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Export, Sicilia petrolio-dipendente crollano i prodotti di eccellenza
di Luca Mangogna

Rapporto Bankitalia 2012: l’oro nero vale 7,9 miliardi di euro, ovvero il 9% del Pil regionale. Dal 2010 al 2012 il raffinato ha coperto il 72% del totale del settore

Tags: Petrolio, Export



PALERMO – Nella Sicilia travolta dalla crisi c’è un settore che al contrario è in costante ascesa ed è l’unico che dà respiro all’economia dell’Isola. È quello delle esportazioni, cresciuto, stando a dati Istat, del 21,2 per cento nel solo 2012, a fronte di una crescita, registrata un anno di prima, del 16 per cento. A farla da padrone però sono essenzialmente le vendite all’estero dei prodotti petroliferi, i quali incidono per quasi i tre quarti delle esportazioni totali, costituendo, secondo i numeri resi noti dall’Unione Petrolifera, il 40 per cento delle vendite del settore su tutto il livello nazionale, creando in Sicilia di fatto una paradossale dipendenza, in una regione dove certo i prodotti d’eccellenza da esportare (soprattutto di natura agricola, crollati del 14,5 per cento) in teoria dovrebbero farla da padrone.
 
Nel 2012 sono stati estratti dai pozzi siciliani circa un milione di tonnellate di greggio, prevalentemente nella zona sud orientale dall’Isola, con un dato che è pari a un quinto dell’intera produzione nazionale. Ben 67 sono i pozzi produttivi a terra localizzati nella provincia di Caltanissetta (e in tal caso a farla da padrone è il territorio di Gela), mentre sei sono quelli siti nei pressi di Ragusa. Nel 2011 inoltre le raffinerie siciliane hanno prodotto circa il 37 per cento del totale nazionale di benzina (circa 6,3 milioni di tonnellate) e il 39 per cento di gasolio (14,4).
 
Nell’ultimo triennio stimato (dal 2010 al 2012) i derivati dal petrolio hanno coperto il 72 per cento del totale delle esportazioni in Sicilia, con un valore pari a 7,9 miliardi di euro, una somma che rappresenta il 9 per cento circa del Pil regionale. Per quel che riguarda i prodotti non petroliferi, le esportazioni, dopo il crollo fatto registrare a partire dalla metà del 2011, nel secondo trimestre dell’anno successivo hanno fatto segnalare una crescita dell’8,5 per cento, un dato che è comunque superiore rispetto alla media nazionale e dell’intero Mezzogiorno.
 
In particolare crescita sono state le esportazioni di apparecchi elettronici, aumentate del 54,3 per cento in 12 mesi, e quelle dei prodotti farmaceutici, cresciute nello stesso periodo del 53,7 per cento. Le diminuzioni più importanti si sono avvertite nelle vendite all’estero delle sostanze chimiche (in calo del 5,4 per cento) e, come detto, in quello dei prodotti agricoli, calati appunto del 14,5 per cento.
 
Un altro dato positivo, seppur ancora lontanissimo dai livelli precedenti alla crisi, è quello concernente le esportazioni di prodotti non petroliferi verso i paesi dell’area dell’Euro, verso i quali è concentrata più della metà delle vendita di queste merci, aumentate del 5,6 per cento nel corso del 2012, con valori importanti registrati soprattutto negli scambi con la Germania e la Francia.
 
In crescita anche la domanda nei paesi extra-europei (+12,7 per cento), con particolare rilievo dato alla richieste provenienti dagli Stati Uniti (con un ben +155 per cento, frutto anche delle tensioni col Medio Oriente) dall’Asia. Malissimo invece, sempre secondo le rilevazioni Istat, il settore tessile, le cui esportazioni nel solo 2012 sono calate del 56 per cento, a fronte di una media nazionale di meno 3,6 per cento. In deciso contrasto con i dati nazionali, sono inoltre in Sicilia le vendite all’estero dei prodotti provenienti da cave e miniere (- 22 per cento nell’Isola, + 13,8 in Italia), di autoveicoli (- 23 per cento, rispetto al +3,1 del dato nazionale), e il settore manifatturiero dei mobili, crollato nel 2012 del 17,9 per cento, mentre nel resto del Paese ha fatto registrare un lieve aumento dello 0,9 per cento.

Articolo pubblicato il 04 luglio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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