mensile per consumi pari o al di sotto della soglia di povertà e il totale delle famiglie residenti.
- Intensità della povertà: misura di quanto in percentuale la spesa media delle famiglie definite povere è al di sotto della soglia di povertà.

Articolo pubblicato il 02 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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